Gli uomini (assenti) che fecero l’impresa

di Graziano Campi |

L’impresa di ieri merita soltanto complimenti. Nella sua analisi, ho pensato di partire da un nuovo punto di vista: quello degli assenti.

Mentre di solito questi sono determinanti per una sconfitta, in questo caso li considero determinanti per la vittoria. Senza nulla togliere alla sua carriera, in determinate partite l’assenza di un campione permette situazioni tattiche insolite che fanno saltare gli equilibri, come è successo, a mio avviso ieri.

Ecco i grandi assenti di ieri, tutti meritevoli di lodi per capacità e impegno, che ieri hanno contribuito a fare l’impresa:

Mehdi Benatia: se ne è andato perché giocava poco. Ieri sera sarebbe stato titolare in una difesa a tre. La sua assenza ha permesso ad Allegri di sperimentare Emre Can nel ruolo in cui in passato provò, senza successo, Lemina e Sturaro.

Mattia De Sciglio: con lui, Cancelo sarebbe stato spostato a sinistra, con Spinazzola in panchina.

Alex Sandro: se non fosse stato squalificato, Spinazzola non avrebbe martellato il terzino destro dell’Atletico, impedendo ogni ripartenza dei madrileni. Discorso diverso da quello di De Sciglio: non è detto che Cancelo a sinistra non avrebbe fatto altrettanto meglio.

Andrea Barzagli: è il talismano di Allegri, l’uomo dell’ultimo quarto d’ora, quando ai suoi chiede di arretrare e gestire il risultato. Da un paio d’anni, questo non ha portato fortuna: il cambio Dybala-Spinazzola rappresenta un unicum rispetto alla storia dei cambi di Allegri in gare con quel particolare tipo di risultato.

Sami Khedira: la Juve ha giocato con un 3-4-3, mascherato da Emre Can spesso in linea con Bonucci e Chiellini e Ronaldo, Mandzukic e Bernardeschi liberi di svariare davanti. La linea composta da Cancelo, Pjanic, Matuidi e Spinazzola ha dato dinamismo e rapidità, garantendo aggressività e possesso palla alla Juventus e facendo saltare gli equilibri del centrocampo spagnolo.

Douglas Costa: mentre Cuadrado sarebbe stato in grado di fare entrambe le fasi discretamente, divenendo un esterno di centrocampo completo, il brasiliano è prettamente offensivo. Bernardeschi, Cancelo e Spinazzola hanno incarnato il prototipo di esterno di centrocampo che serviva per questa partita, capace di saltare l’uomo, correre e aggredire in mezzo al campo.

Thomas: il ghanese è fondamentale per Simeone, che ha solo quattro centrocampisti di ruolo. La sua squalifica ha costretto il Cholo a schierare un Lemar imbarazzante in fase di contenimento.

Diego Costa: al termine del primo tempo, Morata spreca un’occasione più unica che rara. L’ispano-brasiliano, che all’andata sprecò un’occasione d’oro, è solitamente letale in queste occasioni. Morata si conferma un pulcino: per le squadre di Simeone servono huevos, non pollitos.

Massimiliano Allegri: quello che vuole gestire e difendere. Ieri ha lasciato spazio a un Allegri che non ha nulla da perdere, uno tra i migliori allenatori al mondo quando si tratta di giocare per vincere. Curiosità: Allegri sbaglia spesso la gara di andata degli ottavi di finale. Vittoria risicata 2-1 a Torino contro il Borussia Dortmund nel 2015, pareggio 2 a 2 a Torino contro il Bayern nel 2016, bene contro il modesto Porto nel 2017, male contro il Tottenham nel 2018, 2 a 2 a Torino. Tre volte su quattro si è riscattato giocando all’arrembaggio nella gara di ritorno. L’unica volta che è andata male, in Germania, dopo un primo tempo all’assalto, la squadra si arroccò in difesa. La Champions League è di chi osa e attacca.

Un nuovo tecnico: prima della sfida di ieri sera, la maggioranza dei tifosi invocava un cambio tecnico. Andrea Agnelli ha confermato Allegri.