La storia bianconera di Sturaro, chiamala se vuoi illusione

di Silvia Sanmory |

Di Sturaro ricorderò lo sguardo feroce che cambiava di mese in mese – uno che si sarebbe ammazzato per la maglia – poi il rapporto con il pallone che cambiava di mese in mese, quindi il ruolo che cambiava di mese in mese. Fino alla sparizione. Ed è un 1993 come Dybala”.

(Luca Fausto Momblano)

Il mio primo “approccio” con Stefano Sturaro risale ad una trasferta contro il Milan e, a dirla tutta, non è stato molto positivo.

Ero al tavolo di un ristorante con un amico che, terminata la scarpetta nell’intingolo dell’ultima portata, alza gli occhi dal piatto, mi guarda estatico e soddisfatto ed esclama: “Dopo un pranzo del genere stasera va bene anche Sturaro in campo”.

Un’esternazione che in seguito avrebbe corroborato la mia idea che la storia di Sturano con la Juventus è la storia di un’illusione, di quelle toste che vivono i sentimentali.

Il centrocampista di Sanremo, con la vocazione del campo di corolle (voleva diventare floricoltore)  poi convertita in chiamata dal campo da calcio, arriva da noi nel gennaio del 2015; nel Genoa discreto, il suo palmares comprende un quasi gol contro la Fiorentina, anzi, un gol propiziato da un suo tiro che sbatte prima contro il palo e poi sulla testa di Tatarusanu che mette in rete.

I primi tempi Allegri lo relega in panchina, ma Sturaro dimostra abnegazione in allenamento, maturità, determinazione e spirito di squadra da guadagnarsi sei partite da titolare nelle ultime otto di campionato, con ottime prestazioni.

Ma una cosa è il Campionato, altra la Champions, competizione nella quale Stefano ha giocato appena tre minuti nell’andata contro il Monaco; tra lo stupore diffuso, mister Allegri lo schiera titolare nella semifinale contro il Real Madrid del 5 maggio 2015. 

Ma ancora più sorprendente è il risultato di quell’azzardo, di quell’atto di fede.

Al minuto 41’, risultato fermo sull’1-1 (Morata e Cr7), i blancos sempre più pericolosi che spingono i bianconeri nella trequarti difensiva, James Rodriguez sbaglia una traversa del sicuro 2 – 1, quasi difficile da credere visto che il colombiano è capace di colpi ben più complicati.

Ad ostacolare il vantaggio del Real è la grinta di Sturaro, che scala alla perfezione sulla diagonale e sporca al colombiano il colpo di testa che avrebbe gonfiato la rete, deviandolo con il piede.

 

Una deviazione provvidenziale che ridesta la Juventus. Ad inizio ripresa infatti Tévez riporta avanti la Juve su rigore: 2-1. Buon risultato che, difeso con successo al ritorno al Bernabeu, significa finalissima. Si va a Berlino, tra gli abbracci e l’esultanza generale.

Sturaro e la sua grande prova rimbalzano sulle testate dei quotidiani sportivi, si rincorrono frasi del tipo “sempre al posto giusto nel momento giusto”, “ha una grande personalità”, “grande merito di essere riuscito a calarsi in una nuova realtà diventandone protagonista”, “ventenne che sembra un veterano”, “decisivo”, “impregnato di filosofia Juventus”.

Stefano continua a giocare bene anche nel finale di stagione, è accreditato come prima riserva dietro Pirlo, Vidal, Pogba e Marchisio; lecito dunque aspettarsi dal nuovo arrivato ulteriori guizzi di genio, tecnica e concentrazione.

Attendersi per lui un futuro da pilastro juventino. 

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E invece no, le attese rimangono prive di consistenza reale. Illusioni, appunto.

L’illusione ha inizio la stagione successiva, con il gol segnato nell’andata degli Ottavi di Finale di Champions contro il Bayern Monaco.

 

E invece la sua tecnica risulta sempre più approssimativa, i suoi passaggi spesso imprecisi, altri sbagliati del tutto e in più patisce diversi infortuni. L’involuzione di Sturaro può avere molteplici cause, tra le più avvalorate l’aver patito la partenza dei colleghi di reparto più tecnici come Pirlo e Vidal o la gestione allegriana che non dà compiti tattici molto schematici ed è forse meno adatta ad un calciatore più fisico che tecnico come lui.

Che è un professionista serio, cresciuto nella Primavera del Genoa e che in passato ha dimostrato di non demordere nonostante una carriera funestata da infortuni ed iniziata con guai fisici ai piedi, risolti con una duplice operazione che lo ha costretto ad un anno sulle stampelle, lontano dal campo da calcio.

Ceduto l’estate scorsa dalla Juve a titolo temporaneo allo Sporting Lisbona, in Portogallo non è mai sceso in campo a causa della sua lungodegenza da ennesimo infortuni.  Ci chiediamo oggi se Sturaro potrà ritrovare lo smalto di un tempo e tornare ad essere un calciatore credibile. Risposta che lasciamo agli altri, oltre che ai posteri.

Eppure, caso anomalo, il nostro astro mancato è l’acquisto più costoso della storia del Genoa (tra l’altro per assicurarsi un calciatore attualmente infortunato): 18 i milioni sborsati dal club ligure ai bianconeri, che lo hanno ceduto a titolo definitivo.

Sotto questo aspetto più che di illusione si tratta di concretezza, se vogliamo metterla sul venale…

Dunque Stefano grazie di tutto.

E buona fortuna.