Una stagione straordinariamente normale

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E’ un bellissimo campionato, con l’amata Juventus ancora protagonista.

Cosa per nulla scontata per chi veniva da sei anni di trionfi (e qualche dolore) che ci siamo goduti in pieno tutti quanti noi tifosi, persino quelli un po’ brontoloni e mai soddisfatti. C’è una corsa scudetto appassionante, e una rivale che perlomeno sul campo si sta dimostrando degna.

Molto meno degno è come sempre, ahimè, tutto il contorno, fatto di discussioni arbitrali create ad arte, di altre occultate o minimizzate di proposito, scansamenti, di giornali e giornalisti quotidiani ormai senza alcun freno che non esitano a coinvolgere persone comuni nel calderone delle polemiche additandole alla pubblica gogna come se fossero criminali, o altri che reputano normale che anche nel calcio e nella giustizia sportiva si assista a quel deprecabile fenomeno delle veline uscite dalle procure e sbattute in prima pagina in anticipo, in barba ad ogni regola professionale e civica.

Ma è un campionato bellissimo, dicevamo. Nonostante tutto, e con una rivale all’altezza: il Napoli di Maurizio Sarri, l’erede di Arrigo Sacchi secondo molti opinionisti. Una squadra che gioca un buon calcio, con 2-3 giocatori al di sopra della norma e qualche altro onesto mestierante del pallone che però, come accade spesso nel calcio, messo nel contesto giusto riesce a rendere ben oltre le proprie qualità tecniche. Ne sappiamo qualcosa anche noi juventini che abbiamo adorato più volte questo tipo di calciatori fin dai tempi di Torricelli, finendo con l’ultimissimo Padoin.

Un Napoli esaltato, definito eccezionale, da far vedere nelle scuole calcio, che a detta di quasi tutti sta facendo una stagione straordinaria. E qui parte la mia perplessità. La domanda sorge spontanea, o quasi: ma se il Napoli sta facendo una stagione straordinaria, come dobbiamo definire quella della Juventus, che oltre ad essere ad un solo punto di distanza in classifica, è ancora pienamente in corsa sia in Champions League che in Coppa Italia?

Non ci sarebbero aggettivi possibili, considerato che questa è un’annata che segue altre sei giocate a livelli eccezionali e cariche di vittorie. Chiunque abbia praticato uno sport anche magari solo a livelli dilettantistici, come per esempio la sottoscritta, sa che per eccellere non c’è bisogno soltanto di una preparazione atletica e tattica adeguata, ma è necessario avere dentro di sé quel quid in più che ti spinge a fare sacrifici, a restare concentrato mentalmente, sul pezzo come si usa dire in questi casi.

I nostri ragazzi, veterani e nuovi arrivati, ci riescono da sei anni. E penso sia una cosa straordinaria, che raramente vediamo accadere nello sport professionistico, dove anche squadre con campioni incredibili come Real o Barcellona di questi anni non sono riusciti a fare. Un’impresa che poche volte viene sottolineata dai media, e da tanti nostri tifosi, spesso e volentieri critici verso la società e soprattutto nei confronti dell’allenatore. Ho sentito definire la stagione della Juventus (finora) come “normale“, quasi da livello minimo sindacale, perché l’ampiezza della nostra rosa, effettivamente forte e di qualità, dovrebbe portare necessariamente a competere e possibilmente vincere tutte e tre le competizioni a cui partecipiamo. Trovo sia un discorso senza senso.

Ci sono state molte Juventus con una rosa ugualmente eccezionale, come ad esempio quella della gestione Capello, che hanno ottenuto risultati inferiori, soprattutto a livello europeo. Anni in cui la Coppa Italia per esempio veniva completamente snobbata con molto rammarico. Oggi questo non accade, la Juventus gioca realmente tutte le competizioni per provare a vincerle o quantomeno tentare di arrivare fino alla fine.

Le finali di Champions perdute, per le quali siamo stati oggetto di sfottò tragicomici da parte di tifoserie che magari questa competizione non l’hanno mai vista giocare dalla loro squadra del cuore, sono in realtà dei momenti esaltanti per come sono arrivate, con partite eccezionali giocate contro squadre e fuoriclasse che hanno segnato questo decennio di calcio europeo. Messi, Ronaldo, il Bayern del triplete. Io ho vissuto a pieno ogni gara, ogni vittoria, ogni gol, e persino le due finali di Berlino e Cardiff, perché al di là del risultato, sono date che noi tifosi ricorderemo per sempre. Memorabili, nonostante la sconfitta. Con la possibilità di riprovarci ancora una volta. Tutto questo andrebbe esaltato e non considerato normale, scontato, facile.

Qualche tifoso juventino farebbe a cambio tra la nostra stagione e quella del Napoli, indipendentemente da cosa accadrà da qui a maggio? E’ come voler cambiare il tuo unico fustino di detersivo X con tre della marca Y. Io avrei detto subito di si. E sarei stata inesorabilmente cacciata via dal set, ma vuoi mettere la soddisfazione e l’orgoglio di giocartela ovunque #finoallafine?

 

di Marina Russi