Una stagione di calcio in tv

di Nino Flash |

Chi ha vinto il campionato di “calcio in tv”?
La stagione del calcio in tv ha chiuso da poco i battenti, almeno per quanto riguarda le competizioni per club. È giunto quindi il momento di tirare le somme, non solo intese come meri dati di ascolto.
Premessa – Non c’è dubbio che l’annata  appena trascorsa sia stata attraversata da eventi e avvenimenti extra campo che hanno suscitato clamore, interesse, sorpresa e anche dolore. Dalle innumerevoli questioni legate al covid-19 (tamponi, protocolli, contagi, asl, nazionali) che hanno trovato il loro apice nell’infinita Juve-Napoli, all’affare Superlega, passando per i lutti di Maradona e Pablito Rossi. Il campo poi ha consegnato alla storia della Serie A un torneo che ha interrotto il quasi decennale dominio bianconero e ha visto in vetta il passaggio di testimone (in corsa) tra milanesi rossoneri e nerazzurri. Straordinariamente appassionante anche l’epilogo per la zona Champions, che ha potuto sancire le posizioni dalla seconda alla quinta classificata solo all’ultimo turno.
La premessa è per dire che nel 2020/21 certamente non sono mancati temi da analizzare ed emozioni da raccontare. Eppure il riscontro in termini di ascolti tv non è stato positivo per diverse e storiche trasmissioni di approfondimento calcistico.
NOVANTESIMO MINUTO
Col passare degli anni, aumentando lo “spezzatino” della Serie A, ossia con sempre meno partite alle ore 15 della domenica (e raramente di cartello), la storica trasmissione che fu di Paolo Valenti ha virato spesso su argomenti extra campo, ma non sempre in maniera efficace. Dal “caso Suarez” protagonista di molte puntate ma poi risoltosi in una bolla di sapone, al caso Juve-Napoli, all’occasione sprecata dell’intervista ad Orsato (molto più riuscita quella dell’arbitro Aureliano a TopCalcio, link youtube). Inutile tacerlo, spesso si è trattato di giornalismo con tesi precostituite, a senso unico e senza contraddittorio. Alla lunga il pubblico si è allontanato da questo modo di fare calcio in tv e la stagione 2020/21 di 90º minuto si consegna agli annali più per i record negativi che quelli positivi, con ripetuti minimi di share intorno al 3,6%.
TIKI TAKA
Sinceramente si è capito poco di questa mal riuscita operazione di maquillage, realizzata da un Piero Chiambretti poco ispirato, chiamato l’estate scorsa direttamente da Piersilvio Berlusconi (come dichiarato a TvTalk da Chiambretti stesso) a modificare quasi geneticamente un format che negli anni, sotto la conduzione di Pierluigi Pardo, era diventato quasi un brand di Mediaset, ossia un prodotto televisivo molto riconoscibile, che portava avanti l’idea di un equilibrato mix tra intrattenimento e calcio.
La versione chiambrettiana di Tikitaka ha ridotto le discussioni di campo preferendo dare spazio alla passerella, al costume. Voli pindarici in cui il calcio è stato solo uno sfondo, un link. Ma da Chiambretti non ci si poteva aspettare che questo. Un dubbio rimane: per quale motivo sia rimasto il nome TikiTaka, visto che il sottotitolo La Repubblica Del Pallone sarebbe stato più aderente allo stile del già conduttore della Repubblica delle Donne.
Forse a Mediaset pensavano che con lo stesso nome avrebbero catturato lo stesso pubblico della gestione Pardo, che si era assestato su una media dell’8% di share. Invece si è prodotto l’effetto opposto: gli spettatori abituali di Tikitaka non l’hanno più riconosciuta, sono stati spiazzati e la perdita iniziale di spettatori non è mai stata recuperata, permanendo uno share intorno al 4,5%.
SKY CALCIO CLUB
Come prevedibile l’ingresso di Sandro Piccinini ha spostato l’asse della trasmissione più verso la conversazione che verso l’analisi, un po’ a scapito di quegli approfondimenti tecnico-tattici che rendevano il Club lo spazio più attento a quello che succede in campo. Così le discussioni hanno talvolta ceduto il passo ad una polemica quantomeno accennata, cosa alquanto inusuale per la rete. L’intervista post-partita agli allenatori (circa 10 minuti ciascuno) si è confermato il segmento più interessante, forse dell’intero weekend. Nelle ultime puntate, dopo l’acquisizione dei diritti da parte di Dazn, si è percepito un certo clima di smobilitazione, rappresentato da un Caressa un po’ demotivato con l’avvicinarsi della calata del sipario.
LA DOMENICA SPORTIVA
Ha retto bene lo storico programma targato Rai, mantenendo la propria identità e confermandosi punto di riferimento del calcio parlato. Un classico che non va mai fuori moda e che si è giovato della sobria e impeccabile conduzione di Jacopo Volpi. Gli ascolti hanno premiato questa linea di continuità, toccando punte di share del 10%, pur in assenza di lampi o momenti memorabili.
PRESSING
Unico appuntamento di Mediaset dedicato agli highlights e ai commenti della giornata. Pur essendo collocato a tardissima ora, ha saputo catturare un discreto pubblico, ottenendo ascolti spesso migliori di TikiTaka, che occupa la stessa fascia oraria e sul quale la rete ha investito molto (grandi mezzi e promo). A testimonianza del fatto che un format low-cost, quale è Pressing, può avere la meglio su un ricco show popolato da urlatori e signorine discinte. Ha funzionato bene il duo padrone di casa: a Sandro Sabatini, e a quel suo fare toscano, il compito di accendere l’interesse sui temi e interagire più attivamente con gli ospiti; a Giorgia Rossi il merito di aver saputo creare e mantenere un clima sereno tra gli ospiti, anche nelle giornate più controverse.
Si può quindi concludere che nell’anno senza pubblico negli stadi (e negli studi tv), in cui le costrizioni negli spostamenti imposte dal coprifuoco avrebbero dovuto produrre numeri maggiori del passato in termini di audience, evidentemente qualcosa non ha funzionato nel rapporto tv-utente.
Quello che si può escludere è che il calcio interessi meno di prima. I 14 milioni di telespettatori per Italia-Turchia e Italia-Svizzera lo dimostrano. I broadcaster dovrebbero forse fare una seria riflessione su come da anni ci raccontano il mondo del pallone.

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