Una rosa costruita al di sopra di ogni esperimento

di Simone Navarra |

Che cosa è il Carpi? Che cosa significa giocare l’ultima partita dell’anno a mezzogiorno? Quanto è difficile tenere concentrata la squadra quando già mogli e fidanzate hanno le valige pronte per le vacanze di Natale? Dove trovare l’energia necessaria? Dopo 6 vittorie consecutive, dopo l’affermazione in Coppa Italia con il Torino, dopo la cena sociale con pacche sulle spalle e promesse di rinnovo? I calciatori professionisti devono trovare la forza quando le gambe sono da un’altra parte. Quelli della Juventus hanno un impegno suppletivo che è affermarsi contro qualcuno che non aspetta altro da tempo. A Carpi, due passi da Modena, ci sono Borriello e Zaccardo, e un gruppo di ragazzi più o meno giovani con fame e voglia di fare. Poi certo guardi verso la panchina e vedi il signor Castori, uno che conosce il calcio come pochi ed è arrivato al palcoscenico che conta sicuramente tardi, perché senza santi in paradiso e con la “provincia dentro”, come direbbe il poeta.

A quelli che hanno vissuto quell’anno infame, della Juve in serie B, il mister se lo ricordano bene. Allenava il Cesena e ci mise in difficoltà: una vittoria a Torino (2-1) e un pari in Romagna (2-2). Il Castori che rivediamo dopo quasi 10 anni è allenatore con i suoi punti forti e quell’anima che appartiene al calcio di un tempo, quello dei Castagner e Mazzone, di Marchesi e Bersellini, con il suo alfiere più grande sicuramente in Trapattoni. Dato che non si dimentica è certamente quello del tifo di Castori per la Vecchia Signora, quella passione di gioventù che non è servita a molto per far carriera, ma che lo distingue da tanti, perché con coraggio ha detto la sua e spiegato chi era.

Il Carpi è certamente Marco Borriello, uno che aiutò non poco la prima Juve di Conte a conquistare lo scudetto, un centravanti che se non avesse avuto tutto quel che ha forse si sarebbe potuto imporre in modo diverso e più importante. Il prezzo del cartellino, la faccia da fotomodello, gli atteggiamenti e le spasimanti, hanno chiuso il cerchio. Mettendo Borriello in un angolo, lontano da Nazionale e vittorie. Lo scudetto con la Juventus è allora forse uno dei pochi trofei veramente suoi, e che lo ricordano nei video e nelle battute, nel giocare adesso lontano da Torino, per colpa di nessuno. Carpi è anche una di quelle partite dove sarebbe bello vedere quei ragazzi con meno minuti nelle gambe e qualcosa da dimostrare. Ma la rosa costruita da Marotta-Paratici è al di sopra di ogni esperimento, diciamolo qua che altrimenti non si ascolta da altre parti. Una quarta punta come Zaza od un rimpiazzo di centrocampo quale Sturaro, è roba di lusso, da stropicciarsi gli occhi. Non so che fine farà questa compagine divertente e forte, di sicuro ha retto gli urti e capito che si deve contare su qualche vecchietto e dare fiducia a chi se la merita.