C’è una Juve senza Mario

C’è e c’è sempre stata una Juve senza Mario. Una vecchia signora più elegante e meno maschia, più palla terra e meno aerea. Non si scopre certo dopo il derby ma anzi, che la Juventus sia una squadra metamorfica è già sotto gli occhi di tutti. Dal 4-2-3-1 contro gli Spurs al 4-3-3 classico, fino alla fortezza 5-3-2 nei momenti in cui la gara lo richiede. Una regola che comprende non solo la chiave tattica, ma che si riversa anche nella scelta degli interpreti.

C’è una Juve senza Mario che può essere anche meglio di quando Mario c’è, ed è per larghi tratti quella vista nel derby. Quella che quando si è letta sullo schermo è sembrata un tetris alla ricerca di un incastro apparentemente difficile da trovare. Eppure, vi svelo, quella del derby era una formazione molto meno sorprendente di quella scesa in campo contro il Tottenham. Di una semplicità e di una pragmaticità quasi dilettantesca e didattica. Sturaro lì, dove deve stare, senza reinventarlo ala, centrocampista esterno o addirittura terzino. Alex Sandro con libertà di spingere e di arrivare sistematicamente sul fondo (che è la cosa che sa fare meglio o no?) e Douglas Costa che parte a destra (alleluia!) prima dell’infortunio di Higuain. Prima dell’acciacco del Pipa, insomma, non c’è nessuno trasposto in una zona del campo che non gli competa per natura. Nessun adattamento e nessuno sforzo mentale per un’invenzione o uno stravolgimento tecnicotatticodistace**a.

C’è una Juve senza Mario dove i terzini fanno i terzini e le ali le ali; dove le elucubrazioni mentali debbono essere lasciate agli altri e la ricerca della valle incantata a Piedino e ai suoi compagni. Che poi non importa essere spettacolari, questo lo sappiamo, ma neppure essere innovativi. Contano i tre punti, a costo di essere scolastici e senza la necessità di voler sorprendere l’avversario con mosse a sorpresa e azzardate. Questo ci insegna la Juventus dell’Olimpico, che nei momenti duri si possa semplicemente far valere la propria manifesta superiorità.

C’è una Juve senza Mario, c’è eccome. Qualcuno se la immagina, a Wembley?