Una Juve “Pirliana”, tutto ciò che MAI ci saremmo aspettati da Allegri

di Gianlorenzo Muraca |

L’ennesima battuta d’arresto della Juve di Max Allegri arriva a Venezia, ancora contro una squadra della parte destra della classifica, con un risultato (1-1) che riecheggia preoccupantemente le frenate dello scorso anno (le famose trasferte di Benevento, Crotone, ecc.), che a Pirlo erano costate la panchina e alla Juve stavano costando il posto in Champions, salvo un improbabile riesumazione giunta in nostro soccorso dall’antico Egitto.

Partiamo da un assunto: il pari di sabato è stata una mazzata, senza “se” e senza “ma”, vuoi per la fiducia del momento (3V di fila e altrettanti cleen-sheet), vuoi per l’avversario (inferiore), vuoi per la classifica (già compromessa).

Al di là di ogni valida considerazione legata al percorso decisionale e progettuale che ci ha condotto qui (meritevole di approfondimento, ma non oggetto di quest’articolo), la pancia del tifoso si è scagliata, inevitabilmente, contro l’allenatore.

Le argomentazioni sono le solite (“squadra senza idee“, “non c’è gioco“, “calcio di vent’anni fa” e così via.), talvolta superficiali e approssimative, ma comunque idonee a descrivere un atteggiamento rinunciatario che si è osservato per larghi tratti in alcune partite della stagione. Temo, tuttavia, che il punto non sia questo, o che almeno lo sia solo in parte.

Mi spiego: Allegri è un allenatore che ha determinate caratteristiche (magistralmente descritte da Sandro Scarpa in un pezzo di qualche mese fa, di cui vi lascio qui il link: https://www.juventibus.com/cosa-sbaglia-chi-critica-allegri/). Tutti auspicavamo che, magari, si fossero rinnovate, evolute, ampliate, ma di base le conoscevamo bene ed è su quelle che facevamo affidamento. Nessuno (sano di mente) poteva aspettarsi che con Allegri si dominassero le partite per 90′ min, che si vincesse sempre con 4 gol di scarto, che Morata diventasse capocannoniere o che ci fosse uno spartito offensivo chiaro e meccanicizzato, perchè non sono cose che rientrano nelle sue caratteristiche e non sarebbe ragionevole aspettarsele (o addirittura pretenderle).

Al contrario, era lecito attendersi l’acquisizione di un certo tipo di mindset, non veder più giocatori svagati, svarioni difensivi, ingenuità clamorose in partite cruciali, punti buttati con le piccole, ecc. In altre parole, ci aspettavamo di NON rivedere “pirlate” (altrimenti tenevamo Pirlo, no?). Ed è proprio per questo che il pareggio col Venezia lascia interdetti, perchè sono quei punti che l’anno scorso lasciavamo per strada e che quest’anno ci aspettavamo di portare a casa.

Allegri è stato chiamato per vincere QUESTE PARTITE ed è proprio in queste che la squadra sta steccando, con incredibili analogie rispetto alla Juve di Pirlo. Ciò che preoccupa maggiormente è il fatto che non sia ancora riuscito a trasmettere alcuni principi che sono imprescindibili nel suo modo di intendere il calcio, sui quali ha fondato la sua grandezza, non che non ne abbia trasmesso degli altri (pur sacrosanti) che non gli appartengono. È da questo punto di vista che avrebbe senso criticarlo, è da qui che si potrebbe far partire ogni ragionamento legato alla scelta di richiamarlo, pur prematuro e suscettibile (auspicabilmente) di smentita nei prossimi mesi.