Una Juve europea libera da catene

di Sandro Scarpa |

Cinque spunti su Manchester United-Juventus

 

1. DESTINAZIONE PARADISO

Primo tempo da lectio magistralis, titolo: “Grande Squadra Domina in Stadio Storico“. Secondo in totale controllo. Una sola azione sporadica concessa (proprio lui: Paul Pogba!) e il primo tiro dei temuti Martial-Lukaku-Rashford al 89°: carezza per Szczesny, inoperoso come mai.

Si va oltre la piacevolezza del gioco, l’orgoglio del dominio, la consapevolezza della solidità. Solleticano i margini, tanti, palpabili, evidentissimi. In quegli ultimi o penultimi errori al limite dell’area, la capacità di armare Ronaldo da raffinare, in quei cali di gioventù di Cancelo e Bentancur (i migliori?), quel doppio vantaggio non raggiunto. Benissimo così: le imperfezioni, i granellini negli ingranaggi, il cinismo lacunoso. Considerando il classico diesel fisico delle squadre di Allegri e la “rivoluzione lenta” nel controllo del pallone, se fossimo già perfetti ora al 23 ottobre sarebbe un male, forse.

 

2. NON E’ LA JUVE DI RONALDO

Vinto a Valencia senza l’uomo più decisivo (di sempre?) in CL, scippato fisicamente dal campo. Vinto, ovvio, la seconda senza di lui. Ieri Cristiano c’era. Evidente. Sull’erba, nel tunnel, nei cuori, nella storia, nei flash. Quando c’è si sente. E’ entrato, come col Napoli ma “meno che col Napoli“, nel gol, in fascia “Manchester Old Style” a incrinare la scolastica difesa di Mou. “E’ il miglior centravanti senza esserlo, quando è in area va servito, quando esce dobbiamo entrarci“, come Cuadrado e Dybala che vanno sul suo cross, per lo 0-1.

Non è ancora (mai lo sarà?) la “Juve DI Cristiano“, ma è palese sia la “Juve CON Cristiano“. Capisci che non hai da invidiare UN giocatore alle altre, sai di avere UN giocatore in più alle altre. Si gioca a tratti CON lui e a sprazzi PER lui, ricerca di incastro che potrebbe sprigionare luce potentissima. Intanto lui sa cosa fare e quando e dà perfino una mano (leggera) al non possesso. 5 gol in 10 gare, miracoli dei portieri, legni, ieri De Gea stratosferico. E’ sotto media. La raggiungerà

 

3. FAVORITI O CONSAPEVOLI

Per Marca (e tanti altri) la Juve è la più forte al momento, più solida, duttile, la migliore, difende come nessuno, gioca da padrone, vince senza dubbi e incertezze. Siamo stati così tante volte scottati che è facile snobbare questo titolo provvisorio; al contempo lo indossiamo bene, non ci fa piegare le gambe ma ci dà una spinta in più, ci piace fregiarcene in modo serio. Essere favoriti dopo anni di ascesa, trionfi e delusioni, è un premio, un riconoscimento che ci siamo cercati, conquistati e che non pesa. Sappiamo di non essere soli, non ancora. Sappiamo di essere più forti di quelle incontrate, questo sì, e i più forti vincono, senza mezze misure. Sappiamo anche la sottile differenza tra essere favoriti ed essere vincenti.

 

4. ALLUNGARE

Dalla 8° alla 12° si allunga la classifica“. Ora che siamo primi (basta una manciata di punti) nel girone, la Juve può tornare ad accelerare in A, sgranare la classifica e attuare il proposito di un campionato moribondo, non troppo vivo da destare preoccupazioni, né troppo morto da allentare la tensione in vista della fase calda di CL. Empoli, Cagliari, prima di incrociare di nuovo Mou, per chiudere il girone senza pressioni e con mezzo sguardo alla trasferta col Milan, ultima di questo blocco partito con Bessa.

 

5. SENZA CATENE

Abbiamo spesso esaltato la nostra duttilità, la capacità di essere tecnici e palla a terra contro squadre fisiche, di essere fisici palla alta contro squadre tecniche, pazienti nel cercare varchi contro le piccole e  maestri nel chiudere le falle contro chi attacca. Ma qualcosa mancava, anche nei magic moments del 4231, era una Juve che parlava europeo in modo efficace ma maccheronico, l’impronta italiana stonava, anche nelle vittorie epiche (Real, Barca, City, Tottenham, BVB) mischiando arte di arrangiarsi e cucina fusion. Ora no. Ieri no. Il pallone era nostro, rimaneva nostro e palleggiavamo in faccia a Pogba e Matic, nella loro metà campo, anche per un’ora dopo il vantaggio, con Rashford e Martial a fare i terzini. Un’italiana che parla europeo in modo fluente e audace, meglio di qualsiasi altra, con i vecchi lacciuoli rotti, spezzati. Quelle catene che ci siamo tolti di dosso sul mercato, con Cancelo, Bonucci, Emre Can e, naturalmente, Cristiano, ma anche tenendo Sandro, Pjanic e Dybala; quelle catene spezzate dai discorsi di Agnelli e Allegri sul vero obiettivo di quest’anno. Quelle catene distrutte dal nuovo gioco di possesso palla e possesso spazi.

La Juve ha la leggerezza ponderosa di chi vola perché sa bene come si decolla ma anche come si atterra. Speriamo sia un volo lunghissimo.