Una Juve da amichevole estiva, ma il campionato è iniziato

di Mauro Bortone |

Confusa e infelice. Si riscopre così la Juventus rientrata dallo trasferta dello Scida con un pareggio che sa di giro a vuoto. Ci sono le attenuanti, d’accordo, dalle assenze importanti alla squadra in costruzione e ai pochi allenamenti per preparare la sfida, ma dai bianconeri era logico aspettarsi di più a prescindere.

La prima sensazione è quella di una squadra che tende subito ad allungarsi e a perdere le distanze nel campo, senza avere la compattezza necessaria della squadra solida che concede poco all’avversario e indirizza la gara. Troppe situazioni simili alla trasferta dell’Olimpico, con la differenza di un avversario con meno qualità tecnica e quindi meno letale nelle occasioni che i bianconeri gli lasciano.

La seconda sensazione è stata quella di una Juve sterile, tornata poco incisiva in attacco dopo l’ottima prestazione contro la Sampdoria e la significativa reazione contro la Roma: per larghi tratti è sembrato di rivedere la squadra dello scorso anno che, in alcune partite, non sapeva esattamente cosa fare, perdendosi nel possesso palla a centrocampo senza cercare di verticalizzare o portare uomini in area e finendo per non dare la percezione necessaria di pericolosità sino ad affidarsi per lo più alle intuizioni dei suoi gioielli, Ronaldo e Dybala. Senza Ronaldo e Dybala e col solo Morata a guidare l’attacco quella sensazione di pericolosità si è ri-materializzata. Due appena i tiri nello specchio della porta difesa da Cordaz e poche le occasioni degne di nota a confermare la serata poco felice.

La terza sensazione è quella di una squadra con ancora poca corsa, intensità, capacità di cambiare i ritmi e i tempi della gara, soprattutto quando gli avversari hanno gamba come capitato contro il Crotone: fa specie vedere come Junior Messias, da solo abbia saputo mettere in difficoltà un intero reparto.

La terza sensazione è quella del work in progress, dove però anche la retorica del Pirlo “maestro” rischia di ritorcersi contro l’allenatore juventino: se la squadra è in costruzione lo è anche il suo mister e, vista l’emergenza di uomini e le assenze importanti, la scelta di un undici iniziale con due under 23 e con costanti richieste di cambio di posizioni in attacco soprattutto tra i più giovani in campo, privandoli di necessarie certezze e confidenza col ruolo, sono sembrate idee e prove da partita precampionato.

Il problema è che non era un’amichevole e che il campionato è già iniziato, al netto di giustificazioni e assenze. Non solo: c’è chi corre e ha più sicurezze di questa Juve e, pur volendo dare il tempo necessario al progetto di rinnovamento, alla Juve c’è la regola di non attendere troppo per la realizzazione piena di questo cantiere. Arriva già la Champions dove il livello degli avversari si alza e dove le incertezze si pagano care. E c’è l’obiettivo decimo che, però, non permette troppi giri a vuoto.


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