Un Triennio in Coppa Italia

Non la si vinceva da venti stagioni, dai tempi del primo ciclo di Marcello Lippi, quando la formula era ancora quella vecchia e ciascun turno, finale compresa, si componeva sia della gara di andata che di quella di ritorno. A farne le spese il Parma di Nevio Scala, battuto in entrambe le sfide, che proprio nella seconda metà degli anni ’90 ha vissuto l’epoca migliore della propria storia. Era la nona affermazione per la Juventus che, come per gli scudetti, anche in tema di Coppe Italia in bacheca guardava tutte le formazioni del bel paese dall’alto in basso. Poi il buio. Un buio (il riferimento, ovviamente, è alla sola coppa di lega) durato ben due decenni, nei quali la Vecchia Signora ha visto festeggiare più o meno tutte le proprie rivali (tre volte la Roma, quattro l’Inter, una Milan e Vicenza, addirittura cinque la Lazio, due Napoli, Parma e Fiorentina).

Sembrava una maledizione, con qualche finale persa e questa decima Coppa Italia che proprio non ne voleva sapere di prendere la via di Torino. Poi, con l’arrivo di Allegri, tre successi di fila, accompagnati, peraltro, dalla vittoria del campionato di Serie A. Mai nessuno, fino a quel momento, nella storia del calcio italiano aveva vinto più di due volte consecutive la Coppa Italia. La Juventus è andata ben oltre, stabilendo un record (tre “double” consecutivi) di mastodontica portata. Tre affermazioni quasi sorprendenti per le modalità con cui sono arrivate, con un’imbarazzante manifestazione di superiorità tecnica e gestionale.

 

COPPA ITALIA 2016/17

 
 

 
 

E se nelle prime due circostanze qualche difficoltà è stata incontrata, l’ultima, quella della scorsa stagione, è arrivata praticamente sul velluto, profondendo il minimo sforzo, nonostante tutte le avversarie, fin dagli ottavi, siano state di livello. A Torino sono arrivate prima l’Atalanta, superata 3-2, e poi il Milan, battuto 2-1, per due confronti simili nel loro sviluppo. La Juventus, imbottita di seconde linee tra difesa e centrocampo, parte forte, aggredisce l’avversario, segna due reti, subendo poi, negli ultimi minuti, la parziale rimonta. Si arriva così alla semifinale contro il Napoli, affrontato tre volte nell’arco di un mese, a causa della concomitante sfida di campionato. L’andata si gioca a Torino. La sblocca Callejon ma la Juve non perde la testa, segna tre gol (doppio Dybala ed Higuain) e ribalta il punteggio (3-1), tra le solite polemiche dei partenopei, inviperiti per la mancata assegnazione di un calcio di rigore per fallo su Albiol. Ad inizio aprile (l’andata è datata 28 febbraio) si disputa la gara di ritorno, tre giorni dopo la sfida, sempre al San Paolo, di campionato. Nonostante il vantaggio di partenza, Allegri sorprende tutti e tra le due “sceglie” la partita di coppa. In Serie A, infatti, la Juventus va a Napoli per pareggiare ed un pareggio ottiene. In coppa, invece, la musica è diversa. A Napoli c’è grande attesa, si respira aria di rimonta ma la Juve si dimostra fin da subito sul pezzo, trascinata da un Higuain in serata di grazia. Alla mezz’ora il Pipita sblocca, il Napoli accusa il colpo e si va al riposo sullo 0-1. La ripresa si apre col pareggio di Hamsik. Poco dopo, però, ancora il Pipita, con un destro rasoterra, spegne le velleità di rimonta partenopee, cui servirebbero altre 4 reti. Il Napoli ci prova e, complice un clamoroso errore di Neto, trova il gol del 2-2 con Mertens. Solo per le statistiche, il 3-2 di Insigne. La Juventus è in finale, dove ad attenderla ci sarà la Lazio di Simone Inzaghi, galvanizzata dall’aver eliminato la Roma. La superiorità bianconera è tale, però, che l’atto conclusivo si rivelerà uno dei meno combattuti degli ultimi anni. All’Olimpico, con la Juventus formalmente padrone di casa, non c’è quasi mai partita, con gli uomini di Allegri avanti di due reti dopo neanche venticinque minuti di gioco. Finisce così, 2-0, una finale praticamente senza storia. Film ben diverso da quello visto due stagioni prima.

 
 

COPPA ITALIA 2015/16

 
 

 
 

Più sofferta rispetto a quella vista precedentemente, la Coppa Italia 2016 viene decisa da Alvaro Morata, le cui reti consentono alla Vecchia Signora prima di superare l’Inter e poi di aggiudicarsi il trofeo, all’Olimpico, contro il Milan. Come di consueto, la partita valevole per gli ottavi, allo Stadium arriva il Torino, non presenta particolari difficoltà. Zaza è indemoniato, segna due gol, rincorre ogni giocatore in maglia granata, portiere compreso, e contribuisce al 4-0 finale, completato da Dybala e Pogba. Ai quarti, i bianconeri sono di scena all’Olimpico di Roma per affrontare la Lazio. La sfida è decisa da Lichtsteiner ma lo 0-1 conclusivo sta stretto ai Zaza e compagni che dominano il match, costruendo e sciupando una valanga di occasioni da gol. Il turno successivo mette la Juventus di fronte all’Inter, che viene a Torino per la partita di andata. Lo Stadium, evidentemente, mette pressione ai nerazzurri, che non entrano mai in gara e vengono annichiliti dai ragazzi di Allegri, che si impongono con un inequivocabile 3-0 (doppietta di Morata e Dybala). Il discorso qualificazione sembrerebbe chiuso e la partita di ritorno una semplice formalità. Il calcio, però, è uno sport meraviglioso anche perché è sempre in grado di sorprendere. E’ così che il confronto di Milano si rivela un’agonia per i bianconeri, scesi in campo scarichi e convinti di aver già sbrigato la pratica. Fin da subito, l’Inter mette sotto una Juve abulica e svogliata. All’82esimo, con i padroni di casa in vantaggio di due reti, Brozovic sigla, su rigore, la rete del 3-0. Il vantaggio è annullato e Perisic sfiora anche la quarta realizzazione ma Neto è prodigioso. Ai supplementari, la Juventus si sveglia, con Morata ha un paio di occasioni colossali ma non riesce a trovare la via del gol. La sofferenza, quindi, si prolunga fino ai calci di rigore, che sanciscono il passaggio del turno della Juventus, grazie al tiro decisivo di Bonucci. I bianconeri se la sono vista brutta, hanno rischiato ma il pericolo è scampato. Anche quello finale si rivela uno scontro difficile e rognoso. La Juventus non pare in serata ed il Milan ne approfitta. I rossoneri appaiono più in palla, giocano meglio e mettono a più riprese in difficoltà i campioni d’Italia. Il punteggio però non si sblocca e le ostilità proseguono fino ai supplementari. A decidere è Morata che sfrutta alla perfezione un cross di Cuadrado. Da segnalare, peraltro, tra i rossoneri la prova maiuscola di Mattia De Sciglio.

 
 

COPPA ITALIA 2014/15

 
 

 
 

Si torna alla prima stagione di Massimiliano Allegri, al quarto scudetto consecutivo, alla prima Coppa Italia e double del ciclo e, da non dimenticare, alla prima finale di Champions League del post calciopoli, quella di Berlino. Per andamento, questa edizione è molto simile a quella 2015/2016, con i primi due turni privi di difficoltà e gli ultimi due ben più impegnativi. Agli ottavi, infatti, la Juventus strapazza per 6-1 il Verona (battuto pochi giorni dopo anche in campionato) ed ai quarti espugna per 1-0 il Tardini, eliminando il Parma. In semifinale, contro la Fiorentina, la Juventus si complica la vita. Allo Stadium, infatti, i viola si impongono 1-2, trascinati da un Salah in serata di grazia. A Firenze si fa grande festa, si pensa già alla finale. Evidentemente, il doppio confronto in Europa League della stagione precedente non ha insegnato niente. Nel ritorno, la Juventus si presenta al Franchi con una valanga di pesanti assenze ma l’uomo della provvidenza si chiama Alessandro Matri, arrivato a gennaio in prestito gratuito dal Milan, preferito a Llorente. Mai scelta fu più azzeccata: è proprio il bomber lombardo a sbloccare la partita ed aprire la strada allo 0-3 finale. La Juventus si dimostra di un altro pianeta e vola in finale per sfidare la Lazio. L’Olimpico è quello delle grandi occasioni ma la partita non è delle più vivaci. La Lazio passa subito con Radu ma viene raggiunta poco dopo da Chiellini. Siamo appena all’undicesimo del primo tempo. Come detto, però, la gara è caratterizzata dai ritmi blandi, di occasioni se ne vedono poco da entrambe le parti. I bianconeri sono sornioni ma i ragazzi di Pioli non ne approfittano. Nella ripresa entra Matri che al 7’ del primo tempo supplementare firma la decisiva rete del 2-1, sentenziando una partita “sporca” (così ama definire Allegri questo tipo di gare) e regalando alla Juventus la prima Coppa Italia dopo vent’anni.