Era un signore, Pietro Anastasi

di Simone Navarra |

Pietro ‘Pietruzzu’ Anastasi è volato via. Su internet è una cascata di foto e di storie in queste ore. Ricordano alcuni suoi goal, la meraviglia delle discese palla al piede, il soprannome ‘Pelè bianco’, i soldi spesi da Boniperti per strapparlo alla concorrenza dell’Inter. E’ una storia conosciuta e amata quella di questo signore un po’ siciliano e altrettanto lombardo, sempre presente nei momenti in cui la Juventus ha avuto bisogno in questi ultimi 40 anni, poco omaggiato dalla critica e dai circoli romani, che lo hanno sempre trattato come solo un ex juventino, uno che non deve esser protetto od amato perché tanto ci pensa casa Agnelli o chi per lei. Questa illusione o promessa di grandezza che sedusse all’epoca Anastasi? Può essere. Perché approdò in una squadra che non era il manipolo pronto a vincere che poi fu costretto a lasciare, proprio per quel Roberto Boninsegna che ha una carriera parallela. Anastasi è la meraviglia di quelle immagini in bianconero, con quella maglia rilucente, con allenatori un po’ stranieri e una voglia di farla finita con gli anni ’60 che avevano premiato Milano e quelle squadre lì. Pietro è volato via e fa male dirlo, scriverlo, ricordarlo da alcune ore. Lo si ricorda nella hall di un albergo, alla viglia dell’inaugurazione dello Stadium, tutto contento dietro quella cravatta con le stelle, la grisaglia d’ordinanza. Salutava i tifosi e si metteva da parte. Si prestava alle foto ricordo e poi svicolava come un astante qualsiasi. Era un signore Anastasi e quelli non lo potranno mai capire. Quelli che comandano il pallone italiano, che dimenticano le stelle della Nazionale e accarezzano solo gli idoli bizzosi, le facce sporche di uno sport meraviglioso. Perché Anastasi è un principe e c’è da star certi che lì tra le nuvole siederà accanto a quelli che in questo tempo l’hanno preceduto. Accoglietelo bene e non dimenticate quello che ha fatto per la maglia e la bandiera che amiamo.