A un piede dalla partita perfetta

di Dario Pergolizzi |

Una vittoria per 3-0 (con supplementari) o 4-1 avrebbe sicuramente consegnato ai titolisti dei principali quotidiani sportivi, italiani e non, l’apertura ideale: La Partita Perfetta. Il fatto che a dieci secondi dalla fine sia stato fischiato il rigore della discordia ha sicuramente contribuito ad attutire il messaggio. Rigore che comunque arriva in seguito ad una inusuale catena di errori: Chiellini si attacca forse troppo prematuramente a Kovacic senza un motivo evidente, lasciando un pericoloso spazio alle sue spalle; Alex Sandro non è tra i due-tre esseri umani al mondo capaci di contrastare una palla aerea a CR7, Benatia è costretto a chiudere in fretta e furia su un Vazquez che sta solo pensando a come non sbagliarlo.

La storia è già marchiata, la sofferenza degli juventini anche. Tuttavia, per quanto sia vero che la gestione dell’emotività è una componente fondamentale in ogni partita, e la Juve in questo ha sempre rasentato l’eccellenza, è sempre lecito lanciarsi in elucubrazioni di carattere tecnico per poter misurare anche col tangibile l’effettiva prestazione di squadra e singoli. E la partita giocata al Bernabeu, pur essendo stata ampiamente tra le migliori prove stagionali di questa Juve ed in generale tra le più positive del ciclo Allegri, più che perfetta è stata perfettibile.

In generale, la Juventus non ha dato la sensazione di poter essere in controllo del match al 100%, ed è una contingenza da mettere in conto al Bernabeu -ci mancherebbe-, però se da una parte si è dimostrata impeccabile nell’identificazione di alcuni punti deboli evidenti nella struttura del Madrid, dall’altra è probabilmente mancato il quid finale per chiudere definitivamente la gara ben prima del discusso episodio.

In particolare, ottime le letture sullo spazio alle spalle dei terzini blancos (dietro Marcelo, Khedira prima e Lichtsteiner poi riescono ad azzeccare due grandissimi assist), dell’evidente mismatch Mandzukic-Carvajal sui medesimi cross provenienti da destra, la giusta libertà concessa a Douglas nella zona nevralgica, con repentini movimenti ora sulla fascia ora su tracce interne che hanno determinato uscite in marcatura difficili per la linea di Zidane.

Le migliori azioni della Juve sono arrivate in situazioni di possesso consolidato, con la difesa del Real già disposta sulle sue due linee da 4, ed anche il controllo difensivo in questi frangenti è stato più agevole: i padroni di casa non sono mai riusciti a pungere in maniera convincente attaccando le transizioni offensive. Piuttosto, i pericoli degni di nota sono arrivati in situazioni di difesa posizionale della Juventus, soprattutto dopo la riconquista del possesso: sono stati diversi i contropiede abortiti per l’inadeguatezza di movimenti e di esecuzioni tecniche per risalire il campo, portando la Juve a perdere il pallone sulla propria trequarti ed in situazioni di grande densità numerica avversaria.

Per questa ragione, Zidane ha optato per l’inserimento di Vazquez ed Asensio: sfruttare meglio gli attacchi in campo aperto, e soprattutto ricercare con più costanza e qualità il famigerato cross arretrato a rimorchio, che tanti guai ha fatto tra Cardiff e l’andata. La contromossa della Juve è sensata: neutralizzare le transizioni offensive del Real non concedendogliele. Abbassando ulteriormente il baricentro, per cercare di pungerli alla stessa maniera e costringerli ad attaccare a difesa schierata.

Il problema, all’atto pratico, è arrivato dal giustificatissimo calo fisiologico di alcuni tra gli interpreti più convincenti della prima frazione, in particolare Mandzukic e Khedira (tant’è che Sturaro era in procinto di subentrare). Tuttavia, lo spauracchio dei calci piazzati ed in generale la fisicità della gara, o il timore di dover toccare il giocattolo che funziona (memore di Monaco di Baviera, a suo dire) ha forse bloccato Allegri nell’apportare dei cambi che potessero consentire alla Juve sia di difendere basso che di poter attaccare in maniera più convincente sulle ripartenze (si pensa a Cuadrado, principalmente).

Si tratta senza dubbio di una lettura marginale, nell’ambito di una gara ben giocata e sicuramente vinta con ampio merito, su un Real che non ha convinto a pieno (così all’andata), che però certifica sia la difficoltà della sfida che alcune logiche dietro i ragionamenti tattici di Allegri e staff.

Nel calcio bisogna essere abili a cogliere determinati segnali prima che sia troppo tardi, ed è propria di ogni grande gruppo manageriale l’abilità di apportare cambiamenti anche discutibili cercando di fare l’interesse futuro. Real Madrid – Juventus è stata una partita più che degna, ha parzialmente riscattato l’impotenza del secondo tempo di Cardiff, ha dato risposte convincenti sotto il punto di vista attitudinale. Però è anche un sipario che cala su alcuni dei protagonisti più importanti di questo ciclo e della storia della Juventus, dai giocatori a (forse) l’allenatore. Bisognerà essere abili nel capire se si è trattato di un orgoglioso canto del cigno o se di un’affermazione di valori ancora una volta futuribili e riutilizzabili.

Il dubbio, ad oggi, è più che lecito. Nonostante i meritatissimi complimenti.