Un panorama social desolante e 5 azioni necessarie

di Giuseppe Gariffo |

Il risveglio dopo Verona-Juventus non è, evidentemente, dei migliori. Non guardo la classifica per una forma di autodifesa. Scelgo di andare sui social alla ricerca di un’analisi convincente. E me ne pento. Leggo di carri, di fazioni. Di chi l’aveva detto. Di chi accusa chi godeva per il cortomusismo e chiede esoneri e dimissioni. Di chi scatta come una scheggia impazzita appena legge una critica all’allenatore, che guai a chi glielo tocca.

Perché ormai il clima è quello: se fai i complimenti al Mister sei un over 40 fossile, ormai destinato ai giardinetti; se lo critichi sei un nerd finto juventino segaiolo e appassionato di lavagnette, che non capisce un cazzo e non sa cosa significhi fare sport per vincere. Nessuna scala di grigi.

E la Juve? Un aspetto collaterale, pretesto per litigare e sfuggire alla noia. Conta di più se ami Allegri o lo odi, se hai superato i 40 o vuoi ancora “cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità”.

Eppure io mi arrovello e continuo a chiedermi come sia possibile che una squadra certo non irresistibile (la più scarsa degli ultimi dieci anni? Può darsi, ma non sono così sicuro) non riesca tuttavia a giocare dignitosamente contro avversari comunque più deboli. E ho pensato a 5 passi fondamentali, 5 azioni necessarie per salvare il salvabile e conquistare, con le unghia e con i denti, un quarto posto senza il quale sarebbe disastro economico e sportivo.

Basta esperimenti. Allegri scelga un sistema, un 11 e ci punti. Infortuni e cali di forma daranno modo ad altri di inserirsi e mettersi in mostra. Ma occorre dare certezze.

Indicazioni chiare in fase offensiva. Non è più il momento della halma in attesa della giocata del singolo. Questa squadra non ha i Tevez, i Mandzukic, gli Higuain, i Khedira, i Pogba. Gente di qualità o di esperienza che sa cosa sta per accadere in campo e tira fuori il coniglio dal cilindro al momento giusto. Questi vanno telecomandati. Devono sapere cosa fare in ogni circostanza. Serve lavoro sulla testa ma serve tanto olio di gomito anche sul campo e sulla tattica.

Non puntare il dito sui giovani. Gente come Chiesa, De Ligt e Locatelli è il futuro di questa squadra. Anche perché se guardiamo alle loro spalle non ci sono grandi motivi di speranza. Puntare sull’esperienza in certi frangenti della stagione può essere ragionevole, ma abbiamo visto ieri che l’efficacia non è garantita e, al contrario, controproducente. Perché, se in un contesto non certo esaltante i giovani (e qui parliamo di ragazzi già vincenti, non meteore) vanno incontro a un’involuzione mentale e tecnica, piove sul bagnato.

Mercato. La Juventus non è abituata a spendere a gennaio, ma non farlo può significare perdere molti più soldi a giugno. A questa squadra servono subito un centrocampista di grande forza fisica, cioè un bull-dozer che stia davanti la difesa e giochi un calcio pulito, e una vera prima punta. Perché il centrocampo va rinforzato e lo sanno anche i bambini all’asilo, ma se di tutte le palle in verticale la prima punta non ne tiene una, giochi male e prendi sempre contropiede. I nomi? Vlahovic e Tchouameni li vedo adatti anche io, ma se ci fosse uno scouting potremmo rinforzarci senza spendere 100 milioni. Una volta gli Anguissa li scoprivamo noi.

Presenza della società. Allegri ha bisogno di fare l’allenatore e basta. Ormai sembra invece diventato il volto della società. Le dichiarazioni ufficiali le fa lui, pure l’addio di Ronaldo lo ha ufficializzato il Mister. Parla perfino nel prepartita. Voglio rivedere Agnelli che va davanti alle telecamere, che picchia duro, che si incazza. Che prende posizione. Poi a giugno magari la Proprietà giudichi, perché se dopo Ronaldo l’obiettivo era prendere un Ronaldo ventenne e invece, dopo Ronaldo, arriva Kean in leasing e rischiamo la Conference League, qualcosa deve non aver funzionato. Allora a giugno tirino le somme, ma adesso tirino fuori le palle