Un mini-scudetto di 15 partite

di Sandro Scarpa |

In questi giorni leggerete fiumi di parole da tipica psicosi juventina post-ko (figuriamoci dopo 2 ko esterni di fila), il tutto elevato al cubo con Conte che ribalta il Milan e una Lazio inarrestabile.

Leggerete della difesa (23 gol in 23 gare, di cui però 12 in 4 gare flop), di una squadra che non crea, in cui segna solo CR7, di un centrocampo indegno, esterni spompati e argentini abulici. Leggerete (o scriverete e urlerete) di un Sarri inadeguato, senza gioco e certezze, di Paratici che mette 35 milioni su Kulusevski e non Haaland, svendendo Emre Can. Leggerete di liti e Agnelli pronto a richiamare Max, Conte squalo in una vasca di pesci rossi, di una Juve che poteva cambiare tutto con Pep e invece è un ibrido smorto.

Tutti hanno ragione, tutti potrebbero avere torto.

16 giorni fa la Juve veniva da 5 vittorie di fila, l’Inter da 4 pari subiti in rimonta, la Juve poteva andare a +6 (parendo da -2) e ora è alla pari. Le chiacchiere stanno a zero, rispetto all’esigenza di migliorare a tutti i livelli (psico-fisico, tecnico-tattico) e alla stella polare di ogni stagione: la vittoria. Prima si vince, poi si con-vince. Prima si vince poi si prosegue spediti e più audaci (e autorevoli) nel cambiamento.

Resta un mini-torneo di 15 partite, tutte e 3 a pari punti o quasi.

In un angolo la Juve, confusa e ferita, all’altro l’Inter famelica, nel terzo la Lazio, la più continua.

Ecco i loro pro e i contro di questo Scudetto da 15 gare:

 JUVENTUS 

PRO:

Calendario:  Ora 8 gare in casa e 7 fuori. In casa vinte tutte (tranne Sassuolo), in trasferta 3 KO su 12. Le trasferte “toste” sembrano finite (Bologna, Milan e Cagliari non da sottovalutare, come quelle in lotta salvezza). Avrà in casa Inter e Lazio, che si sfideranno (togliendosi punti) tra di loro. La Juve è in 3 competizioni, come l’Inter, ma ha uomini per gestirla.

CR7: Non solo i gol e la mostruosa fame di vittorie (paragonabile o superiore a Conte e i suoi), ma per la carica che trasmette, 5 palloni d’oro e voglia matta di fare record anche contro Di Lorenzo e Kumbulla.

Ambiente: Tutto cambia non c’è Marotta, ma la Juve resta la Juve. Con Buffon, Chiellini, Barzagli, Nedved e la capacità di attutire colpi, rilanciarsi, astrarsi dalla folla delirante che chiede teste. Anche Sarri, poco furbo ai microfoni, può lavorare con calma nella torre d’avorio bianconera, in quello spogliatoio che più divora trofei, più ritrova in sé la fame.

CONTRO:

Equivoci in rosa: esterni bassi spompati (Danilo e De Sciglio inesistenti),  centrali contati (Chiellini boh! Rugani mah!), centrocampo indolente e superficiale,rincalzi adattati, attacco mal assortito.

Sarri confuso: E’ a metà del guado: spingere con la sua idea, mai “accesa” e abbracciata del tutto, o levigarla e adattarla ad una squadra non costruita per lui che preferisce una gestione diversa di spazi e tempi. Situazione pericolosissima.

Testa: La fame sembra finita. Gol subiti 10 minuti dopo i vantaggi. La Juve non prende gol quando è messa sotto ma quando sembra in controllo: Matuidi e Bentancur innescano i rivali, Cuadrado prende il rosso dopo un corner. Errori mentali ma anche strutturali, e davanti non si sopperisce a queste vulnerabilità (anzi…).

 INTER 

Pro: Conte, mostro dei rush finali. La rosa: con Eriksen, Moses e Young già decisivi, Sensi e Barella che ritornano, perfino Vecino e Candreva che mettono lo zampino in un derby epico, 4 gol senza Lautaro. La fame, la cabala, la statistica e quella sensazione che “prima o poi i domini hanno fine”.

Contro: La squadra è solida ma prende sempre gol, macina record ma si fa mettere alle corde da chiunque. La rosa ora è ampia, ma l’Europa League ammazza al giovedì. E poi, anche se meno pazza, la pazzia dell’Inter può essere latente.

 LAZIO 

Pro: Ha solo 15 gare, senza le coppe che negli altri anni l’hanno azzoppata. Sono gli stessi e giocano allo stesso modo, più efficace e solido che mai. Rosa ristretta che però è andata spedita per mesi anche giocando ogni 3 giorni, figuriamoci ora, ad un passo dall’incredibile. Immobile a valanga, Caicedo più dei nostri HD, SMS fa anche il medianaccio e Luis Alberto ha in A l’impatto di un Messi.

Contro: Ora ci sono, anche loro, via scaramanzie, fari spenti, aspettative moderate. Quando sei in alto l’ossigeno è rarefatto, le altre randellano e si chiudono, il pubblico ti sostiene ma poi rumoreggia. Devi rimanere agganciato sempre, se no è un attimo che scatta il clic nella testa e molli. Poi, va bene tutto, ma avere Jony, Cataldi e Patric subito dopo gli altri 11 non è il massimo.

Che vinca il più resistente e che qualcuno ci pensi bene prima di ri-chiamarlo “scudettino“…