Un mese senza Matuidi, l’insostituibile (?)

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Arriva febbraio, le giornate si allungano, si respira aria di Carnevale, la Champions League si avvicina, la Juventus comincia a perdere pezzi. Tutto nell’ordine naturale delle cose; ultimo a far le spese di questa particolarissima tradizione bianconera, il buon Blaise Matuidi, infortunatosi ai flessori nel 7-0 col Sassuolo. Il centrocampista francese starà fuori per almeno 6 partite: salterà Fiorentina, Torino e Atalanta in campionato, ancora Atalanta in Coppa Italia e la doppia sfida europea col Tottenham. Priva dell’ex Psg a far legna in mezzo al campo, come di disporrà la Juve nelle prossime uscite?

Già in prima battuta ci troviamo di fronte a un impasse: non essendoci una mezzala con caratteristiche simili a quelle di Matuidi in rosa, rimane difficile immaginare il 4-3-3 recentemente messo in piedi da Allegri senza il suo apporto, ma d’altro canto senza il centrocampista più “faticatore” e impegnato in non possesso è ancor più complicato disegnare una Juventus disposta col 4-2-3-1, che si rivelerebbe probabilmente troppo leggera vista la concomitante assenza dell’ala destra difensivamente più utile in rosa, Cuadrado, che tra l’altro rivedremo ancora più in là. Un vicolo cieco dunque, dal quale proveremo a trovare qualche scappatoia.

La prima alternativa è giocoforza rappresentata da Claudio Marchisio, subentrato al transalpino proprio domenica pomeriggio. Il numero 8, al rientro dall’ennesimo infortunio, è sicuramente la soluzione più affidabile per diversi motivi: esperienza europea, intelligenza tattica, contributo in fase di non possesso. Restano alcuni nodi decisamente spinosi da sciogliere: Marchisio non gioca due partite da titolare di seguito da fine maggio, la sua risposta a livello fisico è dunque tutta da verificare, così come il suo impatto contro avversari ben più probanti del Sassuolo di domenica. Occhio anche alla posizione in campo: con Marchisio davanti alla difesa Pjanic scalerebbe a mezzala, non avendo però le caratteristiche ricercate da Allegri nel ruolo (immaginarlo in coppia con Khedira è davvero complicato), mentre col bosniaco lasciato in cabina di regia ecco che Claudio tornerebbe a ricoprire la posizione che ne fece le fortune sotto la gestione di Conte, senza però aver più il passo e la forza negli inserimenti del periodo pre-infortuni.

Nell’ultimo periodo si è parlato anche di Rodrigo Bentancur impiegato da mezzala; il centrocampista uruguagio sta attraversando il periodo più difficile da quando veste il bianconero, anche nei pochi scampoli di partita recentemente disputati è apparso più supponente e insicuro rispetto alle prime, sfolgoranti uscite stagionali. Del suo processo di crescita ne abbiamo già parlato qui, ma ora dobbiamo interrogarci sulla sua utilità nell’immediato: alzato nella posizione di mezzala, Bentancur garantirebbe geometrie e solidità, unite al suo ottimo senso dell’intercetto, ma rappresenterebbe un’involuzione pesante dal punto di vista del dinamismo e del movimento in avanti con la palla, cardine del gioco di Matuidi. Come già affermato, Rodrigo ha bisogno di giostrare assieme a compagni atleticamente più performanti, per evitare di esser trascinato in zone del campo a lui poco congeniali, e né Pjanic né Khedira sembrano potergli garantire sufficiente aiuto. Spostarlo al centro del reparto lo aiuterebbe senz’altro, ma farebbe emergere i problemi legati a Pjanic già esaminati in relazione a Marchisio.

Una suggestione più mediatica che reale è quella relativa al ritorno di Kwadwo Asamoah nel vecchio ruolo di mezzala sinistra, una soluzione al momento non ancora presa in considerazione da Massimiliano Allegri. Il ghanese garantirebbe alla Juventus sicuramente meno profondità rispetto a Matuidi, ma ne manterrebbe (quasi) inalterate le mansioni in fase di non possesso, posto che una minima rieducazione al ruolo sarà comunque necessaria.  Non va comunque dimenticato che Asa è l’unica vera alternativa ad Alex Sandro, e un suo impiego a centrocampo costringerebbe il già poco lucido brasiliano a fare gli straordinari, in un momento della stagione nel quale ogni riserva è assolutamente vitale.

Per dovere di cronaca citiamo anche Stefano Sturaro, probabilmente il più dinamico del lotto e di certo una pedina affidabile alla quale appoggiarsi in caso d’emergenza, per far rifiatare i titolari anche solo a partita in corso. Ciò detto, difficilmente ci affideremmo a lui in gare difficili come le due col Tottenham o la trasferta di Firenze.

Il cambio modulo, al momento, pare la soluzione meno percorribile: già menzionati i difetti relativi al ritorno al 4-2-3-1, una delle opzioni potrebbe essere il 3-4-3 (o 3-4-2-1, che dir si voglia) visto mesi fa a più riprese, ma anche qui si andrebbe a chiedere un lavoro supplementare agli esterni d’attacco, con Bernardeschi in qualità di ala destra più adattabile a tale soluzione, inoltre appare difficile accoppiare uno dei centrocampisti in rosa con l’imprescindibile Pjanic senza perder qualcosa (anzi, molto) in fase di filtro rispetto alla mediana a 3.

Fatte le dovute disamine, è semplice affermare che non esiste una soluzione perfetta, un sostituto ideale di Matuidi in rosa. Probabilmente Allegri ruoterà il più possibile Pjanic, Khedira, Bentancur e Marchisio, cercando di preservare il Principino per la Champions e di non gravare troppo su Khedira, con Sturaro a dar man forte dalla panchina ed eventualmente dal 1′ nel derby, sulla carta la gara più “semplice”, anche se è sempre difficile chiamarla tale. Un’emergenza vera, alla quale non sarà semplice far fronte. Questa Juventus non è stata costruita per giocare con il centrocampo a 3, anche se al momento il campo sembra reclamarlo, e la situazione attuale ne è la prova lampante.