Un giorno di ordinaria follia

Il calcio, nella sua fantastica imprevedibilità, ci regala spesso giornate indimenticabili.

Di quelle giornate che ricorderai ancora tra qualche anno e saprai esattamente dove e cosa stavi facendo in quel momento.

Senza scomodare il 5 Maggio, forse tutti chiudendo gli occhi ricordiamo dove eravamo in quel pomeriggio di fine Aprile quando Nedved scaraventava un pallone nel sette della porta di Piacenza e due minuti dopo il Chievo pareggiava l’Inter al Bentegodi. Dopo una partita scialba (come quella di Sabato) e passando da un potenziale -5 a un reale -1 che riapriva totalmente i giochi.

Se siamo quelli del #Finoallafine è per giornate come quella e come questa, iniziate dopo una settimana (l’ennesima) passata a contare gli infortunati, gli indisponibili, i superstiti. Contro una delle squadre più ostiche e difficili da affrontare, contro la quale hai già sbattuto il muso all’andata e perso una Supercoppa. Quando hai la sensazione di una giornata che può andare male, dove puoi accontentarti anche di pareggiare, visto come ci arrivi. E visto come stai giocando durante. Quando puoi ritrovarti a -7. Quando non vedi un tiro in porta per i primi 45 minuti. Che poi diventano 50, poi 60. Quando Mandzukic non ne azzecca una. Quando Lichtsteiner te lo ritrovi esterno d’attacco. Quando Dybala ti sembra svagato, svogliato. Quando Benatia resta a terra dopo un contrasto e rivedi le streghe, a 4 giorni da Wembley. Quando puoi perdere due obiettivi stagionali in una settimana.

E invece.

E invece un guizzo, una giocata da campione, da terra, sdraiato. Mentre sei sottoterra moralmente, quando cambieresti tutti i giocatori e l’allenatore domattina, quando pensi che Marotta abbia cannato tutti gli acquisti. Quando odi tutto e tutti.Mentre a Napoli lo stadio è già pieno e pronto ad esultare. Anzi no, ha già esultato.

E gli ricacci in gola quell’urlo. E torni a crederci.

Gol.

All’ultimo secondo. Quell’ultimo secondo che all’andata ti aveva condannato. Uno di quei “due rigori che a quest’ora saremmo noi in testa”.

E quando alle 19.44 sei morto, alle 19.46 senti che quello è il gol più importante della stagione.

Perché poi il destino,il karma,quello che vi pare non la smette. Perche dopo c’è un’altra partita.

A Napoli sembra già finita dopo 6 minuti. Questi vincono sempre. Questi non perdono mai. Non perdono più. Uno a uno. Figurati,dagli tempo. Poi unoadue, con 11 romanisti di fila che toccano il pallone. 11 di fila.”Dai,facciamo il Napoli”. Non basta, vedi che rimonteranno come sempre. Unoatre. Almeno un pareggio, dai.

Unoaquattro.

Esulti, ovunque sei, è Sabato sera, magari sei a cena, magari sei al cinema. E’ finita. Torni in corsa, hai una gara in meno, non è cambiato nulla, ma si sta meglio di come era iniziata.

Chi lo avrebbe mi detto.

E se alle 19.44 eri sottoterra e ora sei vivo e respiri, capisci perché se anche gli altri giocano bene, se tutta l’altra Italia li sostiene, tu sei di quelli che non mollano mai, che non è mai finita. Quelli del #finoallafine.

Non è cambiato niente.

Non è un 5 Maggio, è solo un 3 Marzo.

Però che bello il calcio.

Che bello tifare Juve.