Un Dybala diverso

di Jacopo Azzolini |

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Con l’eccezione (neanche troppo irrilevante) dei lunghi mesi col 433, la crucialità di Dybala alla Juventus non è mai stata messa in discussione, soprattutto nelle fasi in cui i bianconeri hanno giocato col 4231. Rispetto ai tempi del Palermo, l’argentino si è affermato essenzialmente come enganche, con Allegri che si è più volte concentrato sulla sua importanza nel fare di raccordo tra centrocampo e attacco. La Joya è quindi stato un vitale riferimento tra la linee, con la delega di muoversi tanto e coprire gigantesche porzioni di campo. Lo si ritrova un po’ dappertutto: nella trequarti avversaria, ad aiutare la mediana nella costruzione o anche largo vicino a Cuadrado. Dopo Sassuolo disse: “I compagni mi danno fiducia e l’allenatore mi assegna grande libertà di movimento”.

In merito, furono interessanti le parole di Sampaoli a marzo, il quale disse di avere avuto problemi a inserire Dybala nel sistema di gioco che aveva in mente (poi miseramente fallito in Russia), proprio perché la Joya è abituato ad agire in contesti dove usufruisce di grande libertà, ammettendo di aver trovato difficoltà a inserirlo in una rosa che ispira più ai princìpi del gioco di posizione: “Paulo è un giocatore che grazie alla sua anarchia genera molti punti per la sua squadra e lo ha portato ad essere una delle figure importanti del calcio mondiale. Pensavamo che Dybala fosse uno dei migliori giocatori dell’Argentina. Poi però c’è stato qualche problema. O noi non lo abbiamo saputo valorizzare al meglio o lui non si è saputo adattare alla nostra idea di calcio, che è totalmente differente rispetto a quella della Juventus.”

Questi (secondo l’opinione di chi scrive eccellenti) anni di Dybala a Torino ci lasciano con due importanti osservazioni sulle caratteristiche dell’argentino: prima di tutto, nonostante si sia abituato a giocare anche lontanissimo dalla porta, è scorretto definirlo come 10. Possiede doti balistiche impressionanti, sa tirare in tanti modi diversi e con una rapidità d’esecuzione superba. Tuttavia, nonostante la posizione, non ha mai acquisito significative qualità nella rifinitura, gli manca la lettura nel mettere l’uomo davanti al portiere (la redazione di Juventibus fece una lunga discussione su Telegram al riguardo). Nonostante consenta alla squadra di risalire coi suoi preziosi movimenti, ha limiti nella connessione coi compagni tramite palleggio tant’è che nella stragrande maggioranza dei casi ragiona soprattutto per andare al tiro. Insomma, ha un po’ perso smalto nell’assistenza, ed è un peccato se si pensa alle sue qualità tecniche: forse, più che la capacità, gli manca la testa.

Inoltre, una nuova riflessione la porta il modo con cui si è approcciato con i suoi partner d’attacco: è infatti un giocatore che tende a sfruttare il lavoro del compagno più che a premiarlo. Non è un caso che si sia trovato molto bene con Mandzukic, profilo che nella sua carriera ha dimostrato di esaltarsi quando ha agito con giocatori di estro alle sue spalle, visto che il croato è superbo nel creare spazi per i compagni.

Come ha già dimostrato l’esordio col Chievo, Cristiano Ronaldo ha caratteristiche diametralmente opposte rispetto a Higuain: se il Pipita veniva incontro compiendo un gravoso lavoro di cucitura, il portoghese aggredisce la profondità come un ossesso. Al Bentegodi la squadra, abituata a un attaccante diverso, non sempre ha premiato nel migliore di modi i movimenti del portoghese, col resto dei compagni spesso troppo scollegati. E’ qui che deve passare la nuova evoluzione di Dybala: meno trequartista, più attaccante vicino alla porta in grado di sfruttare nel migliore dei modi l’indole di CR7 a creare buchi nella struttura difensiva rivale.

 

Dybala va incontro a Bonucci. Queste situazioni devono ridursi drasticamente.

 

Contro il Chievo, la Joya a volta è stata più vicina del solito al portoghese, ma la troppa lontananza col resto dello squadra lo ha portato ad abbassarsi per ricevere palla tra linee altrimenti svuotate. La Juve deve cercare di aumentare i riferimenti sulla trequarti e riempire il centro del campo (con un mastino a protezione come Can lo si può fare, stringendo le ali o alzando Pjanic) per sgravare Dybala dalla “cucitura” e utilizzarlo più come punta. Non ci sarà più la necessità che l’argentino si abbassi sistematicamente per far progredire il gioco

Questo sarà l’anno di Cristiano Ronaldo, ma può rappresentare una nuova e importante evoluzione tattica nelle carriera di Paulo Dybala, proprio grazie all’ex Real Madrid. Di certo, esaltare la convivenza tra i due è forse la responsabilità maggiore che oggi spetta ad Allegri.