Ultras e Report contro la Juve un anno dopo: lo chiamano loro

di Fabio Giambò |

Doping, Calciopoli, calcioscommesse, sono tanti i fronti storici sui quali la Juventus si è ritrovata a combattere per difendere la propria storia, la propria immagine, la propria dignità.

Ogni momento ha cronologicamente il suo contesto, e dunque c’è il momento in cui si può fare esclusivamente da spettatori, c’è quello invece in cui è doveroso documentarsi e fare contro-giornalismo, per quanto sia moralmente inaccettabile che esista un “vero” giornalismo ed un altro di comodo. Tutti quelli che lavorano negli organi di informazione puntano ad essere letti, visti o cliccati, ma c’è chi ha l’ambizione di raccontare la verità o almeno provarci, e chi invece sguazza in alcune finte verità di comodo.

Andiamo al dunque: ultras e Vecchia Signora, quest’ultima è parte lesa. Lo sapevamo già, l’abbiamo raccontato, la cronaca lo scriveva a caratteri cubitali, il fanta-giornalismo no. Ci ricamava su, qualche frecciatina, qualche accusa velata. Stiamo parlando di una battaglia di un anno fa, che ritorna prepotentemente oggi sotto la luce dei riflettori.

Ottobre 2018, la trasmissione Report, trasmessa sulla Rai, punta il dito contro la Juventus: “calcio malato” che fa sempre effetto, “qualcosa di impressionante”, un atteggiamento della società più prepotente d’Europa al limite del delirio di onnipotenza. Un’inchiesta “giornalistica” nata come attacco frontale, smussata anche per gli interventi di chi criticava con cognizione di causa quel modo di raccontare le cose, poi derubricata in altro, ma che è rimasta su quella posizione chiara fin dall’inizio: scatenare un putiferio per creare attenzione, interazione, clic e visualizzazioni: chi se ne fotte (troppo politically incorrect?) dell’informazione, oggi funziona così. Ci pensa il tempo, nei fatti, a rimettere poi le cose a posto: è stato così in tutte le storiacce accennate in apertura, dal doping al calcioscommesse passando da Calciopoli e il caos bilanci.

Ci pensa il tempo perché, premesso che si è innocenti fino a prova contraria, la cronaca è cronaca, e qualcuno la deve raccontare per quello che è, e non come si sente in giro: “ancora influenze ultras nei biglietti dello stadio della Juve”. Così è troppo facile, così non si centra il punto.

La Juve è parte lesa, lo dicono gli inquirenti: azioni intimidatorie, scritte oltraggiose e discriminatorie, cori discriminatori e denigratori, il tutto per recare danno alla società che non cedeva ai ricatti finalizzati a mettere su un sistema di bagarinaggio con l’intento di procurare ingiusto profitto e dunque danno alla Juve stessa. Non è questa l’occasione per analizzare tutto per filo e per segno, oggi basta un’unica trascrizione di un’intercettazione per far capire a chiunque di cosa si sta parlando in dettaglio.

Domenico Scarano, uomo vicino a Geraldo Mocciola, il più “noto” fra gli indagati dell’ultima ora all’interno della curva Sud, chiama Alberto Pairetto, funzionario della Juventus:

“Veniamo anche senza biglietto, creiamo problemi e poi vedremo. Saremo noi a chiamare Report e vi rompiamo il culo, puoi andare a dirglielo a lui (Andrea Agnelli, n.d.s.), D’Angelo e Marotta”.

Tutto chiaro ora? Difficile aggiungere altro, o forse inutile: lo chiamano loro, Report, che di fatto si è reso megafono di un sistema criminale in quel momento in lotta contro la Juventus.