Rapporti fra ultras-bagarini, dirigenti e società: cosa rischia realmente la Juve

di Fabio Giambò |

Nelle ultime ore più organi d’informazione sono ritornati più o meno ferocemente a parlare del caos biglietti che da qualche settimana crea fastidi all’ambiente bianconero: per questo riproponiamo la ricostruzione di cosa rischierebbe la Juve nel caso in cui determinate voci trovassero future conferme, non prima, però, di aver reso noto il tweet del presidente Andrea Agnelli relativamente ai rumors del pomeriggio.

Le vicende giudiziarie extra-campo sono ormai un’evidente spada di Damocle con la quale il calcio italiano è stato condannato a convivere, queste sembrano essere quasi un costante accompagnamento per “la cosa più importante delle cose meno importanti”: calcioscommesse, doping, Calciopoli, fallimenti societari, varie ed eventuali, ormai se ne sentono giornalmente di cotte e di crude. E’ proprio in questo contesto che si cala il caso che ha conquistato l’onore delle cronache grazie al focus dedicato ad esso da Il Fatto Quotidiano: stiamo parlando del rapporto fra bagarini-ultras ed F.C. Juventus (nota a margine: sui legami fra clan ed ultras è stata recentemente aperta dall’Antimafia un’istruttoria in tutta Italia, in azione ci sonon già le procure di Catania e Napoli oltre a quella di Torino, e non si esclude che a breve possano essere incaricate altre procure. I primi risultati di tale attività sarebbero attesi per la fine del mese di marzo 2017) che, stando a quanto fatto trapelare, potrebbe portare ad un prossimo deferimento per alcuni dirigenti bianconeri, per il presidente Andrea Agnelli, ed anche per la società stessa per conseguente responsabilità diretta.

Tale provvedimento sarebbe figlio dell’indagine penale “Alto Piemonte”, procedimento che però allo stato attuale delle cose non registra fra gli indagati nessun dirigente della Juve, ma, come già capitato in passato in altri contesti, ciò non implica un’automatica innocenza anche in ambito sportivo. Secondo il procuratore federale Giuseppe Pecoraro, infatti, come riportato da Il Fatto Quotidiano, la dirigenza juventina “intratteneva rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti gruppi ultras, anche per il tramite e con con il contributo fattivo della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazione di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, (…) così violando disposizione di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio”. Ciò comporterebbe, secondo Pecoraro, la violazione dell’art.12, commi 1, 2, 3 e 9 del Codice di Giustizia Sportiva. Brevemente, per rendere comprensibile anche a chi non mastica il “burocratese”, viene specificato che:

comma 1) le società, al netto di quanto previsto dalla legislazione statale vigente, non possono finanziare i gruppi (organizzati e non) di propri sostenitori;

comma 2) le società devono attenersi alle norme di pubblica autorità relativamente alla distribuzione al pubblico dei biglietti d’ingresso allo stadio;

comma 3) le società sono responsabili del comportamento dei presenti allo stadio (utilizzo materiale pirotecnico, utilizzo strumenti idonei ad offendere, comportamenti offensivi, denigratori o insultanti);

comma 9) i tesserati di una società non possono avere rapporti con esponenti e/o gruppi se non convenzionati con le società. Andando al punto d’interesse principale: cosa rischia la Juve? Andiamo per gradi per provare ad essere più chiari possibile. Ammesso e non concesso che alla fine del processo sportivo fosse riconosciuta la responsabilità dei dirigenti eventualmente deferiti, e dunque la responsabilità diretta della società, queste sarebbero le uniche sanzioni possibili:

comma 1) ammenda da 10000 a 50000 euro, più eventuale obbligo di disputare una o più partite a porte chiuse in caso di recidiva;

comma 2 e 3) ammenda come sopra, più eventuale obbligo di disputare una o più partite a porte chiuse, con settori chiusi, o squalifica del campo (fino a due anni) in base alla gravità riconosciuta;

comma 9) ammenda con diffida da 20000 euro, più eventuale squalifica a tempo o inibizione a svolgere incarichi in Figc, Uefa e Fifa in base alla gravità riconosciuta.

Non resta, dunque, che attendere gli sviluppi del caso, ed infine capire quale sarà la posizione della società e l’eventuale taglio giuridico che la Giustizia Sportiva darà alla vicenda. In ogni caso, almeno in questa fase, il quadro delle possibili conseguenze non può essere diverso da quello sopra spiegato.