L’ultima mistificazione

di Massimo Zampini |

mistificazione s. f. [dal fr. mystification]. – Distorsione, per lo più deliberata, della verità e realtà dei fatti, che ha come effetto la diffusione di opinioni erronee o giudizi tendenziosi, sia in campo ideologico sia, per es., nel settore del commercio e della pubblicità, al fine di trarre vantaggio dalla credulità altrui: operare una m.; rimanere vittima di una m.; tentativi di m.; le mdella società contemporanea. Con sign. più generico, imbroglio, falsificazione.

 

La settimana scorsa abbiamo chiarito quale sia lo stato d’animo più in voga nel calcio italiano: la frustrazione.

Anno dopo anno, la speranza di interrompere un dominio che non era stato così prolungato neanche negli anni ’30, nonostante i proclami estivi, le crisette juventine di inizio anno, l’asserita insostituibilità prima di Pirlo, poi di Pogba, Tevez, Bonucci, Dani Alves e compagnia, infine di Conte, il cambio di allenatore con tanto di entusiastici (e davvero divertenti) “siamo Allegri” scritti ovunque dai nostri rivali, i sogni vissuti sfogliando il Fatto Quotidiano tutte le mattine a caccia di un’intercettazione inventata di Agnelli, e così passa un’estate, due, tre, quattro, cinque, sei e a breve temo una settima di frustrazione, a rivangare su quel cartellino giallo mancato o sulla longa manus di Marotta che ha vietato la cessione prima di Verdi e poi di Politano. Non è un bel vivere, capiamo, e sette anni sono davvero infiniti. Se penso che la serie di 4 (e in uno neanche partecipavamo) dell’Inter post Calciopoli mi pareva infinita, immagino cosa stiano passando.

 

La frustrazione, ok. Ma ci interessa il giusto, perché non ci riguarda. Ci tocca più vicino, invece, un altro aspetto di primissimo piano nel racconto del calcio italiano, strettamente connesso allo stato d’animo appena descritto: le vicende della nostra serie A sono opera di continua mistificazione. In altri termini, spiega la Treccani, la distorsione deliberata della realtà dei fatti, che ha come effetto la diffusione di giudizi tendenziosi.

 

E’ un elemento indispensabile per dare conforto agli alibi che, si sa, servono a non buttarsi troppo giù, anche in anni così complicati.

 

Da noi, sia chiaro, la mistificazione ha sempre dominato il racconto calcistico:

– decennio dopo decennio, quello di Turone è diventato lo scandalo dell’annullamento di un gol regolare di un metro, mentre rimane un episodio controverso in una partita giocata in 10 dalla Juventus per un tempo;

– il contatto Iuliano-Ronaldo ha assunto nei racconti la forma del rigore negato più incredibile di sempre, ovviamente decisivo per lo scudetto perso dall’Inter, mentre rimane anch’esso un episodio su cui esistono opinioni diverse, in una partita che la Juventus stava già meritatamente vincendo (oltre a essere sopra in classifica di 1 punto anche prima di quel match);

– il gol di Muntari è certamente un errore grave e lampante, qui niente da dire, ma dai ricordi sono spariti episodi di segno inverso in quella partita e ancor più nell’intero campionato, con la Juve prima e imbattuta in classifica ma in fondo all’intera serie A nella graduatoria dei rigori a favore.

Ovviamente, al contempo, si badi bene a non menzionare mai gli episodi del campionato 1998-99, vinto dal Milan in volata sulla Lazio con penalty decisivo negato a Salas a due giornate dalla fine, né tantomeno quelli del 2007-08, festeggiato dall’Inter di Mancini all’ultima giornata sulla Roma di Spalletti; ancor meno i tanti errori a favore dei nerazzurri nella Champions 2010, altrimenti come si racconta al mondo che un rigore negato in un campionato è decisivo, mentre 5 o 6 sviste clamorose a favore non contribuiscono a farti vincere un torneo a eliminazione diretta?

Per noi tutti successi legittimi, sia chiaro ancora una volta, gli episodi capitano e basta. Ma se l’attenzione maniacale dedicata alla Juventus venisse rivolta anche altrove, stabiliremmo che non vi è praticamente mai stato un campionato scevro da episodi contestati.

 

Da noi funziona così: si ricorda ed enfatizza un certo tipo di errore, si nascondono quelli di segno opposto.

Passano alla leggenda, alle letteratura del calcio italiano solo i primi: sono quelli e solo quelli i “campionati falsati”, il resto non esiste più.

Altrimenti come posso crescere mio figlio spiegandogli, come mi ha insegnato mio padre, che la Juve vince solo perché ruba, e mica perché è meglio organizzata e ha una straordinaria capacità di avere più fame degli altri anche quando ha vinto cento volte più di loro

Se non lo faccio, c’è pure il rischio che mi diventi juventino, non sia mai.

 

Quest’anno, tuttavia, siamo di fronte a qualcosa di sensazionale. C’è in giro quell’aria di campionato falsato, di “furti di Stato” (cit.), di “con loro va sempre così”, di panolada e scudetti morali, a fronte del nulla assoluto.

Non c’è niente.

Ma niente sul serio, eh. Una vera mistificazione, la regina delle mistificazioni.

Anzi, le (sempre insensate, sia chiaro) classifiche degli errori arbitrali comparse periodicamente su qualche sito danno il Napoli in cima e la Juve in fondo nel rapporto episodi a favore e sfavore.

Fino a dicembre, con amici, sui social e anche nelle trasmissioni cui partecipo era tutto un ridacchiare sul Var miracoloso, arrivato troppo tardi, con la Juve che si lamenta (come mai polemizzate solo voi?”) per rigori a favore diventati espulsioni a favore, penalty concessi al monitor senza vedere il fuorigioco, e i rivali napoletani (e gli interisti, è bene ricordarlo) felici, soddisfatti che non arrivasse mai una decisione a sfavore: era ora, finalmente si capisce come sarebbe stato il calcio se ci fosse sempre stato il Var.

 

Si arriva così alla quintultima giornata in cui accade il miracolo: san Koulibaly svetta di testa al novantesimo a riscattare una squadra, una città, una regione, una nazione, non volessi apparire immodesto direi gran parte del mondo. Via ai bagni nelle fontane, ai fuochi d’artificio, ai cori e ai festeggiamenti senza fine.

E’ tempo di riscatto. Che campionato fantastico, anche grazie al Var.

 

Poi, in hotel, a Firenze, mentre i giocatori napoletani guardano Inter-Juve, finisce tutto.

Così? Di botto?

Sì, non hanno ammonito per la seconda volta Pjanic (ma Matuidi sgambettato in area era ancora parte del campionato fantastico) a mezz’ora dalla fine. Così, in 11, è fin troppo facile fare due gol in 100 secondi a San Siro a 3 minuti dalla fine, no? Dai, con loro va sempre così…

Ma come, e i fuochi? E i cori fino all’alba? Era solo una settimana fa, ora sotto 3-0 a Firenze… Finito tutto così?

Punti persi pure col Toro sceso in campo con le riserve, senza voglia, senza Belotti e Iago: dai, con loro va sempre così…

 

E così sparisce la verità, non conta più che da noi entrino Douglas Costa e Bernardeschi e da loro chissà, non contano le risatine dei primi sei mesi, non conta che la Juve da quando ha aperto questo ciclo sensazionale abbia avuto meno rigori di Fiorentina, Milan, Napoli, Lazio e Roma, non conta il Var mai utilizzato a Napoli fino al girone di ritorno inoltrato, non conta che Sarri si lamenti della rosa non all’altezza, che De Laurentiis gli rinfacci di non averla saputa utilizzare, che nelle ultime 10 partite abbiano collezionato solamente 16 punti, di cui la gran parte all’ultimo respiro perfino contro Chievo e Udinese, che la Juve non perderà mai nella sua vita uno scudetto in hotel guardando gli avversari, perché sa da sempre (nel bene e nel male, da Perugia al 5 maggio) che, se lotti fino in fondo, gli scudetti si vincono all’ultimo minuto dell’ultima partita.

 

Ora sarei qui, a più 1, in attesa di Roma, temendo un gol di Schick per vendicare quell’errore clamoroso dell’andata, l’ennesima prodezza di Dzeko, il gol rabbioso del Ninja per riscattare una lunga sequela di gufate andata male negli anni, i miracoli di Alisson. Basterebbe un pareggio a Roma, neanche una sconfitta, solo un pareggio, e non dovreste restituire i botti. E il campionato sarebbe di nuovo fantastico. E il Var la rivoluzione promessa dei buoni contro i cattivi.

 

Invece siete lì a gridare che avessero dato quel cartellino, aveste giocato prima e non dopo, tutto sarebbe stato possibile. Ma così davvero non si è potuto fare nulla. In fondo “con loro va sempre così”. Vai con le celebrazioni, gli scudetti morali, i pianti fondati su non si sa nemmeno cosa.

Sennò, ditemelo voi, che cavolo racconto a mio figlio? Che l’odiata Juve ha avuto i nervi più saldi? Che i ladri ci hanno semplicemente creduto fino in fondo più di noi? Che i potenti del nord, nonostante i 6 scudetti di fila, non hanno mollato nulla, vincendo in rimonta le ultime due partite, mentre noi non siamo scesi in campo?

No, non sia mai. Tenetevi pure questo scudetto,prendetevi pure il prossimo, ma vi prego, non chiedetemi questo.