UEFA e FIFA, Una grande opportunità dentro un grande problema

di Andrea Mangia |

Se il dibattito calcistico di casa nostra non ha mai saputo brillare per modernità di pensiero e di riforme volte al bene comune e futuro del calcio italiano, nemmeno i maggiori organi rappresentativi del calcio mondiale, FIFA e UEFA, stanno, ad oggi, in piena crisi pandemica, impressionando per lungimiranza ed innovatività delle proposte. Poche idee, abbastanza confuse e, pur nella loro essenzialità, con addosso un gigantesco punto di domanda chiamato COVID-19, che potrebbe stravolgere qualsiasi piano a breve termine. Campionati e coppe che finiscono ad agosto inoltrato. Sostanzialmente l’idea di fondo è questa, con date di ripresa più o meno verosimili e soprattutto, un punto di domanda ancor più grande del precedente per quel che riguarda lo svolgimento e la programmazione della stagione 2020/21. Chi vi scrive non intende affatto farla facile. Ci sono di mezzo contratti milionari ed un’infinità di interessi divergenti. Un fiume di denaro da preservare ed una gigantesca industria da tenere in vita.

Ed allora, per rilanciare un settore che, qualunque sia la data in cui riaccenderemo finalmente i motori, ne uscirà con le ossa rotte, non sarebbe il momento opportuno per ripensare tutto in maniera più ampia ed a lungo termine, in modo di massimizzare i ricavi e rientrare delle perdite nel medio/lungo periodo?
Un’opportunità dentro un problema, verrebbe da dire, e che problema.

Senza addentrarci in un discorso complesso come l’ipotetica creazione di una Superlega Europea, ciò che potrebbe essere pensato in maniera più ampia, è proprio il dilemma amletico di questi giorni, ovverosia la ristrutturazione dei calendari. La prima osservazione è legata ai mondiali 2022. Quelli che si giocheranno in Qatar ed in inverno. La stagione 2022/2023 dovrà essere per forza ripensata, ristrutturata, coppe e qualificazioni per gli Europei comprese. Avendo già pianificato questo straordinario evento, in modo da stravolgere l’andamento regolare di quella stagione, non sarebbe forse questa l’occasione per strutturare, in maniera più ampia e lungimirante le 2 stagioni e un quarto che ci dividono da questo evento, in modo da recuperare terreno ricavando il tempo necessario nell’arco di più anni, anziché concentrare tutto in un mese e mezzo da vivere pressoché in apnea e col timore di non essere del tutto usciti dalla crisi?

Ed intanto che ci siamo, potremmo anche ripensare la struttura generale delle stagioni calcistiche per gli anni a venire. Alzi la mano chi ormai da anni non vive le pause campionato come un vero e proprio supplizio. Ultima partita della Nazionale guardata dall’inizio alla fine? Non me ne vergogno. Italia-Svezia 0-0 (ho guardato diverse partite dei mondiali, in compenso, ma noi ovviamente non c’eravamo). Ed allora perché non avvicinare anche le qualificazioni a mondiali ed europei al format dei loro eventi principali? Una sorta di Nations League potenziata, concentrata nel mese di giugno e valevole per qualificarsi alle rassegne continentali e mondiali. Tutto d’un fiato, con notevole guadagno in termini di interesse e, probabilmente, di ritorno economico. Come avviene già in diversi altri sport. Giugno diventerebbe il mese delle Nazionali, luglio quello delle vacanze ed agosto quello della preparazione, per poi partire a settembre e vivere i campionati tutti d’un fiato, senza pause nazionali, con maggior flessibilità anche per trovare date adatte a recuperi, partite di cartello e, magari, tempistiche che rendano leggermente più avvincente anche la Coppa Italia.

Il problema principale forse sarebbe l’affiatamento dei compagni di nazionale qualora si vedessero solo una volta l’anno. Ebbene, un calendario senza soste garantirebbe maggiore flessibilità anche per ipotizzare un turno di campionato al venerdì, per poi mandare i giocatori 4 o 5 giorni in nazionale, prevedendo un paio di amichevoli durante la pausa invernale. Certo per i sudamericani potrebbe non essere comodissimo, ma credo che sopravvivrebbero comunque. Dopotutto il modo per una toccata e fuga al carnevale di Rio lo trovano in molti…

Se poi volessimo per forza ragionare solo a breve termine, non sarebbe interessante, solo per quest’anno, viste anche le oggettive difficoltà che si incontreranno nel ripartire coordinando le diverse situazioni che si verificheranno nei vari paesi europei (non tutti i paesi usciranno dalla crisi con le stesse tempistiche e seguendo le stesse regole), pensare ad una fase conclusiva della Champions che si svolga in un solo paese, come se fosse un mini Europeo? Individuare un paese (per esempio la Russia, dove il contagio da virus non sembra avvenuto) e portare a termine la manifestazione nell’arco di un mese? Dopotutto, stiamo parlando di 12 squadre ancora coinvolte (che diverrebbero presto 8) e di un totale di 17 partite da giocare (quattro ottavi, i quarti, le semifinali e la finale). Le ultime dichiarazioni di Ceferin pare abbiano aperto anche a questo scenario. E questo riguarderebbe anche l’Europa League. Ad ora resta solo un’idea, magari di difficile realizzazione pratica e logistica, certo, magari ancora campata un po’ in aria, ma non più di alcune idee che si stanno sentendo negli ultimi giorni, con date assolutamente casuali ed in certi casi irrealistiche date in pasto a media e tifosi, per la fretta di rimettere in moto la baracca prima possibile. Molto probabilmente senza tifosi, almeno inizialmente. Forse sarebbe il caso di volgere lo sguardo un po’ più in là. Un’occasione celata all’interno di un grave problema, appunto. UEFA, FIFA, suvvia… un po’ di fantasia!


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