Uefa vs City, le violazioni imputate grazie a Football Leaks

di Fabio Giambò |

Guardiola si, Guardiola no, Guardiola si perché, Guardiola no perché: è questo l’inevitabile centro di gravità permanente che attira in questi giorni i tifosi della Juventus in particolare, ma anche gli appassionati di calcio in generale. L’esonero (perché di ciò si tratta) di Allegri e tutta questa attesa da quel giorno ad oggi è un disegno di attesa: la dirigenza bianconera sarebbe convinta di avere in mano Pep, si aspetta la sentenza Uefa sul Fpf relativo alla posizione del Manchester City, nel frattempo si tengono in caldo altre soluzioni che comunque non è facile gestire. Posizione del City che, appunto, è vincolante per il futuro dell’allenatore catalano: arrivasse l’esclusione dalla Champions League, scatterebbe la famosa clausola di cui si parla tanto da un po’ di tempo a questa parte.

Qual è, dunque, quel contesto che coinvolge così tanto il futuro della Vecchia Signora nonostante si tratti di vicende sconnesse dalla stessa? Proviamo a spiegarlo, proviamo a capire perché oggi Uefa e Manchester City, la squadra probabilmente più forte della Premier League in questo momento storico, si ritrovano così a guardarsi con diffidenza in attesa di una sentenza con la quale le istituzioni calcistiche europee si giocano molto. Puntiamo subito il dito: Football Leaks, quella serie di documenti resi noti, per lo più email, dalle quali si evincerebbe un complicatissimo gioco pubblicitario che ha permesso dunque alla società di Mansour bin Zayed Al Nahyan, sceicco di Abu Dhabi, di creare un’entità così clamorosamente potente partendo praticamente dal nulla, o giù di lì. “Una distorsione dei principi della concorrenza, contratti di sponsorizzazione che costituiscono una via surrettizia per il flusso di denaro da Abu Dhabi nel club”, secondo la ricostruzione di Der Spiegel. Ed è esplicitamente su questi aspetti che si basa il nuovo deferimento a carico del club di Sheikh Mansour bin Zayed Al Nahyan.

Con chi sarebbero stati stipulati questi presunti contratti di sponsorizzazione citati? La compagnia aerea di Abu Dhabi guidata dal fratellastro di Mansour, la compagnia di telecomunicazioni di Abu Dhabi Etisalat, l’autorità del turismo di Abu Dhabi, la società di investimenti Abu Dhabi Aabar, quest’ultima proprietaria di partecipazioni in UniCredit e Virgin Galactic. Giusto per fare un esempio pratico, si prenda in esame il licenziamento di mister Mancini: avrebbe generato un deficit di 10 milioni di sterline, e allora via ad una nuova sponsorizzazione sempre proveniente da Abu Dhabi, o anticipo dei pagamenti di contratti che sarebbero stati conclusi anni dopo. Shopping con i soldi dello sceicco, con denaro camuffato da proventi di sponsorizzazione, il tutto per restare nei vincoli imposti dalla Uefa: situazione già analizzata dallo stesso ente nel 2014, ma probabilmente non era chiara la mole e la natura di questo giro d’affari. In pratica, la sanzione pecuniaria dell’epoca si fondava su un impianto diverso, e qui svelato meglio e con fatti nuovi, imbarazzanti e clamorosi in bella vista.

Quanto sopra, però, non è stato l’unico piano di rientro attuato dalla proprietà del City, stando sempre a quanto reso noto con Football Leaks: un ingarbugliato sistema di cessione dei diritti d’immagine avrebbe permesso all’entourage dello sceicco di generare entrate aggiuntive di una certa importanza (e contestualmente “caricare” i costi di questa voce in capo a una società solo apparentemente terza) in modo tale da prendere una grande boccata d’ossigeno in termini di Fpf, e dunque arrivare ad un accordo che penalizzasse la squadra, ma senza estrometterla dalle competizioni europee, ciò anche grazie ad un mascherare alcuni passaggi all’interno della grande holding messa in piedi dal Mansour team.

C’è un esempio che da molto vicino al calcio italiano può rendere l’idea, riguarda l’ingaggio del già citato Roberto Mancini, allenatore italiano, ai tempi della sua esperienza al City. Nell’estate 2009 l’attuale c.t. Azzurro firmò due contratti: uno da 1.45 milioni di sterline con la squadra di Premier, l’altro da 1.75 milioni di sterline da consulente per il Club sportivo e culturale Al Jazira nella Lega del Golfo Arabico. Ovviamente entrambi gli accordi con la regia di Sheikh Mansour.

La gestione del Manchester City sarebbe, dunque, un impensabile e gigantesco veicolo per il marketing per migliorare i rapporti tra l’emirato e l’Occidente, il tutto passando dal calcio inglese, notoriamente il più ricco in Europa: nasce da qui l’ennesimo scontro (?) con la Uefa, nasce da qui la speranza della Juventus di ritrovare sul mercato con il tabellino “svincolato” al collo un allenatore come Pep Guardiola, o meglio, o parallelamente, la preoccupazione e il fastidio dello stesso Guardiola per gli orizzonti dei Citizens. Se e come finirà, però, ovviamente non è dato saperlo, ma ormai è semplicemente una questione di qualche giorno. Sempre che alla fine a qualcosa si arrivi…


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