Udinese – Juve: luci e ombre della prima di campionato

di Alex Campanelli |

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Il rocambolesco 2-2 della Dacia Arena non è esattamente il risultato con il quale la Juve di Max Allegri avrebbe voluto cominciare la Serie A 2021/22. Al di là del risultato, sono tanti gli spunti offerti dai primi 90′ più recupero della stagione, da prendere comunque con i piedi di piombo ricordandoci in ogni momento che si tratta solamente della prima giornata.

Nonostante il pari, è stato possibile intravedere diversi aspetti positivi nella Juve scesa in campo a Udine:

– Il Paulo Dybala visto con l’Udinese sembra un upgrade di quello della seconda parte della stagione 2019/20, centravanti solo sulla carta, influente in ogni zona di campo e vero motore della Juventus, ma ora anche decisivo in area di rigore. La vera sfida per Allegri sarà proprio fondere il Dybala direttore d’orchestra lanciato da Sarri con quello realizzatore dei suoi primi anni;

– la squadra sembra aver guadagnato compattezza rispetto alla Juve di Pirlo, non subisce più sistematicamente attacchi in parità numerica e non si spezza in due quando offende con molti uomini, almeno finché è schierata col 4-4-2;

– sgravato dai compiti di regia, Bentancur sembra poter azzerare l’ultima pessima stagione e ricominciare a macinare chilometri e arginare gli avversari senza soluzione di continuità, fondamentali nei quali è tra i migliori giocatori in rosa;

– la Juve non ha giocato in modo propriamente aggressivo, ma non ha neanche adottato una strategia puramente attendista come in molti temevano; Allegri ha impostato la gara alternando fasi di pressione, a volte anche molto alta, ad altre più passive, aggiungendo rispetto al passato dei meccanismi di uscita dal pressing che possono portare benefici a cascata se innescati correttamente, come in occasione del secondo gol (da molti erroneamente classificato come “rete in contropiede”);

– l’intento di Allegri di aumentare la qualità in campo e provare a segnare il 3-1, piuttosto che difendere il 2-1, è in controtendenza rispetto a quello che ci aspettiamo dal tecnico livornese e, pur non avendo sortito i risultati sperati, va applaudito per il coraggio e per il messaggio positivo che trasmette ai giocatori in campo.

A fare da contraltare ci sono alcune note dolenti, aspetti sul quale il tecnico dovrà lavorare ulteriormente:

Szczesny, ovviamente: il periodo negativo del numero 1 polacco prosegue da diversi mesi, nazionale compresa, ed è costato 2 punti alla Juventus. L’ex Arsenal e Roma è un ottimo portiere e l’ha dimostrato nell’arco delle sue prime tre stagioni in bianconero, punto più alto il premio di miglior portiere della Serie A 19/20. Ora però Szczesny è psicologicamente a pezzi, inanella un errore dopo l’altro e sta progressivamente perdendo sicurezza nei suoi mezzi; l’imperativo è recuperarlo il prima possibile, perché tecnicamente è troppo superiore a Perin e può ancora tornare un valore aggiunto;

– il 3-5-2 visto nel secondo tempo è sembrato improvvisato e ha avuto il duplice effetto di confondere la Juve, azzerandone l’efficacia in quell’uscita dal pressing che bene aveva funzionato nella prima frazione, e rinvigorire l’Udinese. Spaesato Kulusevski da mezzala, poco incisivo Danilo da regista, troppo lontano dalla porta Chiesa in un momento cruciale della gara: l’esperimento non è da abortire, semplicemente da rimandare, magari a frangenti di partita meno caotici e con una Juventus meno traballante di quella colpita a freddo dal rigore di Pereyra;

– l’atteggiamento di Allegri relativo ai cambi nella ripresa va applaudito, ma l’impatto dei subentrati sulla gara non è stato quello che ci si poteva attendere. Detto di Kulusevski e Chiesa, anche Cristiano Ronaldo ha faticato a trovare la posizione giusta in campo, trovandosi spesso in zone del campo difficili da servire e poco propenso al dialogo con Dybala;

– dopo una prima ora fatta di controllo ma anche di occasioni da gol, nell’ultima mezz’ora la Juve è vistosamente calata, costruendo davvero poco: oltre al gol annullato da Cristiano, ad impensierire Silvestri sono stati solamente il palo di Bentancur e il sinistro a giro di Dybala, entrambi su iniziativa da fuori area. La squadra ha faticato a consolidare il possesso e affacciarsi sulla trequarti di padroni di casa con azioni non estemporanee, e Bonucci ha dovuto ricorrere sin troppo spesso a lanci lunghi non troppo produttivi. E’ comunque l’aspetto meno preoccupante, visti i carichi di lavoro delle prime settimane di preparazione ancora da smaltire.