Analisi Tattica / Udinese-Juve: l’allargamento di Dybala risolve il match

Quella con l’Udinese è stata probabilmente una delle partite meno “italiane” disputate dalla Juventus in questi anni. Non tanto per il punteggio, bensì per la sua evoluzione: si è passati in pochi minuti da passività totale a dominio in inferiorità numerica, con tanti singoli episodi che hanno cambiato più volte l’andamento del match.

Non c’è alcun dubbio che il momento di maggior difficoltà sia coinciso con il finale del primo tempo, ossia i minuti post espulsione di Mandzukic. Allegri ha deciso di dare fiducia ai 10 presenti in campo, schierando la squadra con un 432. Pjanic in mezzo, con quindi Cuadrado e Khedira un po’ esterni e un po’ interni, col compito di ricoprire porzioni di campo tutt’altro che banali.

 

Questa disposizione tattica ha dato però ben pochi frutti, coi bianconeri che si sono fatti schiacciare anche per merito di una notevole aggressività da parte dei giocatori dell’Udinese: va segnalata l’importante prova di Fofana, un martello nell’aggressione alta.

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Evidenti le difficoltà difensive palesate dalla Juve. E’ controproducente, in simili frangenti, continuare a mantenere un tandem offensivo Dybala-Higuain, giocatori senza grossi doti nel pressing alto e in affanno quando devono attaccare in 60 metri. Inoltre, gli interni hanno sofferto la loro posizione “ibrida”.

Il risultato è che l’Udinese ha sfruttato molto bene l’ampiezza del campo, con la Juve troppo stretta e vulnerabile sul lato debole. I padroni di casa sono riusciti ad andare al cross con grande facilità dalla destra, visto che i raddoppi juventini non potevano essere efficaci come durante la parità numerica. Jankto è stato quindi trovato agevolmente, e né Cuadrado né Lichtsteiner sono stati efficaci in copertura. Insomma, la linea a 3 del centrocampo ha chiesto un lavoro troppo gravoso ai propri interpreti. Fortunatamente, la grande serata di Buffon ha più volte salvato la Juve.

 

 

Dopo aver subito il pareggio da Danilo, nella ripresa la Juve ha poi ipotecato la gara grazie a una grande efficacia su calcio piazzato. Tuttavia, è stato soprattutto un aggiustamento di Allegri (a essere critici, forse tardivo) a cambiare la gara e a stroncare le velleità offensive dell’Udinese. Ossia, il passaggio al 441, allargando Dybala sulla sinistra.

 

 

Khedira si è trovato a più agio in posizione centrale, aiutando anche a tratti Higuain nella pressione alta. Inoltre, Cuadrado e Dybala hanno avuto compiti più chiari in non possesso, coi friulani che non sono sostanzialmente più riusciti a trovare situazioni di superiorità numerica sulle corsie esterne. I cross sono quindi arrivati da posizioni improbabili, e di conseguenza sono stati gestiti con tranquillità dalla retroguardia juventina. Va comunque elogiata la prova di Dybala, che ha palesato anche brillantezza nell’intercetto (ben 4, recordman della gara).

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Dopo lo svantaggio, l’Udinese si è molto disunita, con aggressioni confuse e reparti altamente scollegati tra loro. La Juventus è quindi riuscita a gestire il pallone con molta più efficacia, risalendo il campo con ottima naturalezza. Pjanic in particolare è salito di tono, senza dimenticare un Higuain scintillante.

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L’ingresso di Douglas Costa ha poi fornito ulteriore forza fisica e verticalità alla Juve, e lo scambio con Alex Sandro che ha poi portato alla rete di Pjanic può essere un’anticipazione di quello che sarà la corsia sinistra quando i brasiliani scenderanno in campo contemporaneamente con più continuità.

 

 

Insomma, per quanto l’Udinese sia una chiara espressione dell’inefficienza della Serie a 20 squadre, non va sottovalutata la tranquillità con cui la Juventus ha risolto una partita che pure si stava mettendo su binari altamente compromettenti. Visto che sarà un campionato che verrà risolto principalmente negli scontri diretti, perdere punti a Udine sarebbe stato doppiamente grave. Può quindi tornare il sorriso dopo la mediocre prova tecnica disputata con la Lazio, nonostante sia una Juve ancora in costruzione.