La Juve e il tweet più bello per celebrare Maradona

di Mauro Bortone |

Celebrare il più grande avversario ricordando quella perla incassata in una storica sfida di metà anni Ottanta: la Juventus non usa le parole per salutare Diego Armando Maradona, nelle ore calde della sua scomparsa terrena, ma consegna alle immagini il commiato più bello al campione argentino, pubblicando nel suo tweet la punizione “impossibile”, quella di una partita giocata 35 anni fa, il 3 novembre 1985, al San Paolo, in cui “El Pibe d’oro” affrontò le leggi della fisica, con una pennellata da dentro l’area di rigore, capace di scavalcare la barriera e depositarsi in rete.

È il minuto 72 di quella partita, con il pallone piazzato a cinque metri scarsi tra il punto di battuta della folta barriera. I compagni di squadra suggeriscono di buttarla dentro per trovare una deviazione, si chiedono come possa pensare di calciare dove non possa passare uno spillo. Lui calcia, invece, e la traiettoria è perfetta, impossibile da raggiungere per l’incolpevole Stefano Tacconi.

Un gesto tecnico straordinario, il genio che supera le leggi dello spazio e i limiti del pensiero, dentro un campionato che assegnò alla Juventus il suo ultimo scudetto di quel decennio (per poi tornare a vincerlo dopo un lungo digiuno con l’arrivo di Marcello Lippi sulla panchina bianconera) e dove il Napoli concluse terzo alle spalle anche della Roma.

Con quella prodezza, la Juve ha scelto di salutare Maradona, rendendo l’onore delle armi, in silenzio, con delicatezza e signorilità al più grande e straordinario rivale di sempre, venuto a mancare all’età di 60 anni.

Un tweet, ripreso anche dal profilo ufficiale della società partenopea, che ha non lasciato indifferenti e ha commosso tantissimi tifosi del Napoli, che hanno sottolineato l’eleganza di quel tributo, si sono complimentati e hanno ringraziato la Juventus. La meraviglia del calcio, in fondo, è anche nella sua capacità di unire in un attimo popoli e storie profondamente differenti, che di solito faticano a comunicare, a comprendersi, a superare steccati “ideologici” e spesso incomprensibili, attraverso la “semplicità” e la magia di certe storie che hanno fatto amare questo sport, speciale ed unico.

Uno sport che oggi senza Maradona appare orfano di bellezza e poesia, anche nella certezza che se le sue prodezze hanno reso quel nome, quell’argentino indiscutibilmente eterno. Come un eroe, una rockstar, un dio. E gli eroi, le rockstar, gli dei, si sa, non muoiono mai davvero.