Tutti pazzi per la Juve, anche per la prossima

di Sandro Scarpa |

Basta!

5 giorni dopo la conquista di uno scudetto che conclude un’era inedita e irripetibile del calcio mondiale (8 di fila si erano visti solo in campionati amatoriali, polinesiani, sammarinesi), 10 giorni dopo la bruciante eliminazione meritata ed inaspettata contro l’Ajax giovane, audace, palla a terra, sprecona, nemesi di ciò che è stata la Juve di Champions in questi 2 anni, tutti hanno parlato. Molti hanno blaterato, soprattutto qualcuno ha sragionato e gli è stata data la prima pagina.

Si è dipinto un tifo bianconero isterico, una minoranza ciarliera e irrazionale, un manipolo di picconatori frustrati e avvelenati è assurto, spalleggiato dai media che non vedevano l’ora di esibire ancora presunte magagne juventine.

Non festeggiamo questo scudettino ridicolo!” “Fischi all’allenatore vergognoso e ai suoi sgherri”,”Agnelli corresponsabile di uno scempio se tira dritto e lo conferma”.
La gente della Juventus non è questa.

La gente della Juventus ha l’ossessione bruciante e divorare della Champions, si sogna di notte Amburgo, Mijatovic, Riedle, il rigore di Sheva, non dorme per mesi pensando al rigore Dani Alves-Pogba, ad Evra che non spazza, a Benatia che atterra Vazquez e a De Ligt che sovrasta i nostri.

La gente della Juventus è consapevole che un’ossessione va presa di petto e sconfitta, come qualsiasi rivale sul campo, ma tutto questo non porta alla follia. La gente della Juve ama vincere e rispetta per questo la vittoria e ricorda ogni gara fondamentale contro nemici di una vita. Fossero anche ormai così innumerevoli da confondersi.

La grande maggioranza silente del tifo bianconero è quella che riempie lo Stadium, anche senza Ronaldo, anche con pressi da Premier, quella delle trasferte sempre e comunque, quella che tifa e soffre e gioisce incessantemente anche dal divano, dal primo all’ultimo secondo, e solo dopo cerca di analizzare, condividere dubbi, formare certezze, veicolare sfoghi.

Allegri è stato accolto con fischi e schiaffi, ci ha esaltato il primo anno, subito, con due colpi presi a zero – Morata, Evra– ha preso la squadra dominante in Italia, ma bloccata (e sfortunata) di Conte e portata a Berlino. Con mille moduli diversi, centinaia di facce nuove, 10 uomini di movimento differenti su 11 ci ha riportati a Cardiff, questa volta molto più speranzosi e convinti. E quella notte è stata la notte del mancato amore totale per il mister. A posteriori, pensare ad un Real con Marcelo, Casemiro, Ramos, Kroos, Modric, Isco, Benzema e il nostro Cristiano, essere quasi “sfavoriti” contro Licht, Sandro, Khedira, Pjanic, un Dybala che anche in nazionale non si è ancora consacrato ed un Higuain derelitto in Premier, sembra folle.
Da allora però la Juve ha dovuto alzare l’asticella in qualcosa, nella disperazione, nella pretesa del gioco, nella valorizzazione dei campioni. Nell’acquisto del CAMPIONE. Troppo dolore richiedeva troppo amore in cambio.

La gente ne ha avuto, amore, con uno scudetto all’ultimo istante, in quell’Inter-Juve più pazzo dei padroni di casa, o con questo scudetto vinto già a natale, che rende il prossimo Inter-Juve poco più che una gita.
La gente Juve ha avuto anche amore Europeo negli ultimi due anni, ma troppo discontinuo:  quei due squilli a Wembley, quel sussulto al Bernabeu che ci rese orgogliosi e ancor più disperati, quelle vittorie a Valencia, ad Old Trafford che ci illusero di essere più europei degli europei. E infine quel Juve-Atletico, la notte in cui la gente Juve ha ritrovato tutto l’amore perduto. Svanito contro una squadra olandese che invece sta facendo innamorare tutto il mondo.

La risposta in Juve-Fiorentina è stata eccelsa. Uno stadio prima ancora sotto shock, poi pian piano sempre più presente, orgoglioso, felice, soddisfatto almeno di poter essere ancore e sempre lì su, contro nemici che pur lontanissimo fanno sentire ancora il loro incessante rumore denigratorio.

Vincere è bello. Sempre. Qualcuno potrà dire che vincere non è bello come è brutto perdere. Può essere, soprattutto per chi è avvezzo alla vittoria. Ma vincere allevia il dolore, lenisce le pene e anche uno scudetto mai in discussione è un balsamo sulle ferite ajacidi.

La Juve e la sua gente è consapevole che questo è un dominio italiano netto ma non banale, che basta trovare una rivale seria ed in forma che approfitta dei nostri tanti impegni, per rimettere tutto in discussione. La gente Juve è consapevole della svolta su base quinquennale che ci ha portato da Istanbul a due finali (con i 110 milioni conseguenti e l’appeal europeo che ci ha consentito di restare aggrappati al treno di spagnole, inglesi e sceicchi in tornei che crescono al triplo di una stagnante serie A) e che se passi, in termini di aspettative, dal “sogno di una finale” al “flop se non si arriva in finale”, vuol dire che in effetti hai lavorato bene.

Ora il tifo bianconero si fida della società.
Si fida di quell’Agnelli che è passato dall’essere un organizzatore di tornei di golf al capo dei club europei e pianificare calendari e politica internazionale per i prossimi 10 anni. Si fida di chi è erede della Famiglia con la proprietà più longeva e vincente della storia del calcio e di chi ha scelto prima Antonio Conte e poi Massimiliano Allegri. Sa che il prossimo progetto, avrà una guida tecnica all’altezza, sia esso il più esaltante (Pep), il più affascinante (Conte) o un Allegri a cui, nel caso, sarà richiesto sempre più quell’amore di Valencia, Manchester e Juve-Atletico e non il blando affetto del resto della stagione, se può darlo.

La gente Juve è questa, pazza di Juve, e sa che la Juve si ama, si discute e si contesta ma della Juve ti puoi sempre fidare, è l’amore che non ti delude mai.