Quando tutti i nodi vengono al pettine

di Milena Trecarichi |

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La sconfitta in Supercoppa lascia l’amaro in bocca e la sensazione che molti nodi siano venuti purtroppo al pettine. Quando si perde è giusto ripartire equamente le colpe: dirigenza, allenatore, calciatori.

DIRIGENZA
Le vittorie si iniziano a costruire in estate, con programmazione e lungimiranza. Per la prima volta la Juve in estate ha dato la sensazione di non avere idee chiare sul progetto tecnico e sulla rosa da allestire. Una serie di voci, suggestioni si sono rincorse sulla scelta del tecnico prima, sulla campagna trasferimenti dopo. Una dirigenza parsa in balìa degli eventi.
La scelta “forte” di Sarri, conosciuto per identità e organizzazione, andava accompagnata da una campagna acquisti più congeniale alla sua proposta calcistica e che invece, fin qui, è stata nulla. Il salto di qualità in mediana passava dall’acquisto azzeccato di uno tra Ramsey e Rabiot, finora quasi mai visti.

In difesa si ha l’impressione che il costo di de Ligt (il cui radioso futuro non è in discussione) sia stato elevato, perché da un calciatore di 80 mln ci si aspetta ben altro impatto. È giovanissimo, ma ha uno stipendio da top player e come tale deve rendere. Danilo non ha convinto, con l’adattamento di Cuadrado nel ruolo. In attacco la squadra è incompleta, con un solo centravanti di ruolo e due sole altre punte. Troppo poco per una squadra in lotta per tre obiettivi. A questo si aggiungono le annose noie muscolari dei vari Costa, Khedira, Ramsey. Centrocampo affollato, ma inconsistente, attacco potenzialmente forte ma incompleto, difesa ballerina. Urgono riflessioni su tenuta fisica e idoneità al progetto tecnico di molti. Il mercato invernale è alle porte.

ALLENATORE
Supercoppa a parte lo score di Sarri è soddisfacente. Agli ottavi UCL con due turni d’anticipo e primato nel girone, primo posto in campionato. La Supercoppa è l’unico trofeo che la Juve ha spesso lasciato ai rivali anche negli anni scorsi. Il KO di quest’anno fa più rumore perché arriva contro la squadra che ci ha battuto 2 volte in 15 giorni con punteggio largo nel finale. Pur riconoscendo tutti i meriti alla Lazio, non è ammissibile perdere così male due gare in pochi giorni. Molto frustrante la frase di Sarri “se la Lazio continua a giocare così non possiamo farci nulla”. La Lazio ha un 11 di tutto rispetto, ma non parliamo di Real, Barça, City, Liverpool, nostri teorici competitors. La frase Sarri sembra quasi calcare un suo storico limite: non saper cambiare piano tattico in corso d’opera.

Contro squadre come la Lazio, la difesa alta comporta rischi ELEVATISSIMI se la condizione non è buona. A Sarri non si imputano i risultati, ma la poca chiarezza sul modulo, sugli interpreti e la identità ancora vaga della squadra. A dicembre ci si aspettava di essere più avanti e invece dopo Inter-Juve salvo qualche rara occasione, la squadra sembra fin troppo vulnerabile dietro e poco pericolosa in avanti. Al rientro Sarri dovrà confrontarsi con calciatori e staff per trovare soluzioni.

CALCIATORI
L’unico che voleva vincere a tutti i costi era Ronaldo, 5 volte pallone d’oro e 5 campione d’Europa. Gli altri pascolavano, lui si dannava, dimostrando una superiorità non soltanto tecnica, ma mentale. CR7 incarna quella mentalità vincente di cui in passato spesso ci siamo fregiati, è stato mortificante vedere la sua faccia al fischio finale. La sindrome da pancia piena, di trofei e complimenti, sembra affliggere tutti gli altri. Pjanic non sarà mai Pirlo, ma l’involuzione che lo attanaglia da un mese abbondante non è una sorpresa, visto che sembra dotato in pari grado di  talento e discontinuità. Higuain dà sempre tutto, anche nei momenti di scarsa brillantezza, ma in alcune gare il cuore non compensa i deficit fisici.
L’anima sembra mancare a questa squadra. Al di là della tattica, degli schemi, che si possono correggere e migliorare, la Lazio ci ha messo voglia, fame, anima. La Juve no.

Sarri oltre a curare l’aspetto tecnico dovrà riuscire a toccare le corde giuste dei calciatori, che da gennaio dovranno ritrovare anima e voglia che finora si è vista forse solo in Champions e che invece serve sempre, costantemente per gettare il cuore oltre l’ostacolo e fare ciò che sembra facile ma è maledettamente difficile: vincere per otto (nove) anni di fila.


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