Tutti i difetti di Pochettino

di Michael Crisci |

Mauricio Pochettino è probabilmente l’uomo del momento. Non tanto perchè il suo Tottenham ha raggiunto per la prima volta nella storia una finale di Champions League, ma perchè, in un paio di recenti interviste, ha sostanzialmente aperto a un futuro lontano da Londra, ponendo come condizione un cambio di marcia sul mercato (Il club londinese non ha fatto mercato in entrata e in uscita nelle ultime due sessioni). Subito sono cominciate le prime speculazioni su una sua eventuale squadra futura, e tra queste ovviamente non poteva mancare la Juventus, che ancora non ha sciolto le riserve riguardo la conferma o meno di Massimiliano Allegri

Pochettino arriva al Tottenham nel 2014, dopo le esperienze all’Espanyol e al Southampton. Ovviamente con gli Spurs, il tecnico argentino ha vissuto tutta la sua carriera ad alto livello fino ad ora, e quindi gli ultimi 5 anni, in cui ha portato il Tottenham a diventare una realtà europea, sono il campione che bisogna analizzare. Poch (come viene soprannominato), ha sicuramente dei pregi, ed è un allenatore con delle idee, ma presenta anche delle criticità

Pochettino, dopo un anno di ambientamento, aveva reso il Tottenham una ottima compagine difensiva; Nel 2015/2016 il Tottenham propose la miglior difesa del torneo (35 reti e 37,5% di XG subiti – dati UltimoUomo), nell’anno successivo bissò il primato, migliorando le performance difensive (26 gol subiti e 33,78 XG subiti – dati UltimoUomo). Poi il calo delle ultime due stagioni, con 36 e 39 gol subiti rispettivamente nel 17/18 e nel 18/19. Un calo difensivo che ha portato, nell’attuale stagione, a registrare addirittura 13 sconfitte stagionali nella sola Premier League (19 in totale); in un campionato come quello italiano, sono dati preoccupanti, specialmente visti gli standard a cui ci si è abituati negli ultimi anni.

Ma il vero difetto delle squadre di Pochettino (e forse di Pochettino stesso) è attitudinale; Il Tottenham, in questi anni, è sempre caduto in vista del traguardo. A partire dalla fallita rincorsa al Leicester di Ranieri, dove  gli Spurs non riuscirono a tenere il passo di Vardy e compagni; iconica fu la partita che consegnò il titolo al Leicester, ovvero Chelsea-Tottenham, che vide i ragazzi di Pochettino, sopra di due gol dopo un primo tempo dominato, grazie alle reti di Kane e Son, raggiunti dai Blues con Cahill e Hazard.

Ancora più significativi gli ottavi di finale della Champions 2017/2018, che sancì il passaggio ai quarti della Juventus, dopo un doppio confronto dominante da parte dei londinesi; l’uno-due terribile Higuain-Dybala a Wembley, che nella garà di ritorno ribaltò il vantaggio di Son, fiaccò totalmente l’animo dei giocatori del Tottenham, e Pochettino non riuscì a ridare quella verve che aveva contraddistinto gran parte dell’andata e la prima ora del match di ritorno. Come se il KO lo avesse preso direttamente, e di conseguenza avesse trasmesso insicurezza alla squadra. Stessa sorte ha avuto Inter-Tottenham di questa stagione, con Icardi e Vecino che hanno ribaltato nei minuti finali un’altra gara dominata.

La rimonta contro l’Ajax, e un’eventuale vittoria in finale di Champions, potrebbero cambiare radicalmente la visione che si ha di lui attualmente, e potrebbero anche cominciare ad abituarlo a qualcosa a cui ora non è abituato: vincere. Perchè essere vincenti, essere abituati a vincere, è una delle caratteristiche più importanti per un allenatore della Juve

Su un possibile futuro bianconero di Pochettino ad ora non si sa nulla, e su questo ci possiamo solo affidare a un detto ultimamente utilizzato da Pavel Nedved: Chi vivrà, vedrà!


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