Tutte le attenuanti di Maurizio Sarri

di Riceviamo e Pubblichiamo |

A pochi giorni dal ritorno con il Lione, il mood del popolo juventino è oggettivamente negativo. Dopo i primi, ottimi 60 minuti di San Siro, la squadra ha inanellato 7 partite e mezzo da incubo, due delle quali portate a casa con i nervi e non poca buona sorte. Il finale in calando ha fatto dimenticare anche le cose buone che pur si sono viste, magari a sprazzi, prima della sosta, sopra tutte un girone di Champions dominato come poche volte in passato. Oggi invece, almeno a giudicare da quanto si legge sui social, sembrano rimaste solo due tipologie di tifosi juventini: chi spera di veder presto finire l’era Sarri e chi mente. Perché per tutti il colpevole è innegabilmente Sarri. Il Barone Rozzo, corpo estraneo alla nobiltà sabauda, che aveva l’ardire di portare il bel gioco nel regno del “vincere è l’unica cosa che conta”. Ma fu vera colpa? Si poteva realisticamente chiedere il bel gioco o il “materiale tecnico” messo a disposizione del tecnico toscano non permetteva di fare meglio? Vediamo reparto per reparto cosa si è trovato tra le mani Sarri ad inizio stagione.

Portieri. Difficile chiedere di meglio del duo Szczęsny/Buffon. Il polacco è nel pieno della sua maturità fisica, ha dimostrato di essere affidabile e, nel caso di problemi fisici, Buffon rappresenta un sostituto in grado di non far rimpiangere il titolare. Un mix di freschezza ed esperienza di cui certo non ci si può lamentare.

Difensori. Causa campagna cessioni fallimentare, la batteria di difensori appariva da subito numericamente sbilanciata: troppi centrali e pochi laterali per una difesa a 4. Dal primo punto di vista, Chiellini e Bonucci, i senatori, hanno una anzianità di servizio ed una personalità tali da rendere difficile l’inserimento dei giovani e talentuosi de Ligt e Demiral. Se il primo non fosse costato quasi quanto Higuaín al tempo, difficilmente avrebbe trovato tanto spazio da subito, nonostante l’infortunio del capitano. Rugani quest’anno ha purtroppo dimostrato di essere un gradino abbondante sotto i titolari, specie dopo la sosta. Lato terzini invece la situazione è semplicemente drammatica. Un solo terzino di ruolo per fascia (con Alex Sandro in costante calo negli ultimi anni e Danilo mai completamente sicuro), unico rincalzo De Sciglio: se non fosse stato per la straordinaria stagione del “convertito” Cuadrado, il cui fisico per fortuna ha retto tutto l’anno, avremmo raccolto dal sacco ben oltre i 43 gol subiti in campionato.

Centrocampisti. Nel modulo di riferimento dell’allenatore, solo due giocatori sembravano avere caratteristiche quasi adatte: Pjanic e Bentancur. Il primo, che doveva rappresentare sulla carta il fulcro del gioco, nella prima parte di stagione ha tutto sommato mantenuto le promesse. Tuttavia, le sue caratteristiche tecniche e fisiche già lasciavano presagire difficoltà di filtro davanti alla difesa. Le trattative con il Barcellona lo hanno probabilmente condizionato ed il suo rendimento ne ha risentito parecchio. Il secondo è stato la vera rivelazione del centrocampo bianconero. Abbiamo trovato la ciliegina, ma mancava totalmente la torta sulla quale piazzarla. Inutile girarci intorno: se escludiamo la crescita di Rabiot nell’ultimo mese di campionato, tutti gli altri hanno totalmente deluso. Khedira, Emre Can e Ramsey non pervenuti, Matuidi un pesce fuor d’acqua: il centrocampo della Juve è cambiato decine di volte nel corso della stagione, senza mai dare la sensazione di brillantezza e solidità. Il già citato Bentancur ha brillato soprattutto per la sua capacità di mettere una pezza a situazioni di difficoltà tattica o inferiorità numerica.

Attaccanti. Oggi, a posteriori, potremmo dire che l’attacco ha vissuto una buona stagione. Ronaldo, oltre i 30 gol, non si discute e non era ovviamente in discussione; Dybala invece è stato paradossalmente la miglior sorpresa, dopo una stagione di ombre con l’ultimo Allegri. Ma a priori nel modulo di riferimento, l’argentino non trovava posto, tanto che, come sappiamo, è stato a lungo sul mercato. Con Mandžukić logoro dopo tante stagioni in cui ha cantato e portato la croce ed Higuaín con testa e un piede già in Argentina, Sarri si è trovato da subito senza un centravanti sul quale fare costante affidamento per aprire spazi al fenomeno portoghese. Sugli esterni possiamo stendere il classico velo pietoso: Douglas Costa ha fatto quello che tutti potevamo attenderci da lui, ovvero poche partite buone e tante da spettatore infortunato; Bernardeschi ha avuto tantissimo spazio causa assenza di alternative e l’ha sfruttato male, segnando 2 gol in stagione e complessivamente dando un contributo offensivo quasi nullo. Ronaldo ha giocato sempre, sia perché ha voluto così, sia perché non si poteva sostituire. Sulla destra Cuadrado avrebbe potuto rappresentare una alternativa, se la sua presenza non fosse stata indispensabile altrove come terzino.

In conclusione, non solo un anno fa Sarri si è trovato materiale tecnico palesemente inadatto al suo progetto tecnico ma dopo pochi mesi ha pure perso per infortunio i due migliori difensori puri della rosa, nonché l’unico centrocampista con propensione all’inserimento (Khedira). In una annata a dir poco particolare, e con queste fosche premesse, ha comunque centrato l’obiettivo scudetto e perso solo ai rigori la finale di coppa Italia. All’allenatore toscano si possono muovere tante, legittime critiche per la mancanza di compatibilità con lo stile Juve; per contro, ogni critica sul suo operato tecnico non può non tener conto delle lacune del materiale umano a sua disposizione.

Nota finale: Conte ha passato gli ultimi 12 mesi a lamentarsi di una rosa inadeguata; Sarri, dal canto suo, non ha mai detto una parola a tal proposito. Forse non ha ancora imparato a vestire la cravatta anche a bordo campo, ma l’apprendimento dello stile Juve è già stato avviato.


JUVENTIBUS LIVE