Ora tuteliamo Kean dal pregiudizio

di Sergio Sersim |

Leonardo Bonucci al termine di Cagliari-Juventus si è reso protagonista di una dichiarazione imperdonabile e inaccettabile a prescindere da qualunque interpretazione e ne sta giustamente pagando le conseguenze. Le parole pesano e se al termine di una partita non sei lucido è meglio tacere, anziché affrontare con superficialità un tema così importante.

Fatta questa premessa, è altrettanto necessario sottolineare come il ragazzo non sia razzista. Potrà sembrare banale, ma non lo è nel momento in cui un gran numero di sportivi si sono espressi contro di lui. Il direttore di Sky Sport Federico Ferri, presente alla Sardegna Arena, ha fornito una personale ricostruzione degli eventi:

Chi era allo stadio non ha avvertito nulla che potesse essere descritto come l’ennesimo episodio di razzismo diffuso in uno stadio. Dobbiamo scusarci con chi, da casa, magari per via dei microfoni posti a bordo campo in uno stadio piccolo e raccolto, ha sentito come fenomeno di massa quello che dalle nostre posizioni, dai nostri inviati, non è stato percepibile. La dimensione reale, dal campo, non era neanche lontanamente tale da meritare un intervento. Né da parte di chi raccontava l’evento, né da parte di Giacomelli. Che poi giustamente è intervenuto quando, dopo il gol di Kean, la situazione è diventata più pesante. E lì dallo schermo più che dallo stadio, qualche maledetto ululato si è udito.

Fidandoci delle parole di un professionista che non si è mai distinto per atteggiamenti negativi, si può pensare che lo stesso Bonucci non li abbia percepiti nell’arco dei 90 minuti e che, al termine della gara, si sia limitato a valutare gli ululati posteriori al gol di Kean come conseguenza di un’esultanza provocatoria. Un’interpretazione simile lo smarcherebbe dalle pesanti accuse di razzismo che gli vengono rivolte in ogni angolo del globo.

Come detto però le interpretazioni non rendono meno grave il concetto espresso per almeno tre punti:

Assenza di provocazione

L’esultanza di Kean non è stata provocatoria. Il ragazzo si è limitato a spalancare le braccia e osservare chi lo accostava a un primate, privandolo di ogni forma di dignità. Sbaglia Bonucci a sostenere che Kean abbia provocato. Sbaglia Allegri nell’esprimere lo stesso concetto, portando a supporto della teoria della mancanza di rispetto uno stop di tacco che Kean avrebbe effettuato contro l’Udinese il mese precedente. Sbaglia il Presidente del Cagliari a non prendere le distanze dagli ululati, mostrando nessun rispetto per il ragazzo riferendosi a lui come “Kin o Kean…come lo chiamate voi…”. Sbagliano i giornali a insistere sulla provocazione, vergognosamente avidi di creare un nuovo bad boy da distruggere nei prossimi anni. E sbagliano anche tutti coloro che pensano che una reazione stizzita avrebbe potuto cambiare le valutazione sulla vicenda.

Superficialità

Un tesserato di un club che punta ad essere un marchio globale non può esprimersi così superficialmente su un tema talmente delicato che va oltre le singole situazioni e interpretazioni. Conseguenza di ciò, l’insurrezione degli atleti di colore che, in virtù della loro posizione privilegiata, sentono il dovere di vigilare sull’argomento. La vicenda si concluderà positivamente per Bonucci, Giulini e Allegri: negli USA sarebbero stati probabilmente scaricati da chiunque per aver reso pari colpevole una vittima di razzismo. Basti ricordare come la NBA, per un commento razzista avvenuto durante una telefonata privata e registrata di nascosto, abbia escluso per sempre dalla Lega e bandito da ogni palazzetto l’ex proprietario dei Los Angeles Clippers Donald Sterling, obbligandolo a vendere la propria squadra.

Pregiudizio

Nella sua breve carriera tra Juventus e Hellas Verona, Kean non si è mai distinto per comportamenti sopra le righe eppure da un mese a questa parte – quando il ragazzo ha iniziato a scendere in campo con regolarità – si respira un’aria tossica, carica di pregiudizi, intorno al suo nome. Il clima è fomentato dai giornali che insistono senza vergogna ad accostare il ragazzo unicamente a Balotelli, senza pensare o semplicemente fregandosene di quanto razzista sia questo atteggiamento. Ormai, con discreto successo (anche all’interno della tifoseria bianconera), hanno fatto passare il messaggio che il ragazzo o viene preventivamente bastonato o farà sicuramente la fine di Balotelli. Eppure non ricordo accostamenti preventivi con Cassano per altri giovani talenti come Zaniolo, Chiesa e Barella.

Bonucci ha sbagliato e con lui un po’ tutti. Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad uno spettacolo poco edificante nei confronti di un ragazzo che non ha fornito a nessun motivo per far parlare negativamente di sé, se non il colore della sua pelle. Kean è un talento che va tutelato e protetto esattamente come tutti gli altri, abbandonando quei pregiudizi che già si rivelarono stupidi (oltre che razzisti) con Paul Pogba.