Che tu sia Benedikt, Höwedes

di Giacomo Scutiero |

A un mese dal termine del campionato, questo ragazzone biondo di quasi trent’anni conta 158 minuti giocati. Niente.

Queste due gare quasi complete sono state giocate molto bene, quasi perfettamente; Crotone e Sampdoria allo Stadium, ok, a cinque mesi di distanza l’una dall’altra, ok, ma le prestazioni restano. Come resta il fatto che due presenze in sette mesi inchiodino il post-it con su “Elemento indisponibile”.

L’altro pensiero, non palmare eppure per chi scrive alquanto nitido: Höwedes è un’insegna del gruppo Juventus, emblema del concetto d’inclusione.
— Non sono a disposizione
— Lavoro
— Recupero
— Vengo chiamato in causa
— Faccio il mio/Faccio più del mio
— Vengo elogiato dal didentro e difuori

Der Wille tuth’s  /  La volontà lo farà

Benedikt è un simbolo, dunque è realtà. Ci dà il significato di gran parte del mondo Juve: non soltanto la riga del #FinoAllaFine, ma l’intero libro stampato della sua rappresentanza.
Non sappiamo cosa sarà di lui, epperò ha insegnato (a chi ignorava) e ribadito (a chi dubitava) cosa vuol dire entrare nel giardino bianconero in pianta stabile oppure passeggera.
Una lezione di stile ed integrità. Il comportamento dovuto, combinando istinto e passione, assecondando tempi e sensibilità; sono queste le sfide più stimolanti ed emozionanti, benché non abbiano vita e sviluppo longevi.

Si dice che la donna sia mutevole come il meteo di Aprile e tanto si può dire ma non che le tifose non abbiano apprezzato la silhouette di Höwedes. Il tedesco dal cuore e dai piedi leggeri, il fusto di buona volontà per cui nessuna difficoltà pare insormontabile.

È uno di casa. Alla prossima intensa presenza, compa’.