Tu quoque, Vidal!

di Valeria Arena |

Esiste una regola non scritta, ampiamente osservata e istituzionalizzata in ogni ambito professionale, secondo cui monetizzare con successo il proprio talento, qualora ce ne fosse uno, ha come principale obiettivo quello di far torcere le budella al ragazzino che non ci havoluto al liceo, al capo che ci ha licenziato, al marito che ci ha cornificato. È il metodo Nora Ephron, ma nel nostro piccolo lo facciamo tutti, pure se non siamo in grado di scrivere un libro che sputtani e, si spera, faccia venire qualche scrupolo al giornalista autore del Watergate.

Alla Juve, negli ultimi dieci anni, tutti gli allenatori hanno massimizzato l’odio, i malumori e i dubbi che li precedevano, ad eccezione di Pirlo che, godendo di una fiducia fuori dall’ordinario, continua a comportarsi come se avesse nulla da dimostrare. Allo stesso modo altri hanno dovuto constatare di essere stati facilmente dimenticati e che la loro assenza, in termini di risultati finali, non era in grado di sconvolgere nessun equilibrio.
Vidal è uno di questi. Conte è uno di questi.
Lo stesso Conte a fine partita ha ribadito di aver ricevuto parecchi schiaffi dalla Juve negli ultimi anni, mostrando di non aver dimenticato nulla. Lui si riferisce al campo, noi, invece, non possiamo fare a meno di pensare a tutto fuorché al calcio giocato.  Morale della favola: a fine partita ci ha ricordato di cosa c’eravamo innamorati quando eravamo tutti troppo occupati a tesserne le lodi piuttosto che a elencarne i difetti.
Vidal fa la stessa cosa, ma senza astio perché, fortunatamente per lui e per il suo fegato, non ha astio in corpo. Abbraccia e bacia tutti, stringe Chiellini, sbadatamente poggia le labbra sullo stemma – ma tutti dimenticano che ha uno scudetto cucito sulla pelle, cosa volete che sia un bacio sulla maglia – a fine partita si aggrappa a Pirlo con la stessa irruenza con cui ognuno di noi si aggrapperebbe alla propria giovinezza. Vidal ha bisogno di dimostrare che non è morto a quanti lo ritengono morto e quale migliore occasione di una Juve che è sopravvissuta e continua sopravvivere senza di lui?
E allora chiamiamo pure coincidenze, facendo finta che esistano, il primo gol da interista e la prima prestazione che ricordi perché Vidal resterà per sempre Vidal.
Insomma, c’è chi dimentica in fretta, come una Juve totalmente inerme e indifferente alla presenza di Conte e allo stesso Vidal, probabilmente anche perché nella posizione migliore per farlo, e chi non dimentica mai. E quando smetti di dare ceffoni, vuole dir che tutto finito, archiviato, superato.
La faccia di Conte ringrazia. Quella di Pirlo meno.

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