Tu, Giorgio

di Nino Flash |

Sono il capitano della Juventus e della Nazionale”. Così, nell’ultima pagina del suo libro autobiografico, Giorgio Chiellini ci riporta all’attualità, dopo averci fatto viaggiare tra i suoi ricordi di infanzia e di gioventù, dopo averci raccontato incontri, impressioni ed emozioni.

Il presente è ancora il suo tempo e quello di una Juve che deve raggiungere nuovi e vecchi obiettivi: la “stella” degli scudetti consecutivi e la tanto attesa Champions League (“A volte mi guardo le mani e penso: saranno loro a sollevarla?”). Senza dimenticare l’Europeo, Coronavirus permettendo. Non molla niente Chiello nostro!

Altri due anni da protagonista sul campo il capitano bianconero ce li promette e se li promette, sebbene abbia già prefigurato quello che sarà il suo futuro: non allenatore, più probabile dirigente, sicuramente padre e marito più presente.

La lunga pausa per l’infortunio pare avergli offerto l’occasione di ricalibrare il proprio fisico, ridefinire i propri obiettivi e riflettere su se stesso; e lui sembra averla colta in pieno, omaggiandoci di questo suo autoritratto. Intimo, umano, autentico.

Come quando ci racconta i tre rituali pre-partita che “innescano” la sua prestazione: la doccia delle ore 18 (“Ascolto il mio corpo, sento i muscoli, se è tutto a posto, se il flessore della coscia è un po’ più rigido di quanto dovrebbe. Lì comincio a immaginare le azioni in campo e i miei movimenti”); i 20 minuti di musica in cuffie sul pullman; l’entrata in campo 40 minuti prima del fischio d’inizio, a contatto con l’atmosfera dello Stadium gremito.

Da Osvaldo Jaconi a Maurizio Sarri, da Giuliano Giannichedda a Cristiano Ronaldo, ogni persona con cui ha condiviso gioie e dolori del campo ha contribuito a plasmare quel Giorgio Chiellini che da 9 anni ammiriamo in ogni partita e che in questo finale di carriera sembra aver raggiunto il suo apice. (“Non credo sia un caso che la migliore annata della mia carriera sia coincisa con l’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juve: a una età come la mia percepisci più cose da chi ti sta accanto, figurarsi dal numero uno del pianeta.”)

Poi il dolorosissimo infortunio ha aperto una parentesi che lui, con la sua caparbietà e meticolosità, ha saputo chiudere presto ma che comunque lo ha tenuto lontano dai campi di calcio per tanto tempo. Eppure, se vi chiedeste quali siano state le sue assenze più pesanti, nel libro potreste trovare risposte sorprendenti. La prima fu quando Antonio Conte mollò tutto e tutti, su due piedi. Giorgio è convinto che se in quei giorni di luglio non si fosse trovato in vacanza post mondiale – a migliaia di chilometri di distanza – bensì a Torino, sarebbe riuscito a convincerlo a restare. La seconda capitò quando Bonucci sbatté la porta per poi andare al Milan (“Se ne vanno sempre quando io non ci sono…”). Anche in questo caso la convinzione del capitano non ammette dubbi: Leo sarebbe rimasto, sarebbe stato convinto anche lui. Perché al “Chiellini” tutto tenacia, forza e carisma, bisogna aggiungere il “Giorgio” calcolatore, razionale, analista. Due anime diverse. Una allenata e forgiata dalla fatica, l’altra innata e modellata dagli studi. Due anime coordinate da una lucida ma serena autocritica, pronta a riconoscere e correggere gli inevitabili errori.

“Io, Giorgio” definisce l’uomo, non la carriera. Per quest’ultima si renderà necessario aggiungere almeno un altro paio di capitoli, intrisi di sfide e – si spera – di successi. Mentre noi glieli auguriamo e ce li auguriamo, il capitano affronterà queste prove con la consapevolezza di chi sa di poterne determinare l’esito, incitato da quel suo motto personale che lo ha fin qui accompagnato: “Non so se ci riesco, ma ci riuscirò.


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