Troppo facile, ecco perché non mi sono abbonato

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Quest’estate ho scritto di non aver rinnovato l’abbonamento dopo 10 anni.

Bordate di insulti. Amici che poco tempo dopo – il fattaccio non era ancora successo – mi danno del Bonucci. Ma qualcuno il senso l’aveva capito.

Sabato sera ho guardato il derby dal divano come (quasi) tutti i tifosi che non sono mai andati allo stadio e che mi hanno insultato.

L’impressione è di non essermi affatto sbagliato.

Marotta e Paratici hanno nuovamente alzato l’asticella, e di brutto pure.

Se pensiamo all’evoluzione Juve dall’ormai lontano “primo scudetto” post Calciopoli, la Juve di allora emozionava per i dribbling di Estigarribia, uno che dopo non è riuscito a sfondare nel Chievo, aveva Motta al posto di Sandro e Giaccherini come pupillo dell’allenatore. Di punta c’era Matri, oppure Vucinic, oppure Borriello. Fate voi.

Conte se ne andò due anni dopo per chissà quali ragioni, ma quell’anno sognavamo Cuadrado per dare una svolta “tecnica” alla squadra.

Oggi la Juve ha una squadra di giocatori tecnici che sostanzialmente coincide col gruppo, praticamente senza riserve.

Allegri, dopo aver insegnato calcio, dopo aver insegnato la gestione della gara e della stagione, sta plasmando un gruppo che può giocare a calcio in qualsiasi configurazione.

E non parlo solo di turn over, parlo di calcio totale: di giocatori multiruolo, che non fanno solo le due fasi ma possono cambiare posizione in campo a piacimento. Mandzukic ne è l’emblema, ma Sturaro terzino, Cuadrado o Costa trequartisti, Dybala falso nueve, Pjanic regista, interno o trequartista… stiamo assistendo ad una crescita di un organismo (la Juventus) che per giunta si rinnova tantissimo ogni anno.

In questo contesto il campionato di Serie A attuale è penoso.

Non si può vincere un derby per manifesta superiorità come sabato sera. Non fosse stato per Sirigu e per qualche giochino da spettacolo di troppo poteva tranquillamente finire 8-0.

Chi critica Allegri, che vuol vincere le partite nei primi venti minuti e poi abbassare il ritmo per gestire la partita senza sprechi di forze per arrivare in fondo a tutte le competizioni, non ha capito nulla.

Però ha ragione chi – forse Sandro Scarpa – quest’estate aveva lodato la cessione di Bonucci al Milan nel tentativo di “sovvenzionare” la rinascita delle milanesi, utili come il pane per rendere di nuovo interessante un prodotto (l’attuale Serie A) senza alcun appeal.

Il guaio è che Bonucci al Milan per 40 milioni è stato un altro capolavoro di Marotta: cifra più alta della storia per un difensore trentenne, personaggio spocchioso (in linea con lo stile Juve, che va bene se vinci), il quale calatosi in una realtà modesta ed in costruzione è tornato quello da realtà modesta e in costruzione che era quando giocava nella Juve del settimo posto.

Io credo davvero che serva una riforma della Serie A, a 16, non a 18, squadre.

Se togliessimo per dire le ultime 4 di oggi (Udinese, Genoa, Hellas e Benevento), avremmo comunque 3 squadre scarse come ultime (Spal, Sassuolo e Crotone) e Bologna, Cagliari e Fiorentina costrette a far punti.

Allora probabilmente il campionato durerebbe un po’ di più, nonostante il numero ridotto di partite, e le squadre dovrebbero mettere magari in conto di far punti anche a Torino. Che non dico che si scansino, ma secondo me quando si fa la pianificazione dei punti da farsi nella stagione quasi tutte a Torino mettono Zero e questo (non) aiuta.

E ci sarebbe pure più spazio nel calendario per un torneo internazionale di livello: una Champions allargata, magari con gironi a 6 squadre.

Ma so che è più probabile che vengano a giocare da noi Messi e Ronaldo. Con Mandzukic in porta.

Saluti a tutti.

Di Giorgio Fischer