Una sana trollata per la stagione 2018/19

di Giuseppe Gariffo |

L’intervista che Giorgio Chiellini al termine di Roma-Juventus, raggiunta la matematica certezza del 7º scudetto consecutivo, ha rilasciato a tutte le emittenti televisive, ha svelato di che natura fosse il carburante che ha nutrito lo spogliatoio bianconero nel corso di una stagione faticosa con un finale da brividi. La mancanza di rispetto di media e avversari, le costanti insinuazioni su arbitri e potere extracampo, gli sfottò sulle finali perse giunte da pulpiti improbabili, il malcelato tifo neutrale per il “bel gioco” dei rivali. Un cocktail formidabile di motivazioni che ha permesso al gruppo, reduce da trionfi in serie negli ultimi sei anni, di approcciare la stagione (specie nel suo finale post-capocciata di Koulibaly) con più fame di chi non vince nulla da una vita.

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La domanda che mi sono posto è se questa “benzina” potrà essere efficace anche nella prossima stagione o se forse bisognerà puntare su altro. È inevitabile che un altro anno senza vittorie aumenterà la sete degli avversari (diretti concorrenti e non) che già, al netto di leggende metropolitane, danno l’anima quando incontrano maglie bianconere; al contrario, un settennato di dominio può fisiologicamente indurre i bianconeri a un rilassamento nell’affronto della prossima serie A. Aggiungiamo ai dati anche l’addio del Capitano Gigi Buffon, l’uomo che ha vinto più scudetti di tutti nella storia della Serie A e che è la memoria storica, in in campo, di questo club. Può ancora essere “l’accerchiamento” il segreto?

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Pensate cosa accadrebbe invece se, alla prima conferenza stampa 2018-19 si presentasse lo stato maggiore bianconero dichiarando “dopo sette scudetti è logico che il primo obiettivo per noi sia vincere la Champions. La serie A ce la giocheremo senza assilli, tentando di rivincerla ovviamente, ma l’importante è arrivare tra le prime quattro per l’accesso alla massima competizione europea. Lo scudetto resta un obiettivo, ma secondario rispetto agli anni passati”.

So bene che difficilmente accadrà, che in casa bianconera vige il giusto postulato “vincere tutto ciò per cui si concorre, in particolare le competizioni in cui si parte favoriti”. So anche che puntare l’intera stagione su una competizione difficile, imprevedibile, spesso casuale e ultimamente sempre appannaggio di chi ha extraterrestri in campo, come la Champions sia un azzardo eccessivo. E infatti non credo che bisognerebbe farlo davvero, ma mi intrigano le possibili conseguenze di una strategia mediatica basata su quest’affermazione (una “trollata” credibile, detto altrimenti), che trovo in larga parte positive per la Juventus:

– Dentro i confini italiani una Juventus che, a parole, definisce lo Scudetto “un obiettivo secondario” scarica sugli avversari tutte le responsabilità della vittoria in campionato. Sarà meno comprensibile nascondersi dietro gli alibi del fatturato, per gli avversari, e la Juve stessa magari dovrà affrontare più spesso partite di calcio che “guerre sante”, come spesso accade in Italia, con gare spesso precedute da prepartita piccanti e demagogici e postpartita carichi di polemiche e livore.

-L’ambiente della tifoseria accetterebbe con maggiore serenità un turnover ampio in campionato, come quello a cui Allegri ci ha già abituati e magari con un coinvolgimento ancora più pesante degli uomini chiave. D’altra parte la Juventus è in grado di reggere i continui cambi di formazione grazie alla sua profondità di rosa. Sovente (senza nemmeno tutti i torti) gli addetti ai lavori hanno affermato che la seconda squadra della Juve sarebbe la più forte concorrente della “Juve A” nel campionato italiano. Sicuri dunque, che in un clima meno avvelenato, e con le seconde linee più responsabilizzate, l’Ottava meraviglia non potrebbe arrivare lo stesso? Occorrerebbe certo arricchire la qualità della rosa, specie nelle seconde linee ed in particolare a centrocampo, e provare limitare gli infortuni muscolari che sono stati troppi negli ultimi anni, diminuendo così la possibilità di gestione del minutaggio dei singoli.

– In ambito Champions si potrebbero sfruttare le energie fisiche e mentali risparmiate grazie a un impegno meno ossessivo sul campionato. Arrivare alle sfide europee con i giocatori top in condizioni atletiche migliori e la mente più libera potrebbe avere indubbi vantaggi. Non sono pochi gli esempi di approccio poco “sfrontato” a match di Champions contro avversari di livello non trascendentale, e il Group-stage viene troppo spesso tirato per le lunghe, con primo posto (se non addirittura qualificazione agli ottavi) quasi mai certo fino all’ultima giornata del girone. Essere mentalmente focalizzati sulla competizione continentale potrebbe consentire una migliore gestione di quella fase che oltretutto, se “regolata” con largo anticipo (alla quarta o massimo quinta giornata) lascerebbe alla squadra tre mesi pieni (da novembre a febbraio) in cui la serie A sarebbe l’unico impegno prima di rituffarsi sulla fase decisiva della Champions League.

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Chissà, dunque, se le energie per affrontare al meglio la prossima stagione, e continuare la collezione di trofei (magari arricchendola), possano giungere da una estensione mediatica del concetto allegriano di “halma”. Difficile crederlo, visto ciò a cui ci ha abituati negli ultimi anni la dirigenza bianconera, ma l’ambiente sarebbe pronto ad accettare questa posizione e gli effetti potrebbero essere interessanti.