«GOOOOOOOOLLLL!!!! Padoiiiiiiiiiiiiiiiiiiiinnnnnnnn, Padoiiiiiiiiiiiiiiiiiiiinnnnnnnn…»

di Antonio Corsa |

(Titolo meno Google-friendly non potevo trovarlo, iniziamo bene…)

Non so se sia vero (non credo 😎), ma passo per essere uno degli ideatori del movimento “pro Padoin” del web. Ricordo un paio di citazioni su Tuttosport, le innumerevoli menzioni ricevute su Twitter (in questi giorni, poi…), in verità anche qualche battuta scambiata con i piani alti.

Non fraintendetemi, però: il mio padoinismo è iniziato a fari spenti, senza hashtag e senza fotomontaggi (a differenza di tanti che in queste ore cavalcano l’onda).

 

Da quando seguo la Juve, ho mandato UNA sola email alla Juventus con ad oggetto un’operazione di mercato. UNA sola email nella quale mi sono congratulato per un acquisto effettuato. Credo di avervela postata da qualche parte, la conservo ancora gelosamente e anzi, semmai Padoin (non l’ho mai incontrato, non lo conosco, non ho alcun suo contatto) dovesse leggere questo articolo, sarebbe importante partisse anche lui da qui.


[otw_shortcode_quote border_style=”bordered” background_color_class=”otw-silver-background” background_pattern=”otw-pattern-5″ color_class=”otw-black-text”]Presidente,
Complimenti sentiti per l’acquisto di Simone, un ragazzo che ho visto spesso all’opera e che – caratterialmente – è sicuramente da Juve. Meglio lui di un bagno di sangue inutile (oggi).
31/01/2012[/otw_shortcode_quote]

Vi pare potessi mettermi a trollare su una cosa del genere, suicidandomi? Pensate avessi potuto mandare quell’unica email se non ne fossi stato davvero convinto? Lo ero. Lo sono. Il padoinismo, quello vero, non nasce come sfottò per Totti ed Higuain, non fate mai quest’errore, ma dalla stima verso l’uomo e verso il calciatore.

Poi certo, è stato anche tremendamente divertente chiamarlo “Sigaro (1)“, “Talismano”, contare le partite da imbattuti con lui da titolare (ricordate la striscia?) eccetera. Enfasi su poi.

Il mio tributo a Padoin potrebbe anche terminare qui, non credo serva altro per dire quanto gli abbia davvero voluto bene a sto giocatore. E invece non sarebbe un vero tributo se non lo “sporcassi” un po’ evitando di farvi fare indigestione di zuccheri. Mi perdonerete e mi perdonerà lui, ma le cose vanno dette tutte, prima di passare alle lacrime d’addio.

Iniziamo da un ripasso veloce, per amor di cronaca. E’ arrivato a Torino l’ultimo giorno utile per il mercato “di riparazione” (appunto) del gennaio del 2012, come ricorderete. Era il primo anno di Conte e la Juve lottava e faticava contro il Milan di Allegri, Ibrahimovic e Thiago Silva. Fino al suo arrivo.

– no, dai, break: serio! 😐 –

Dicevo: Conte lo conosceva già, avendolo allenato all’Atalanta. Non si oppose. Eppure: non convocato col Siena, non convocato col Milan, non convocato col Napoli, non convocato col Palermo, non convocato con la Lazio, non convocato con la Roma, non convocato con il Cagliari. Ero a rischio figura di merda, altroché.

Alla fine però giocò 4 partite da titolare e segnò pure un gol, indimenticabile: il 5-0 alla Fiorentina, quello dell’umiliazione. Quello ve lo ricordate ancora, eh? Quanto godemmo! Finimmo col vincere quel campionato, Padoin “bastò” (cfr: email) e venne pure riconfermato, anno dopo anno, anno dopo anno.

Il secondo giocò 10 volte da titolare (comprese 2 in Champions).

Il terzo ancora 10 partite da titolare (1 di Champions).

Il quarto, permettetemelo, è stato un anno straordinario per davvero. E sono serissimo, mannaggia a voi e alle battute! 18 partite da titolare (inclusa una in Champions League), 1804’ giocati ma soprattutto la svolta tattica giocando terzino. Sinistro, per giunta. Giocò tanto, tantissimo, bene. Ragà, BENE! Così bene che inziarono per lui le prime pagine “vere”, quelle di ammirazione, quelle che “Vuoi vedere che oltre alla simpatia e alle battute questo è pure un giocatore?”. Dalla parte sua, a sinistra, non passava nessuno. Le cavalcate alla Alex Sandro non le faceva, non vi voglio vendere fumo, ma almeno non si faceva uccellare, faceva le diagonali, teneva l’uomo, trasmetteva sicurezza. Un’alternativa tattica trovata per terra, ma utilissima e a tratti salva-stagione. In campionato, fu il 14mo giocatore più utilizzato da Allegri. Nella stagione forse migliore di sempre. Quindi ok, battute di qua, battute di là, tutto divertente e quello che volete: ma 14mo giocatore più utilizzato nella stagione forse migliore di sempre, ripeto.

Caro Simone (e magari qualcuno che lo conosca gli faccia pervenire queste parole) hai dimostrato con i fatti di poterci stare in un roster della Juventus, altroché.

Ma un tributo, dicevo, deve venire dal cuore. E dal cuore vi dico che Padoin è stato bello e divertente, una favola nella favola, fino al 30 agosto dello scorso anno. Dopo quel maledetto Roma-Juventus nel quale Allegri lo immolò da regista, stop, fine del padoinismo: una brutta partita (con mille attenuanti) ha distrutto tutto.

Me li ricordo tutti i messaggi di odio verso di lui. “Basta, sta storia di Padoin ha rotto il cazzo!”. “Basta, è un cesso, cedetelo!”. “Chi lo ha elevato ad eroe ha fatto il male della Juve, questi ci hanno creduto davvero!”, “Con i Padoin non la vinceremo mai una Champions”. Dovetti chiudere Twitter per qualche giorno, fui sommerso pure io. Ero diventato persino io, per qualcuno che mi dava troppa importanza, uno degli artefici della sconfitta con la Roma (con la differenza che almeno a lui un milioncino glielo hanno dato mentre a me un cazzo). Per carità, parole di sconforto. Eravamo tutti “persi”. La Juve che avrebbe dovuto dominare era lì, presa a schiaffi, che metteva in fila la peggior partenza di sempre. Lo scrissi in un tweet: “Torneremo a vincere e con le vittorie torneremo a giocarci su”.

Perdonatemi, vi aspettavate “l’articolo definitivo di addio di ACB a Padoin” per ridere e trollare assieme e vi sto facendo sta lagna… Ve lo faccio, tranquilli. Ci arrivo. Si esulta con i pugni al cielo, promesso. Fatemi togliere questo sassolino velocemente o l’esultanza poi non viene bene. Non pensate a me, irrilevante, ma al Pado. E’ stato una macchina, di ghiaccio, incredibile. Alla finale di Berlino si cantava tutti “Che ci frega di Leo Messi noi c’abbiamo Padoin” (quanto mi avete fatto ridere!). Era il 6 giugno. Dopo Roma, nulla. Anzi. Ma tifare Juve è (anche) questo. È festeggiare e divertirsi quando le cose vanno bene, buttare tutto e tutti nel cesso alla prima vera difficoltà. È goduria ma anche violenza. È il passare da eroe a coglione in un paio di ore. E’ emotività. E’ cercare sempre un colpevole quando le cose vanno male. Lo è stato Coman, brutalizzato dopo un paio di gare fuori ruolo. Lo è stato Padoin, cui è stato spento il sigaro sulla scarpa. Lo è stato Allegri. La riconoscenza non esiste per davvero, da noi. Non è esistita per Palloni d’oro, figurati se ti chiami Padoin. Ad ogni modo: Coman la fortuna se l’è andata a trovare altrove e ora gioca un Europeo da titolare, Allegri è di nuovo l’allenatore che tutti avremmo sempre voluto. E il nostro eroe?

Il Pado è stato zitto, non si è mai lamentato, non ha mai sbagliato una parola (neanche dopo l’esclusione dalla lista Champions), il giorno dopo Roma era di nuovo al suo posto, pronto ad allenarsi più degli altri. Primo ad arrivare e ultimo ad andarsene, e non è un modo di dire abusato nei tributi: nel suo caso è pure vero. Testa bassa e pedalare, senza mai sentire nulla, nè gli elogi, nè i mugugni. Ho visto presunti “fenomeni” crollare psicologicamente in situazioni analoghe. Mezzi uomini. Non lui. Lui è quello che, dopo essere scomparso dai radar perché non più “alla moda” come un tempo (e quest’anno avevamo i terzini seri, certo: come siete poco romantici!), il 17 aprile fece un gran gol contro il Palermo, ricevendo l’abbraccio di tutti i compagni di squadra.

Ecco, ORA possiamo passare alla fase divertente.

Sui social non esultai, quel giorno. Ero ancora risentito. Lui no. Lui è più buono, è più bravo. Io avrei tirato fuori una cosa a metà strada tra Ronaldo (foto) e Bonucci (foto), con un pizzico di Pogba (foto) e sette giri di campo per far vedere bene il tutto. Lui i gattini di Facebook. Ma basta, è ora di voltare pagina e, siccome non vorrei chiudere senza aver condiviso assieme a voi quella gioia, vi avevo promesso che avremmo esultato insieme, quindi facciamolo. Riviviamo quel momento di nuovo. Riguardatelo assieme a me quel gol, e immaginatevi il mio urlo. Bello forte, mi raccomando. Braccia all’aria e trenino di Capodanno con i miei cani. Più o meno come La Montagna di Game Of Thrones a un gol dell’Islanda, con Peppa Pig, con un cane un po’ più grande di quello e, se proprio volete, senza 150 chili di muscoli.

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( Pausa scenica… )



Scusate per il video, ma quello ho trovato, sarà islandese pure il telecronista!

Come concludere: Simone è stato un grande e da grande ha lasciato così, con l’ovazione dello Stadium e con delle parole di puro amore e riconoscenza (le avete lette?) affidate all’account Instagram della moglie, riunendo tutti, nuovamente, in un unico lungo applauso. Ha chiuso da vincente professionalmente ed umanamente e mi mancherà (la lacrima è qui, la prima).

Andrà al Cagliari, leggo. In fondo ne sono felice. Tornerà a giocare, con una nuova sfida davanti. Anche io, che nutro la massima stima per lui, sono abbastanza onesto intellettualmente da non ritenerlo all’altezza di un lista ristretta a 21 + 4 CTP nella Juve. E allora che vada a riprovare l’emozione di partire titolare, di tirare da fuori, di inserirsi senza palla, di sentirsi uno dei leader della squadra. Faccia vedere a sti ragazzini sardi che lui, prima di andare a fare l’umile soldatino alla Juve, era un bel giocatore, anche di qualità. Torni a far parlare di sé come calciatore.

Ciao Simone. Forza Simone.

Alla tua.

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(1) Dicesi “Sigaro” nel senso di “Sigaro della vittoria”, in riferimento al fatto che Conte lo mettesse spesso in campo a partita finita, quasi a certificare ufficialmente la vittoria.