TRIBUNA EST – Juve-Verona: troppa grazia in attesa della Roma

di Juventibus |

La mattina del 6 gennaio un sole scintillante avvolge Torino.

Un sole che sbatte sull’azzurro e tenta persino di riscaldare l’aria severa di inizio gennaio.

Le strade del centro sono prese d’assalto dai torinesi, tra semplici passeggiate, una cioccolata a Via Lagrange, incursioni nei negozi con i saldi appena avviati.

Capita così di chiacchierare al tavolino di un bar con un austero signore torinese, di fede interista, che ostentando uno sguardo corrucciato si dice preoccupato più del pomeriggio a zonzo per negozi con la sua signora che per l’impegno delle 18 della sua squadra in quel di Empoli.

E capita poco dopo di incrociare anche Roberto Bettega a spasso per il centro, e di potergli finalmente confessare quanti ram di memoria occupino ancora oggi i suoi gol nella nostra memoria emotiva. Vederlo prima di una partita, prima della prima partita dell’anno, è indiscutibilmente un bel segnale.

Incassiamo quest’altro piccolo regalo, sorridiamo, e finalmente ci dirigiamo verso lo Stadium.

La luce che lo avvolge sembra davvero di un’altra stagione. Ma le cime imbiancate sullo sfondo ci riconducono al calendario. Via, si riparte, la partita dopo la sosta è sempre storicamente un’incongnita. C’è il Verona, in profonda crisi di gioco, e il match sembra tutt’altro che impegnativo. Ed è –come sempre- proprio quello il pericolo. La partita alle 15 in un giorno di festa ci rimanda a un calcio antico. Spalti pieni, e tanti bambini. La loro Befana è allo stadium. In campo Caceres, bentornato, e là davanti c’è Morata accanto a Dybala.

Non passa molto che è proprio quest’ultimo a sbloccare, con una magia su punizione che lascia di sasso il numero uno scaligero.

Partita in discesa, con i cori del settore ospiti – affollatissimo- che però non cessano, anzi, aumentano dopo il vantaggio bianconero.

La Juve ora sembra rallentare, ma in pieno controllo del match. Il 2 a 0 chiude i giochi, con un’incornata prepotente di Bonucci su cross di Dybala, su punizione.

Nell’intervallo c’è il tempo per i saluti, con gli inevitabili racconti sulle feste appena passate e le analisi tattiche, e tecniche. E poi, inevitabilmente, si parla del Bayern.

Poi si riparte, e il match scivola via senza troppi sussulti, col Verona che non riesce a pungere né a far male, come vorrebbe, nonostante la voglia di Pazzini. Zaza rileva Morata e appena entra sigilla il match con un gol dei suoi.

Là in fondo, in curva sud,  il numero +39 su una bandiera che sventola per tutti i 90’ ci ricorda che l’Heysel va ricordato tutti i giorni.

Mentre gli smartphone raccontano di due juventini che complicano la vita a Milan e Roma. Giaccherini sbanca San Siro (al Milan aveva fatto malissimo già ai tempi del Cesena), e Simone Pepe riacciuffa la Roma segnando su punizione per il suo Chievo.

Troppa grazia dentro a questa Epifania allo Stadium. Sorrisi moltiplicati, abbracci, saluti.

Ci vediamo presto. Perché la prossima in casa nostra è già Juventus-Roma. Mai una partita qualsiasi.

di Emilio Targia