Il trequartista è per sempre? Il tridente è la svolta?

di Milena Trecarichi |

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La Juventus di Sarri chiude il girone UCL imbattuta e con record di punti (come Capello e Lippi), in A è pienamente in corsa con 2 punti di ritardo che a Dicembre spostano poco. Risultati soddisfacenti e non ha senso parlare di punti in meno rispetto al girone d’andata record 2018-19. Siamo in un torneo forse più equilibrato, con piccole e medie agguerrite, e ogni stagione ha la sua storia.

La preoccupazione ad oggi è dovuta più che a risultati e al gioco ai dati sui gol fatti e subiti. Nella Juve vista fin qui, salvo sporadiche occasioni, traspare una “incertezza tattica”, una confusione tra nuovi principi di gioco e atteggiamenti del passato, da cui derivano scarsa pericolosità offensiva e  fragilità difensiva.

Il clean sheet col Bayer Leverkusen (paradossalmente con una difesa B) non fa molto testo, perché i tedeschi oltre a fare possesso sterile, non hanno impegnato la difesa più di tanto, così come davanti, fino all’entrata di Dybala, la Juve aveva creato poco o nulla.

Ma la scarsa e la vulnerabilità da cosa dipendono, solo da alcuni cali di tensione o hanno una causa tattica? Sul banco degli imputati c’è da settimane il 4-3-1-2, modulo in cui il trequartista è la chiave e il cervello offensivo, e pesa anche più del regista di centrocampo (fondamentale nel 433).

Il trequartista dovrebbe fungere da collante, avere visione, piedi educati, giocare spalle alla porta, saper sfruttare gli spazi, mandare in rete le due punte.

Senza giri di parole, né Bernardeschi, né Ramsey, che è una mezzala destra, possono essere un trequartista ideale per Sarri, se non con scarsi risultati.

Gli unici che potrebbero, con caratteristiche diverse sono Dybala (ma Sarri ha chiuso la questione inquadrandolo come attaccante), o Pjanic, spostando avanti di 15-20 metri, magari con Bentancur “volante”.

Anche la seconda ipotesi è ai limiti dell’impossibile, perché il bosniaco in cabina di regia rappresenta un caposaldo di Sarri.

Un aspetto non è ancora chiaro quindi è se il 4-3-1-2 sarà il modulo di riferimento per tutta la stagione oppure è una soluzione temporanea dovuta alla defezione di un giocatore “svolta” per Sarri: Douglas Costa.

Questo modulo richiede un lavoro enorme ai terzini che devono risalire tutta la fascia, perdendo lucidità (vedi Cuadrado col Sassuolo e Lazio o Alex Sandro a Roma), perché poco supportati dai due interni. Anche Pjanic, marcato a uomo, è sempre più imbottigliato nel traffico con enormi problemi in fase di qualità in impostazione visto appunto i limiti del trequartista attuale.

Inoltre con questo modulo, la squadra ha perso la pericolosità vista nelle prime giornate di campionato, motivo per cui tutti inneggiano al salvifico tridente pesante (5 gol con Lokomotiv e Leverkusen). Sarri ha ribadito che il tridente potrà essere schierato soltanto in determinate condizioni, perché la squadra non è in grado di reggerlo per 90’.

 ? Perché richiede un lavoro enorme in fase di non possesso da parte di tutte le componenti della squadra, e la Juve attuale nom garantisce un pressing continuo, nemmeno per un solo tempo, figuriamoci con un altro uomo in avanti poco adatto alla pressione.

Non sono tanti i calciatori che possono garantire questo tipo di lavoro. Lo stesso generoso Higuain non è Mandzukic che ti garantisce copertura, Dybala potrebbe sacrificarsi ma perderebbe lucidità in avanti, mentre nessuno immagina Ronaldo fare rientri e recuperi difensivi. A centrocampo escluso Matuidi chi altri riesce a svolgere questo tipo di lavoro, forse Bentancur, forse in alcuni frangenti Pjanic.

Un compromesso potrebbe essere rappresentato dal 4-3-3 con Cuadrado nei tre davanti in attesa della resurrezione di Douglas, ma questo metterebbe in difficoltà Dybala, apparso l’unico veramente a proprio agio con l’attuale modulo. Sarri non è uno sprovveduto, a lui l’arduo compito di trovare il bandolo di una matassa via via sempre più ingarbugliata.