Il treno del calcio passa oggi

di Giacomo Scutiero |

Si sta come a Maggio, in Italia, la Serie A“. Alla vigilia del D-day del calcio italiano, il presidente dell’AIC semicita Ungaretti: i calciatori pronti a staccarsi?

Chi è a contatto col ministero dello Sport, racconta di persistenti dubbi sulla ripartenza del gioco; meglio, nel tardo pomeriggio Spadafora dirà Sì eppure questo non vorrà dire tutto.
Dubbi, a maggior ragione dopo il probabile positivo in casa Bologna: in attesa del secondo tampone, un membro dello staff ha portato il club ad interrompere gli allenamenti; una situazione quasi offensiva, ma non è tempo delle righe etiche. Il responsabile sanitario della Lazio arriva a minacciare le dimissioni se costretto alla quarantena allargata per un unico contagio.

La massima divisione attende l’OK, dopodiché affronterà davvero il problema: il modello della quarantena possibilmente alla tedesca, sempre compatibilmente con la curva epidemiologica.
Il governo non può non badare anche alla vertenza tra Lega e licenziatari televisivi e può legare il via libera ad un parziale calcio in chiaro; ad oggi, soltanto nove club hanno firmato il decreto ingiuntivo contro SKY per recuperare l’ultima rata dei diritti TV. Per le gare perse dai tifosi in questi mesi, il ministro dello Sport annuncia la tutela degli spettatori col rimborso dei biglietti.

Tornando a ieri, giornata importante per i calciatori. Innanzitutto, la salute loro e di chi li circonda; gli infortuni sono un problema ormai acclarato dalla Bundesliga dopo un ritorno in campo tanto anomalo; i viaggi dovranno essere uguali per tutti, stesso trattamento.
Damiano Tommasi si affida ai medici, come noi tutti: “Chi decide sul calcio, non è chi va in campo. Decide chi sta davanti alla televisione”. Sono comprensibili le perplessità dei calciatori: vogliono giocare, più di tutti, ma in una situazione più sicura possibile; il distanziamento in panchina, le marcature, gli abbracci…

Oltretutto, le questioni degli orari delle partite e di soldi/contratti. Logicamente, l’AIC non accetta la disputa dei match nei primi pomeriggi dei caldi mesi di Giugno e Luglio; “dopo una lunga inattività, necessarie le migliori condizioni anche dal punto di vista climatico”.
Per quanto concerne gli stipendi, Tommasi fa giustamente notare quanto sia sbagliato accomunare la Serie A alle serie inferiori: un giocatore di Lega Pro guadagna come un qualsiasi impiegato e con lo stipendio può pagare l’affitto di casa e mantenere la famiglia; è impensabile non ricevere alcun compenso per molti mesi. Purtroppo, pare ci sia poca volontà di uscire insieme dall’impasse. Urge accordo tra le parti per chi è in scadenza di contratto, in prestito e chi ha già firmato per altri dal 1° Luglio.

La Federcalcio non vede alternative al restart: “Ripresa immediata oppure il danno sarà irreparabile”. Il presidente Gravina fa leva sui centomila posti di lavoro e 1,4 milioni di tesserati; ad ora, la perdita ammonta già a 500 milioni e potrebbe crescere col perdurare del blocco.
Non soltanto i professionisti, ma soprattutto i professionisti: il fatturato del calcio prodotto al 77% dalle prime tre serie, il resto da FIGC, leghe, dilettanti e settori giovanili. A proposito di Serie B, il presidente Balata smentisce quanto scritto e detto di recente: i cadetti vogliono ripartire quando ripartirà la Serie A.

Se Bologna è preoccupata, Milano rossonera sorride perché anche la terza tornata di test non fa risultare alcun positivo nello staff.
Contagi invece in Inghilterra, proprio quando diventa ufficiale il protocollo degli allenamenti di gruppo previsto dal Project Restart della Premier League; quattro positivi su 1008 tamponi effettuati al terzo giro, erano stati due al secondo e sei al primo.