Tremate, le streghe son tornate

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Renato Zerbone

Lo giuro. Questa volta ci credevo per davvero, fino alla fine. L’atmosfera da brividi, i cori incessanti, tutto lo Stadium in festa. Il preludio di una serata di gloria, un altro passo verso il Sogno, quest’anno trasformato in Obiettivo. Illusione. Quando vedo Cristiano smarcarsi in aera, sparire e ricomparire nel posto giusto per incornare la sfera e spedirla a gonfiare le rete degli olandesi, sembra l’inizio di un’apoteosi. Il coro che segue è un urlo di gioia, rabbia e liberazione. Tripudio di bandiere, sciarpe, flash di cellulari e braccia protese al cielo.

 

La luna dall’alto sembra sorridere, la notte è fresca, per essere alla metà di aprile. Un leggero brivido sulla schiena, forse è meglio mettersi la giacca. Ma non era un brivido di freddo meteorologico. Era il gol del pareggio di quei satanassi di nero vestiti. Neanche cinque minuti e siamo 1-1. Supplementari? Macché. “Meglio che abbiano pareggiato adesso che nella ripresa. Almeno negli spogliatoi ci sarà tempo di riordinare le idee.” Lo dico quasi sottovoce a mio figlio. La sua risposta è sibillina: “Magari…” Ripresa. Esce Dybala, entra Kean. Nonostante un paio di spunti, non è serata neppure per lui. E poi, la fine. Il giovane De Ligt, capitano a soli diciannove anni, sentenzia la Juve.

 

Chiude il discorso. Ora fa freddo per davvero. Ma è un gelo che parte da dentro, dal mio intimo, come avessi ghiaccio al posto del sangue. Guardo le persone intorno a me, è come si fossero spenti i loro sguardi, sembrano assistere ad uno spettacolo alieno, guardano senza capire. E’ stato come assistere ad un’esecuzione capitale. Tutti i sogni, le speranze, le promesse, i desideri, volatilizzati da quel beffardo pallone che, dalla fronte dell’olandesino picchia per terra e vola nel sacco alle spalle di un incolpevole Szczesny, l’unico a salvarsi insieme con Emre Can. Stavolta gli alieni arano gli altri. Il nostro Alieno ha fatto il proprio dovere, ha timbrato il cartellino come un ligio operaio. Ma gli altri suoi colleghi gli hanno voltato le spalle.

 

I primi della classe spesso non sono seguiti dai compagni. Il miracolo dell’estate 2018 sciolto in una notte di primavera travestita da inverno. Il colpo del secolo reso vano da un colpo di testa, scagliato in gol da un ragazzo che forse, secondo l’onnipresente Radio Mercato, potrebbe indossare la casacca bianconera già a luglio. Il solito vizio di comprare quelli che ti castigano, come fece Boniperti quando comprò quel pel di carota polacco dopo che il Widzew Lodz ci eliminò dalla Coppa dei Campioni. Già, da Quella-Con-Le-Orecchie, Lei, l’Inafferrabile, la Maledetta, la Stregata. Il tempo scorre, arriva il 90′. Un urlo, “E’ rigore!” grida qualcuno. Cori assordanti, nel cartellone luminoso compare la scritta “Controllo possibile rigore”. Io, inguaribile ottimista, vedo già Cristiano sul dischetto. Il gol, il 2-2. Che non basta. Mi sogno l’Ajax che batte a centrocampo, Bentancur che ruba palla, un filtrante per Kean, il vercellese che con uno slalom si libera dei nero vestiti come birilli, il 3-2. Il miracolo. La qualificazione. Le semifinali contro il City, il Wanda Metropolitano sullo sfondo, il primo di giugno. E chissenefrega di chi ci sarà dall’altra parte.

 

Poi mi risveglio. Un sogno di pochi secondi. Il braccio dell’arbitro che dice che no, stavolta no. Non è rigore. Mi rassegno anch’io, ci ho creduto per davvero “fino alla fine”. La musica dell’inno sembra irriverente. I ragazzotti dei Paesi Bassi si abbracciano, i tifosi continuano ad urlare la loro gioia incontenibile con la stessa forza indomita con la quale hanno giocato i loro beniamini. I nostri sono a centrocampo. Occhi bassi, qualcuno piegato sulle ginocchia, vanno verso gli spogliatoi come automi. Cristiano è a terra, le mani sul volto. Bonucci e qualche altro compagno vanno sotto la Sud, che applaude mestamente. E’ l’immagine di una disfatta, la fine di un capitolo, l’epilogo di quello che è stato un romanzo appassionante, carico di gloria, record, successi, gioie.

 

Forse sabato sarà scudetto, l’ottavo di fila. Un numero difficilmente eguagliabile, per lo meno di questi tempi. Ma avrà un sapore diverso, come una torta millefoglie con sopra una spolverata di sale. Amaro, inspiegabile. Ma non doveva essere dolce? Il Presidente sta parlando ai microfoni di Sky, lo vedo sul tablet seduto in auto a fianco di mio figlio che guida. Allegri non ha avuto il coraggio (forse) di presentarsi per primo. Ci va dopo per dire che resterà. Andrea Agnelli ha appena fatto i complimenti agli avversari: un vero Signore. Dice che la Champions sarà un obiettivo anche per la prossima stagione. Forse lui non lo sa, forse non ci vuol credere. Ma dentro il cuore di noi tifosi si fa largo una frase che ha il sapore di una sentenza: “Tremate, le streghe son tornate.” Mamma mia!

 


JUVENTIBUS LIVE