I tre motivi per cui la Juventus vincerà lo scudetto

di Matteo Viscardi |

A distanza di oltre 24 ore dalla batosta ligure, con il tempo trascorso che ha lenito le ferite inflitte dalla compagine doriana, almeno quelle più profonde, è giunto il momento di fermarci a riflettere sulla potenziale evoluzione della stagione bianconera. Se ieri, nell’immediato dopo partita, abbiamo proposto i 3 motivi per cui non vinceremo il titolo, oggi, a mente fredda, è decisamente più facile aderire alla tesi opposta, argomentandola, anche in questo caso, in tre punti.

1 – Gonzalo Gerardo Higuain: dopo un avvio di stagione decisamente lontano dagli standard che gli si richiedono, e soprattutto dopo la gara casalinga contro la Lazio, per distacco la peggiore in maglia Juve, l’annata dell’ex fromboliere del River Plate è diametralmente cambiata. Il Pipa è salito di tono in maniera pazzesca, non solo in termini realizzativi (6 gol nelle ultime 7 gare), ma anche relativamente alle prestazioni in senso lato. Impressionante il suo cambio di passo a partire dalla sfida interna di Champions League contro lo Sporting. Semplicemente esiziale per le difese avversarie: favoloso nel proteggere la sfera e far salire la squadra, incontenibile palla al piede una volta giratosi e pure pimpante nel primo pressing. Con una prima punta così, non vincere un torneo sulla distanza sarebbe delittuoso. In tutto questo, sembra aver allontanato definitivamente pure i “fantasmi” Champions, visti i due gol decisivi contro l’Oly e a Lisbona, ma questa è un’altra storia.

2 – La profondità della rosa e le armi “segrete”: la Juventus versione ’17/’18 ha la possibilità di giocare ogni singola partita con un undici di partenza senza punti deboli (al netto dell’annosa questione terzino destro titolare, ma siamo così sicuri che i tre a disposizione lo siano?).  Non esistono rischi riguardanti infortuni e squalifiche, c’è la consapevolezza di poter disporre di una ventina di uomini tutti di profilo elevato, almeno relativamente alla serie A. Questo è un “onore” ma anche un onere. Nessuno in Italia può permettersi cotanta scelta, nemmeno le contendenti più accreditate, ecco perché fallire la corsa al settimo consecutivo sarebbe negativamente sorprendente (e darebbe ancor più peso al titolo di una rivale). Senza dimenticare che ci sarebbero anche due bombe ad orologeria, pronte  ad esplodere: Pjaca e Bentancur, potenzialmente in grado di impattare sul pianeta serie A come con lo stesso effetto di un meteorite sulla terra.

3 – Massimiliano Allegri: difficile identificare negli ultimi anni, in giro per il continente pallonaro, un allenatore migliore nella gestione di una compagine nel corso di un’intera stagione. Uno, inoltre, in grado, anno dopo anno, di plasmare squadre diverse a seconda di quanto successo in fase di mercato, sempre con lo stesso grado di successo finale. Certo, talvolta ci mette qualche mese di troppo a rinfrescare le pareti della splendida casa abitata l’anno precedente, ma dentro quei muri a forti tinte toscane ci si sente al calduccio, anche durante queste ondate di freddo sportivo. La stufa Allegri è un diesel, parte piano ma quando ingrana ti proietta direttamente in estate.