Tre modi per aiutare Higuain in zona gol

Gonzalo Higuain non segna dal 20 dicembre, Juventus-Genoa di Coppa Italia. Se ci limitiamo agli incontri di Serie A, l’ultima marcatura è quella pesantissima nel big match di Napoli. Da lì in poi, sei partite giocate per intero senza contribuzioni al tabellino.

Premessa doverosa: la storia di Higuain ci insegna che dobbiamo preoccuparci solo fino a un certo punto di questo digiuno, che è senz’altro transitorio. Cerchiamo però di contestualizzare questo momento nel contesto tattico della Juve di Allegri con il 4-3-3. In assenza di Dybala, al Pipita è richiesto un grande lavoro di raccordo: venire incontro, legare i reparti, svuotare l’area e aprire spazi. A tratti la cosa ha funzionato alla grande, esempio perfetto il gol di Mandzukic contro il Bologna:

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Non può però non fare rumore la quota 0 gol realizzati dal passaggio in pianta stabile al nuovo modulo. Il lavoro lontano dalla porta richiesto all’argentino può giustificare solo in parte la sua scarsa lucidità al tiro (vs Roma) o la sua totale assenza dall’area di rigore avversaria (vs Genoa).

Le statistiche avanzate confermano l’impressione del campo. La più interessante di tutte (fonte Understat.com): da Juventus-Inter in poi, Gonzalo sta tirando con una media di 0.08 xG (expected goals) per conclusione. Nella prima parte del campionato invece concludeva a rete con una media di 0.16 xG per ogni tiro. In pratica, prima del passaggio in pianta stabile al 4-3-3 le conclusioni di Higuain avevano una probabilità doppia di essere trasformate in gol. Indice del fatto che con il nuovo modulo abbiamo costruito per Higuain occasioni di scarsa pericolosità, oppure che lui si è trovato a forzare tiri da posizioni defilate.

Come fare quindi a servire meglio il nostro centravanti? Come aiutarlo a tornare la macchina da gol che tutti conosciamo senza  costringerlo a gesti tecnici fuori dal normale per provare a segnare? Lancio tre suggestioni, partendo però da un presupposto: in ciascuna di queste situazioni tattiche, sia Higuain sia la squadra dovrebbero mettersi in gioco e provare a fare qualcosa di diverso, o tornare a fare qualcosa che non fanno da molto tempo.

 

1 – Il primo esempio sono i cross dal fondo. Quanti gol ha segnato così Higuain al Napoli, su inviti di Hamsik, Insigne e Ghoulam? La Juve ha specialisti eccellenti nell’assistenza, uno su tutti Douglas Costa, che ha saputo essere decisivo sia con palle rasoterra sia con cross arcuati, sia da destra sia da sinistra. Due i problemi da risolvere: isolare Douglas, o chi per lui, per giocare un 1 vs 1 sul limite dell’area di rigore e non sulla linea laterale a 40 metri dalla porta; far ritrovare al Pipita quel tempismo nello smarcamento che gli consentiva di anticipare il difensore con cattiveria sul primo palo, o di scivolare alle sue spalle sul secondo.

 

2 – Higuain fa troppo lavoro in fase di costruzione e rifinitura? In determinate situazioni tattiche potrebbe abbandonare il ruolo di centravanti di manovra e liberare lo spazio alle spalle dei centrocampisti avversari per l’accentramento di uno dei due esterni del 4-3-3. Potrebbe così tornare ad attaccare la profondità, sia per ricevere palloni sopra la testa dei difensori, sia per allungare l’avversario e creare spazio attaccabile da mezzali ed esterni. Nota a margine: se immaginate Dybala nel ruolo di esterno destro del tridente, vi renderete conto che in questa situazione tattica si ritroverebbe a calpestare le stesse zolle che occupa nel 4-2-3-1…

3 – E a proposito di Dybala, quest’ultima suggestione lo chiama in causa direttamente. Una delle (poche) situazioni che Allegri non ha mai sperimentato in questi quattro anni è quella che vede le due punte partire piatte all’inizio dell’azione e cercare il dialogo di prima, nello stretto, senza paura della vicinanza del diretto marcatore. Per fondamentali tecnici e capacità di difendere il pallone i due argentini sarebbero interpreti perfetti per questo tipo di calcio. Magari azionati e coadiuvati da Pjanic.