CR7 alla Juve: tre anni fa il giorno che fece la storia

di Mauro Bortone |

Ronaldo

Quel 10 luglio 2018, che giorno. Ero in Andalusia, quando Cristiano Ronaldo è diventato ufficialmente un giocatore della Juventus. Ricordo il locale, esattamente cosa facevo, le suppellettili intorno a me, le facce delle persone intorno e il colore del cielo, delle strade, in quella giornata calda. E non c’è juventino che, probabilmente, non ricordi cosa facesse in quel preciso momento in cui la storia bianconera cambiava. Si faticava a credere che a soli 12 anni dal trauma più brutto, quello della serie B, si potesse immaginare una squadra che, pur tornata forte non senza qualche giro a vuoto, potesse permettersi di far sbarcare a Torino uno dei mostri sacri del calcio moderno. L’utopia del verbo che si concretizza oltre ogni beneficio del dubbio.

In Spagna, nei giorni che definirono la trattativa c’era un’aria strana: chiunque si accorgeva del mio accento italiano mi guardava con sospetto, quasi mi vedesse, al di là delle simpatie o antipatie per il campione portoghese, come l’artefice di uno “scippo” clamoroso alla Liga, che indeboliva di netto il valore del calcio spagnolo e non solo sotto il profilo tecnico; e le maglie del Real con la “7” in bella mostra, esposte lungo i viali delle città, assumevano di ora in ora un sapore vintage ad ogni occhiata lanciata a distanza.

Sono passati tre anni da quel momento, che resterà un giorno magico per ogni juventino: è stata l’epopea del tutto è possibile, dei sogni che diventano realtà. Il resto è storia: l’euforia di vedere il portoghese vestire e segnare in bianconero, l’atteggiamento degli avversari, ora increduli alla possibilità di quel colpo al punto da diventarne invidiosi, per poi passare alla tattica del “ridimensionare” la portata di quel momento. “È vecchio”, “vi costa troppo” fino a “con le difese italiane figurati se fa tutti quei gol”.

In tre anni sono arrivati 101 gol in 133 partite e il mood è cambiato in “vabbè, con le difese italiane è più facile segnare” o “sì, ma quanti ne ha fatti su rigore?”. Perché i gol sono difficili solo per gli attaccanti che non giocano in bianconero e le reti dal dischetto contano evidentemente se vesti un’altra maglia. Dentro ci sono due scudetti, una coppa Italia e due Supercoppe italiane. Manca la Champions League, certo, il trofeo che, quando è arrivato Ronaldo, tutti credevamo possibile e che, invece, è la grande assente di questo triennio atipico, condizionato dal Covid e dall’assenza del pubblico, da scelte societarie non sempre all’altezza di un giocatore così importante. La notte con l’Atletico Madrid, in particolare, è stata la grande illusione collettiva, quella che ha fatto intravedere uno spiraglio richiuso dalla drammatica sconfitta con l’Ajax.

Qualcuno, anche tra gli juventini, penserà che Ronaldo sia stato pertanto un lusso che non dovevamo permetterci e che sia il “colpevole” dell’involuzione della squadra: ogni parere e lettura sono legittimi e il calcio è bello anche perché riesce a mettere in discussione tutto; la verità è sempre mediana e, viste le difficoltà dei progetti tecnici dell’ultimo triennio, forse riguarda più fattori, dalla scelta degli allenatori ad alcune operazioni di mercato che, invece, di far crescere la qualità della squadra l’ha portata a essere appiattita sul solo Ronaldo.

Quello che è indiscutibile (e che tante volte gli stessi tifosi bianconeri sembrano dimenticare), forse per buona abitudine, è quanto sia significativo vedere un giocatore così immenso che ha scelto di vestire la maglia della Juventus: il problema, per via della pandemia, è stato non esserselo goduto davvero come è accaduto per tanti ultimi successi, festeggiati col contagocce.

Si apre una nuova stagione, col dubbio legato proprio al futuro di CR7 in bianconero: ma se dovesse restare, con la prospettiva degli stadi riaperti al pubblico, la parola d’ordine sarebbe quella di godersi il campione portoghese con la maglia della Juve come, forse colpevolmente, non abbiamo fatto negli ultimi due anni, ritrovando lo spirito di quel 10 luglio 2018.