Traitors. O dell'infamia di passare dal Napoli alla Juventus

di Claudio Pellecchia |

In principio fu Jose Altafini. La pietra dello scandalo, il peccato originale, l’onta che il tempo non avrebbe mai contribuito a lavare via. Perché, a Napoli, tra eroe e “core n’grato” il grado di separazione è minimo. Come un pallone che entra (in porta) o esce.

Il 6 aprile del 1975 entrò. La Juve vinse e restò prima, il Napoli perse e restò secondo e niente fu più come prima.

Ammesso che prima le cose fossero diverse. Chi non vive a Napoli non può capire. E, a dirla tutta, per un pò nemmeno io capivo fino in fondo, confinato com’ero in quell’analisi superficiale che vuole tutto ciò come espressione di una sterile rivalità unidirezionale. Non è così. O almeno, non del tutto. Perché se qui la Juventus è IL nemico, la ragione non è in quell’assurdo revisionismo storico in salsa pallonara di cui si fa portatrice la noiosa e annoiata ala radical chic dell’intellighenzia partenopea ma, molto più banalmente, nel clima da “simil derby” che si respira in città. Del resto chi non tifa Napoli tifa Juventus, quindi la rivale storica non può essere che quella. Come a Firenze, come (in parte) a Roma. Dove, però, tutto è mitigato dal derby originale, anche se solo per due domeniche l’anno.

Quindi l’ “a tutti ma non alla Juve” (anche se a meno dei novantaquattromilionisettecentotrentaseimilaeuro) non deve stupire. I tifosi napoletani non hanno alcuna voglia di aggiornare nuovamente la lista dei traditori, degli infami, dei vendutisi al potere sabaudo, di quelli che hanno scelto la via più facile e tutte le altre definizioni figlie di analisi socio-antropologiche che, soprattutto nel calcio, lasciano il tempo (poco) che trovano.

Con questa lista, lunga ma non lunghissima, si potrebbe ragionare secondo il classico schema dall’1 all’11. E se di Zoff risulta difficile, quasi impossibile, parlare male persino da queste parti, Ciro Ferrara sta cominciando solo adesso a pagare lo scotto di aver abbracciato, lui napoletano di nascita, la causa bianconera ai tempi di un Napoli alle prese con la confusione post epopea maradoniana. Fabio Cannavaro, invece, ha potuto contare sull’ancora di salvezza di un Mondiale vinto e di un Parma a far da spartiacque tra due fasi di una carriera altrimenti inconciliabili. Dimenticabili, financo dannose (e, per questo, quasi ricordate con gioia dai supporters azzurri), le esperienze di Michele Pazienza e Leandro Rinaudo, ben più incisivo il 1997/1998 di Fabio Pecchia, uno che a Napoli ci è tornato sia da giocatore che da allenatore (come vice di Benitez) e che mise la sua firma sullo scudetto con la provvidenziale rete nella controversa trasferta di Empoli. In attacco, detto di Altafini e del gol scudetto che, in un colpo solo, spazzò via gli otto anni d’amore precedenti, la menzione d’onore spetta a Fabio Quagliarella che, dopo una stagione di alti, bassi e incomprensioni tattiche con Mazzarri, decise di passare al nemico, per fare uno “step più avanti”:

Tre parole, estrapolate da un contesto ben più ampio come può esserlo una conferenza stampa di presentazione, che gli valsero il marchio dell’infamia e, per chi crede (lo scrivente se ne guarda bene) nell’esoterico e nei riti vodoo, i legamenti di un ginocchio, con tanto di gioia (degli altri) espressa a mezzo social.

Poi c’è stato anche chi ha fatto il percorso inverso: Omar Sivori (che non mancava mai di raccontare di come la gente gli comprasse le sigarette per strada e lo vegliasse durante la notte accampandosi fuori casa sua), Massimo Mauro, Morgan De Sanctis, Marcelo Zalayeta, non ultimo Emanuele Giaccherini via Sunderland. forse “El Tucu” Pereyra. E, a ciascuno di loro, nel giorno della presentazione, una sola richiesta per dimenticare l’odiata provenienza: un gol alla Signora, affinché avesse anche lei un “core n’grato” da maledire. Perché di Altafini gliene è bastato uno. E con Higuain, forse, sarebbe anche peggio.

Capite, quindi, perché “a tutti ma non alla Juve”?

p.s. Come per i riti vodoo contro Quagliarella, lo scrivente non crede minimamente alla possibilità di un arrivo di Higuain. E non per una questione di rivalità più o meno unilaterali. Ma perché si tratta della trollata del decennio. Orchestrata da chi dovreste averlo già capito.