La tradizione Juve non andava ammazzata

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Fabio Vergnano, ex direttore di Hurrà Juventus e giornalista de’ “La Stampa”

La domanda è soltanto una: perché? La risposta è semplicissima: il denaro innanzitutto. Certo, 408 milioni fino al 2027 sono una bel gruzzolo per una squadra di valore mondiale come la Juventus. Ma diciamo che questa volta si è toccato il fondo, i creativi (?) di Adidas hanno attinto al pozzo delle idee folli. Ovviamente stiamo parlando della nuova prima maglia che da questa stagione non avrà più le classiche strisce bianconere, ma soltanto due sezioni: metà nera e metà bianca, divise da una incomprensibile banda rossa. Il retro è anche peggio, ovvero tutta nera con un rettangolo bianco sul gluteo destro.

I tempi cambiano, la ricerca spasmodica di qualcosa che stupisca e incentivi il business è ormai irrefrenabile. Ma la maglia da gioco è sacra, è come una seconda pelle per chi ama la Juve. Ho tante maglie del passato, questa non farà mai parte della mia collezione, perché non rappresenta più la Juve che amo ormai da data immemorabile. Nella scelta della casacca di gioco non si può dimenticare la tradizione, invece dall’Adidas in primis e dalla società Juventus poi, è stata rifilata una bella pedata al passato, alla sacralità di un indumento che dovrebbe rimanere immutato nel tempo. Tutto si evolve, ma la maglia no. Per favore no.

Righe strette o più larghe non importa, anche se su questo ci sarebbe da discutere. La maglia è una, invece un creativo che probabilmente non sa nulla della Juve, dei suoi campioni del passato, ha disegnato questo obbrobrio, cancellando 127 anni di storia. E’ vero che all’inizio la Juve giocava in rosa, ma poi non ha più cambiato e vedere i nostri giocatori vestiti da sbandieratori del Palio di Siena fa male al cuore. Come squadra e società la Juve è sempre stata un modello di stile ed eleganza. Negli anni ottanta si introdusse anche il giallo, ma sempre come seconda maglia. Con Maifredi venne adottato un completo nero di riserva, che suggeriva una grinta rugbistica da All Blacks, anche se poi sul campo la squadra si sciolse in breve tempo. Variazioni che non intaccarono mai la prima maglia. Bellissima. Diceva Giovanni Agnelli: “La Juventus è la compagna della mia vita, mi emoziono quando vedo entrare quelle maglia in campo”. Lui non avrebbe permesso che si commettesse questo delitto.

Oggi hanno cancellato la tradizione in nome del progresso. Ed è stata la scelta più scellerata che si potesse adottare. Non mi stupisco che l’Adidas abbia proposto un cambiamento epocale, sono sorpreso che Andrea Agnelli e gli uomini del marketing l’abbiano accettata. O forse è normale così, perché nella schiera dei quarantenni in carriera che compongono l’attuale management, non c’è amore per i colori sociali, conta soltanto il denaro, che è anche e soprattutto quello legato alla Champions League. Un cane che si morde la coda, se vista così. Ed è giusto che un club come la Juve abbia fatturati altissimi per competere ad altissimi livelli, ma tutto ha un limite. La speranza è che si ravvedano, peggio non si può fare. Vedremo cosa ci propineranno l’anno prossimo. Intanto speriamo che la squadra di Sarri continui a vincere. Dovesse andare male non potranno neppure invitarci a cambiare sport. Darci all’ippica? Già fatto, grazie.


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