Totti vs Father Time

di Antonio Corsa |

[xtab box_title=”HA RAGIONE TOTTI” text_color=”#ffffff” bg_color=”#000000″]
[xtab_item title=”Vincenzo Ricchiuti”][/xtab_item][/xtab]

Non esiste. Non esiste al mondo ciò che è successo. Fossi un romanista, starei davvero aspettando che qualcuno, Pallotta, De Rossi, Dio o la Curva Sud, risolvesse per me la questione. Se sono romanista ho quella gerarchia d’importanza dal basso verso l’alto. L’avete letto Venditti su Facebook, no. Non si sa come prenderla. Che fare. Si sta zitti, si soffre, si spera. Ma che fa la gente? Se sono romanista m’aspetto che me la risolva il popolo stasera col Palermo, la squadra, non lo so. Una sollevazione popolare che riporti Totti in squadra, a cavalluccio di tutti quelli che lo amano, lo ringraziano, lo amano e ringraziano re. Re di Roma dentro le mura. E non fuori.

Questa è la parte da juventino gne gne, quello che deve fare ironia se parla del nemico sennò che juventino sei. L’ho fatta io per voi, così ce la siamo tolti dalle palle. Ora la verità.

Quello che ha commesso Spalletti è il classico abuso di potere. Non esiste perdere il posto in rosa perché s’è chiesto rispetto. Non esiste essere esclusi perché s’è esternato liberamente. Una volta si faceva così, ricordo Tortora cacciato dalla Domenica Sportiva per una intervista. Ricordo gli arbitri, una due dichiarazioni l’anno in contesti neutri e solo se autorizzati dal superiore. Oggi è ingiusto, si dichiara a tutte le ore e in tutti i luoghi, laghi e social. Si esterna, si tagga, si like. Non è giusto essere esclusi nel momento in cui sei invece perfettamente incluso nel gioco della comunicazione. Che del calcio è fisiologia e prassi accettata. Se la forma è accettabile, pure il contenuto. Dire la verità oggi è lo sport preferito. Viviamo in un calcio raccontato, senza peli sulla lingua. Un calcio Vita in diretta, di amanti da retwittare e quella volta che menai Cassano da considerare cultura. Un calcio dove di verità ce ne sono fin troppe. E quando non ce ne sono di piccole e miserande allora si fa a gara a farle diventare grosse. Insopportabili. Troppo vere verità. In questo contesto che Totti abbia appena appena rivelato che con Spalletti si salutano e sticazzi non può essere motivo di esclusione. Di perdita del posto. Quella di Spalletti è una sfida al buon senso, al senso comune del 2016, fatta secondo schemi arcaici che stonano nella Roma ultrameregana. Eppure Spalletti non è uno stupido. E’ un protagonista. Ama il prossimo suo se stesso. Si piace raccontarsi. Magari in questo momento sta già provando quali dischi dei Beatles metterà Buffa o quali figurine userà Condò quando secoli dopo Cesare un altro Bruto o bruto con la piccola fece ‘na strage. Caro Luciano, mentre i romanisti si staranno chiedendo a che ora finisce la fine del mondo permettimi di dirti una verità da quattro soldi e zero dischi. Pensi ti abbiano dato il comando, ti han dato la parte del solo al comando. Parte che se nel ciclismo sport per uomini e merde senza futuro ti rende qualcuno, nel calcio come nella politica sport fatti di solo futuro è una condanna a morte. Profitti dello zero col quale ti confronti, del niente nel quale spadroneggi. Nell’isolamento nel quale ti bruci da solo che sarebbe la versione all’italiana del tutto-allenatore british. Il tuo è un abuso di non potere, e’ violenza ed assenza, è Totò dei Due Colonnelli che rapa per vendetta il popolo quando il padrone in lingua inglese si sta riposando. E quando torna, bonasera. Hai cacciato Totti da Roma e dal calcio italiano senza un perché. Per imporre la tua autorità, per passare alla storia: motivazioni scarse, per passare alla storia devi passare dalla parte della storia e c’è un solo modo, non imporla ma rimanerne nei paraggi. Pagherai per questo, story telling o meno. Fo il Ricchiuti 2016, fo il Condò. Sarà figurina, lui, contro figuraccia, tu. Totti è stato il falso nueve che t’ha reso vincente. Ti chiedeva nulla, magari parlava solo a Pallotta per il prossimo contratto. Ti diceva Buonasera, dovevi rispondere Grazie.

 

[xtab box_title=”HANNO RAGIONE GLI AMERICANI” text_color=”#ffffff” bg_color=”#000000″]
[xtab_item title=”Antonio Corsa”][/xtab_item][/xtab]

2 bal…

Sai come dicono gli americani in questi casi? “Father Time is still undefeated”. Che, tradotto, significa che a voler sfidare l’avanzare inesorabile del tempo si perde sempre. Vale per tutti, Totti incluso, che non è Dio e non è immune come non lo erano altri grandi prima di lui. Perdonami se dalla poesia passo alla prosa, ma facciamo a capirci: Totti è finito. Applausi (i miei, sinceri), inchino, lacrimoni. Ma parliamo di un uomo ormai di 40 anni reduce da un brutto infortunio che lo ha tenuto fuori tre mesi. E’ ancora in piedi, ancora arruolabile e gli è costato sacrifici, dolore e impegno. Capisco e non glieli toglie nessuno. Il punto però è un altro: non è nella condizione di poter reclamare più nulla, se non un altro contratto. Quello non c’è problema. Pallotta, che è americano, gliel’ha ripetuto in tutte le salse: “Resterai alla Roma finchè vorrai tu”. Un altro anno? Deal. Due? Deal. Who cares? Il popolo lo invoca? E lui glielo concede. Un allenatore lo panchina? E’ pagato per vincere, who cares come e con chi.

No, il problema non è il contratto, non è neanche il “rispetto”, stronzate. E’ che è finito, semplice. E ora se ne sta accorgendo. Ha cercato lo sfogo, la polemica, la sollevazione popolare. Spesso gli son valsi applausi e trattamenti di favore, ma stavolta è diverso, stavolta non c’ha argomenti a favore, solo la fede. E la malinconia. Quello che dopo i 4’ giocati contro il Real diceva al bordocampista che voleva intervistarlo “Ma che te ne fai di me?” e scappava via a testa bassa non era più un Re, ma un comune giocatore sconfitto e sopraffatto dall’età. Lui che il Real lo umiliò da solo, in altri tempi. Quello che da mesi non diceva più una parola, che si era chiuso in se stesso e rattristito, era un giocatore sconfitto. Quello che aveva programmato di lasciare con uno Scudetto (che Garcia gli promise) e che ora fa il Padoin è un giocatore sconfitto. Ma dal tempo, mica da Spalletti. L’essere andato in tv a esternare tutta la sua frustrazione altro non ha fatto che aggiungere un’ulteriore evidenza, semmai ce ne fosse la necessità.

Totti Re di Roma, dicono a Roma. Ma nel calcio non funziona così. Funziona come i lupi, che pure loro con la storia di Roma qualcosa c’hanno a che fare. Tra i lupi non esiste meritocrazia, né riconoscenza. Esiste la regola del più forte. Il capo non è il più anziano né il più saggio né quello con più like e cantanti al seguito, ma quello che morde meglio, che tiene i pretendenti a bada e che è, per tornare agli americani, “undefeated”. Totti non lo è più. E’ triste, malinconico, inutile. In tribuna mentre la Roma ne fa 5 ritrovando gol e gioco.

Non l’ha cacciato Spalletti, non è così forte. Cinque anni fa ci avrebbe rimesso la carriera, dieci anni fa pure di più. No, sono le quattro (cinque mentre scrivo) vittorie di fila che lo hanno fatto. Senza Totti. Ed il tempo, undefeated sempre e comunque. Sta a lui accettarlo come uomo o non accettarlo come calciatore.