Tottenham-Manchester City in ottica Juventus

di Sergio Sersim |

Ieri sera si è giocata l’andata dei quarti finale di Champions League tra Tottenham e Manchester City, sfida dalla quale uscirà la possibile avversaria della Juventus, qualora il club bianconero superasse il turno contro l’Ajax. È probabile che la squadra abbia seguito il match in albergo e, seppur momentaneamente irrilevante, viene naturale chiedersi se, alla vigilia di una trasferta importante, questa partita abbia trasmesso qualcosa in termini di emozioni e sensazioni.

Guardiola ha mostrato di essere fallibile, un aspetto umano che la critica spesso e volentieri non gli concede per via del suo status (basti ricorda che le tre semifinali raggiunte in tre anni a Monaco di Baviera vengono ancora bollate come fallimento). Questa sicuramente è un’ottima notizia, soprattutto per coloro che insistono a sovrastimare il valore complessivo del Manchester City, solo perché guidato dal miglior allenatore al mondo. Hanno fatto discutere tanto la formazione iniziale quanto i cambi tardivi all’interno di una partita giocata sottotono, forse figlia del poco tempo – due giorni e mezzo – per prepararla, a differenza dei sei giorni a disposizione del Tottenham. Nonostante si trattasse solo della partita d’andata, ampiamente ribaltabile e in linea con i risultati delle trasferte europee di Guardiola, si è solidificato il pensiero comune a molti (tra cui lo stesso Pep) che questo City non sia ancora pronto, né mentalmente né qualitativamente, a vincere la Champions League. È una squadra che esprime un ottimo calcio, un organismo quasi perfetto, ma in alcuni singoli – penso soprattutto agli interpreti offensivi – non è ancora al livello complessivo (qualità + esperienza + incisività dei singoli) di Barcellona e Juventus, le due grandi favorite per la finale che si disputerà il primo Giugno al Wanda Metropolitano di Madrid.

Il Tottenham, al contrario, si è confermato l’ennesimo miracolo targato Mauricio Pochettino, soprattutto alla luce della faraonica campagna acquisti estiva che ha portato alla corte dell’allenatore argentino la bellezza di 0 (z-e-r-o)  giocatori nuovi. Gli Spurs hanno interpretato benissimo i novanta minuti, contrastando le armi migliori del City e togliendosi la soddisfazione di inaugurare nel migliore dei modi il nuovo stadio. Nonostante anni estremamente positivi, la squadra londinese si è però spesso distinta per la capacità di sciogliersi sul più bello: per tutta la stagione ha tenuto testa a Liverpool e City elevandosi a terza candidata per il titolo, salvo mandare tutto a monte nell’ultimo mese e mezzo, con una serie di sconfitte che hanno addirittura messo a rischio la qualificazione alla prossima Champions League. Per una squadra dalla rosa corta, costantemente falcidiata dagli infortuni (non ultimo quello di Kane, giocatore indispensabile del sistema Spurs), il finale di stagione rischia di essere logorante.

La sfida di ieri sera, per motivi diversi, getta qualche ombra su entrambe le squadre inglesi che, a differenza della Juventus, saranno distratte fino a fine stagione dai loro obiettivi nazionali (vittoria della Premier per i primi e qualificazione UCL per i secondi).

Per quanto non importante nell’immediato, tutto ciò potrebbe aver infuso ulteriore sicurezza, positività e cattiveria a un gruppo che brama la vittoria della Champions League e sembra trovarsi nell’anno giusto.