Risolverla sull’ampiezza con Lichtsteiner e Asamoah

di Jacopo Azzolini |

Difficile dire se rimarrà un episodio quasi a se stante o se invece Tottenham-Juventus condizionerà dal punto di vista tattico il finale di stagione bianconero. Per larghe fasi della gara, è sembrato proprio il tipo di match che, oltre a probabilmente far terminare l’avventura dei Campioni d’Italia in CL, mettesse in mostra tutti gli attuali limiti. Ossia, incapacità di iniziare l’azione su intenso pressing avversario, tendenza ad allungarsi e nel concedere pericolosi spazi tra centrocampo a difesa. Tant’è che nel primo tempo gli Spurs sono andati a nozze con situazioni di questo tipo, trovando l’uomo tra le linee sia a possesso consolidato che con verticalizzazioni da dietro. Insomma, pareva il logico epilogo di una squadra che si ritrova in questa fase della stagione con grossi problemi.

Invece, le novità a gara in corso – che poi rappresentano un ritorno al passato – hanno consentito di riacciuffare e ribaltare una partita che pareva ormai irrimediabilmente andata. Anche a Wembley, Allegri inizialmente ha optato per uno dei suoi soliti ibridi: se in non possesso palla si vedeva il 442 di Napoli, palla al piede la Juve prendeva le sembianze di un 343/352, con Douglas Costa oscillante da una posizione più esterna a una più interna. Questo assetto tattico ha però offerto ben poco in entrambe le fasi: oltre a soffrire maledettamente gli spazi interni (l’azione di Son è un buon corollario delle difficoltà juventine), sono state gestite malamente le possibili ripartenze, coi bianconeri che avrebbero potuto sfruttare con più efficacia le linee molto alte degli Spurs.

E infatti la prima frazione è stato un insieme di difficoltà nella copertura del campo e di singoli in grossa difficoltà, tant’è che è piuttosto lungo un elenco delle cose che non hanno funzionato. Due su tutte, le folate di Son sulla sinistra in cui Barzagli si è trovato isolato e lo spazio davanti alla difesa, con un Pjanic che si è dovuto sobbarcare anche il lavoro di un Khedira a tratti angosciante. Senza contare gli argentini forse ancora non al meglio dal punto di vista fisico.

E’ indubbio che nei due gol che hanno svoltato la partita in 2′ scarsi (tra l’altro, gli unici  tiri nello specchio effettuati dai bianconeri) ci sia stato anche un aspetto “mentale”: evidente la disabitudine del Tottenham a stare ad alti livelli e nel gestire determinati momenti della partita, soprattutto le frazioni della gara in cui è anche necessaria una fase difensiva nella propria trequarti. Tuttavia, è parso evidente che la modifica tattica apportata da Allegri abbia preso in controtempo un Tottenham che pareva in controllo assoluto. Il 4231 ha infatti consentito alla Juve di sfruttare meglio l’ampiezza, risalendo il campo con più facilità e imprevedibilità rispetto a una prima frazione in cui si dipendeva solo da Douglas Costa, con Asamoah e Lichtsteiner che sono così stati tra gli uomini copertina più inaspettati della serata.

Ragionando con serenità e mettendo da parte l’emozione per una vittoria da cardiopalma, è legittimo essere preoccupati per delle carenze tattiche che la Juve sta continuando a dimostrare, soprattutto perché ora ci si ritroverà avversari di altissimo livello. Tuttavia, con un ibrido che ha funzionato poco bene, ecco che anche in questo finale di stagione il 4231 può dare nuova verve e linfa a una squadra che rimane in corsa su tutto. Mai schierati lo scorso anno insieme nonostante un’elevata carenza di uomini offensivi, il tandem mancino Asamoah-Alex Sandro nel 4231 può essere una delle soluzioni più efficaci, visto che sembrano fatti per giocare uno per l’altro e paiono entrambi in un eccellente stato di forma. Marzo, in fondo, è iniziato solo da poco.