Toto-allenatori: dialogo tra un vecchio ultras e un giovane capiscer

di Giulio Gori |

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Ultras: «Allegri vattene! Allegri vattene! Allegri vattene!».

Capiscer: «Allegri se ne deve andare. Non ne posso più. È il passato, finalmente anche voi ve ne siete accorti. Questa retorica dei cinque scudetti mi ha stufato, una grande squadra guarda all’Europa, non all’Italia».

Ultras: «Un attimo, sugli scudetti non ci sputo sopra. Per chi come me ha vissuto anni e anni di magra, poter cantare tutti gli anni “i campioni dell’Italia siamo noi” in faccia a tutti gli altri non è cosa da poco. Però siamo d’accordo, Allegri ora basta».

Capiscer: «Guarda, anch’io gli riconosco che in Europa ci ha fatto crescere, abbiamo un’altra consapevolezza. Ma ha raggiunto i suoi limiti. E io voglio fare un salto in avanti, voglio vedere una Juve che gioca a calcio, che mette in campo idee tattiche moderne, che impone invece di adattarsi. Il problema che mi pongo è chi scegliere al suo posto».

Ultras: «Noi in curva siamo tutti d’accordo. Chi meglio del campione del mondo? Didier Deschamps è un vincente, ha un pezzo di cuore bianconero, ha riportato la Juventus in Serie A nell’anno orribile che più orribile non si può, ha esperienza da vendere, sa come gestire uno spogliatoio e far convivere tanti campioni, è arrivato in finale di Champions con una squadra così così (e, come dice il vostro amico Momblano, «neanche se ne vanta, lui»). E poi ha vinto la Coppa del Mondo».

Capiscer: «Ma io mi ricordo ancora la linea difensiva più raffazzonata di sempre, i centrocampisti mandati in campo senza indicazioni, la palla a Nedved e speriamo che la porti su lui e la dia agli altri due che son bravi a buttarla dentro… E le barricate contro il Napoli, i pareggi con l’Albinoleffe, Padoin al Vicenza che sembrava Messi… In definitiva, è antiquato come Allegri, ma mi sembra meno bravo. E di sicuro non ha le sue intuizioni».

Ultras: «Son passati anni, era giovane, ora è un allenatore maturo».

Capiscer: «Probabile, però allenare una squadra di club è diverso che allenare una nazionale. Il rischio di sbagliare è un po’ troppo alto, non ce lo possiamo permettere. E magari Ronaldo si annoia e se ne va davvero».

Ultras: «Se se ne va Ronaldo, no. Allora prendiamo Zidane, è perfetto».

Capiscer: «A parte che è tornato al Real e quindi è blindato. Ma Zidane è un altro Allegri, magari più bravo, ma è la stessa vecchia minestra: non decide come gioca la squadra, la lascia giocare».

Ultras: «Visto che credi di saperla lunga, chi vorresti?».

Capiscer: «A me piace il gioco di posizione, adoro i teorici della rivoluzione del calcio, chi conosce gli half space, chi parla di connettività e la usa per portare il pressing alto, chi fa calcio totale…».

Ultras: «Tipo chi?».

Capiscer: «Pochettino, ad esempio, è uno dei più bravi e forse è anche raggiungibile».

Ultras: «Pochettino quello che ogni volta non ce la fa per poco? Guarda, io non conoscerò tutte le tue diavolerie, ma sono più vecchio di te e di calcio ne ho visto. L’anno scorso ero a Wembley, quando Higuain si girò sulla trequarti mi sembrò di vedere un tir che fa manovra, feci in tempo ad accendermi una sigaretta e fumarmene mezza, ma la difesa del Tottenham rimase ferma, aperta come una cozza bollita a guardare passare Dybala. E poi l’hai vista l’ultima contro il City? Gli è andata bene, sì… Ma arriva un cross, ci sono sei difensori in area e tutti e sei guardano solo la palla. E prendono gol. No, per favore, se la modernità è questa…».

Capiscer: «Non c’è solo Pochettino. C’è Tuchel per esempio, una delle più grandi promesse…».

Ultras: «Sì, proprio quello che sugli angoli mette Verratti a uomo su Koulibaly. Complimentoni. Due mesi di queste invenzioni e viene giù lo Stadium. E poi non ha il fisico, non reggerebbe, Allegri almeno se lo insulti ti sa rispondere per le rime… Come dite voi giovani? Bla-quella roba lì?».

Capiscer: «Si dice blastare. E ten Hag allora? Non ti piace neppure lui?».

Ultras: «Lui mi ha impressionato. Ma parli di Deschamps come un mezzo salto nel vuoto e mi prendi uno che a 50 anni è alla prima stagione importante? Te l’ho detto, sono più vecchio di te, anche Maifredi quando arrivò alla Juve sembrava un fenomeno. Lasciamo perdere com’è finita».

Capiscer: «Va bene, tutto vero. Allora ti faccio solo un nome, l’ultimo, quello definitivo: Guardiola. Qualcosa da obiettare?».

Ultras: «Affascinante. Di gioco di posizione capisco poco, ma i conti li so fare: è l’allenatore più celebrato del mondo che ha un contratto con la squadra più ricca del mondo. Se Zidane è blindato, lui è Han Solo pietrificato da Jabba the Hutt».

Capiscer: «Chi?».

Ultras: «Roba vecchia, anzi classica, lascia perdere… Era per dire che non ce lo daranno mai».

Capiscer: «Ma abbiamo il dovere di provarci, di sognare. Ci siamo riusciti con Ronaldo, possiamo riprovarci con lui. Guardiola saprebbe farci davvero sognare. Uno che dice “non mi importa di vincere se giochiamo bene” è anni luce davanti a tutti».

Ultras: «Coooosaaaa? Ha detto una cosa del genere? Se me lo dice in faccia, prendo i cinque capelli che ha in testa e gli faccio la permanente. Ma sei scemo? Ci manca solo di prendere un Sarri, ma più educato… Via, via, sciò».

Capiscer: «Quindi non ci troveremo mai d’accordo».

Ultras: «No».

Capiscer: «Senti, voglio che troviamo qualcuno che vada bene a tutti. Lo azzardo, ma non ti arrabbiare».

Ultras: «Dimmi».

Capiscer: «C’è un allenatore, italiano, italianissimo, che sa far giocare tutte le squadre in modo magnifico, che sa valorizzare i giovani, che fa un calcio moderno, ma che in difesa ragiona come piace a te, marcature strette, vecchia maniera. La migliore sintesi dei nostri punti di vista…».

Ultras: «Spara».

Capiscer: «…Gasperini. Guarda che è bravo davvero, ha saputo trasformare squadre modeste in straordinarie…».

Ultras: «…ma c’è il problema che ha più di 60 anni e l’unica volta che è andato in una grande squadra (grande si fa per dire) ha fallito…».

Capiscer: «In realtà è un luogo comune, quella squadra era bollita e Moratti gli fece una campagna acquisti esattamente opposta a tutte le sue richieste…».

Ultras: «Guarda che lo so. Ma non hai capito: stavolta ripetevo un ritornello diffuso. Gasperini è bravo davvero, hai tirato fuori un nome azzeccato finalmente. Ma quel ritornello a tanti dei miei amici ultras non glielo togli di testa: per convincere i tifosi ci vuole qualcuno che abbia già vinto, che abbia l’immagine del vincente, che possa godere di un minimo di credito all’inizio, quando c’è da costruire la squadra. Altrimenti alla prima sconfitta gli si rivoltano tutti contro».

Capiscer: «Hai ragione, non ci avevo pensato, e poi anche gli amici miei sul web uno che si chiama Gasperini mica lo vogliono. Lo costringerebbero a chiudere gli account sui social dopo una sostituzione all’80’ di un attaccante con un difensore per difendere un 1-0. Si chiamasse Gasper o Gasperinho sarebbe già diverso».

Ultras: «Quindi siamo daccapo. Però che non sia una scusa per continuare con Allegri».

Capiscer: «No, te l’ho detto, voglio cambiare… È che è difficile… Ci vorrebbe qualcuno con idee moderne, che faccia un calcio propositivo, uno che ha già vinto molto, ma anche come dicevi tu…».

(Si sente un rumore di passi)

Ultras: «…uno che è rigoroso, che sa far lottare la squadra, che la alleni duramente e magari che sia anche juventino, che sappia come scaldare i cuori in curva…».

(Il rumore di passi aumenta)

Capiscer: «…un allenatore bravo sotto tutti…».

Voce fuori campo: «Sotto tutti i punti di vista!».

Il vecchio ultras e il giovane capiscer, colti alla sprovvista, si alzano di scatto. Ma nel nuovo arrivato riconoscono un volto noto. Sorridono, gli corrono incontro, si abbracciano. E, finalmente felici, si allontanano tutti assieme.

 


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