Total black

di Riceviamo e Pubblichiamo |

“Come si fa… ad affrontar le cose se tutto il mondo è nero?”

Mick Jagger

(o se preferite: Fabrizio Bentivoglio, Turné)

 

Chiudo gli occhi.

Nero.

Apro gli occhi.

Nero.

 

Un lunedì nero.

Faranno trenta gradi. Ti pareva. Piena estate.

Ma è tutto nero.

Davanti. Dietro. Di lato.

Come uno bendato. Rapito. Fuori dal mondo.

Senza bianco. Solo nero.

 

Undici uomini che vagano in campo come zombie.

Linee spezzate. Nessuna armonia.

Persone qualunque prese e buttate lì, per la prima volta.

Da paesi diversi. Lingue diverse.

Si guardano stupite. Non si riconoscono.

Uno corre. Uno inciampa sul pallone. L’altro fa una smorfia.

Sguardi assenti, attoniti.

Facce già piene di lividi, dall’inizio.

Gli altri, sembrano gli Apache.

 

Gli altri, quelli che sono in porta dopo 50 secondi.

E finiranno al minuto 90. Con merito.

Noi, invece, siamo lo zero.

Zero tiri. Zero idee. Zero forze.

Zero a zero.

 

(che poi lo sa anche mio nonno, che se giochi dal primo minuto per lo zero a zero, stai sicuro che non lo ottieni mai… Mai!)

 

Fantasmi di Istanbul.

Anche senza la neve. Quella almeno è bianca.

Qui è solo nero.

 

(mia moglie che tifa l’Inter e per 40 minuti ripete: Tanto avete culo, il goal non lo subite. Loro giocano giocano, ma non segnano mai… Mai!)

 

Cerco un gesto, un gesto naturale.

Una pennellata. Un arabesque.

Una scossa elettrica, almeno.

Fuoco che incenerisca.

Legna, sbuffi, stantuffo. La macchina a vapore.

Ma è ferraglia che non parte, nemmeno con la spinta.

 

Il fragore dello stadio diventa rumore, poi mugugno, poi brusio, poi più nulla.

Un silenzio ovattato di paura.

Aspettando l’esecuzione. Quanto manca?

 

Poi la fucilata.

Il tonfo sordo del corpo che cade (o è il pallone?).

Silenzio irreale.

L’Urlo di Munch.

(o è la maschera di Pulcinella evocata dalla curva che prende vita in un ghigno spettrale…

…l’’imperfetto verbale mai tanto appropriato: Eravamo Campioni!)

 

Lo sapevo.

Lo sapevamo tutti.

Lo sapeva anche mio nonno, figurati.

 

Ma fa male lo stesso.

Fa male sempre.

Come quando avevo 9 anni e scendeva la lacrima.

Come a Monaco o a Madrid, nonostante tutto l’orgoglio.

Come a Perugia, che non ho mai sentito così vicina.

Nonostante il sole fuori. Ho freddo. Diluvia?

 

Chiudo gli occhi.

Nero.

Faccio un bel respiro.

Moriremo tutti…

 

Ho detto, respira.

 

Soffia / fuori / tutto / il nero.

 

Ffffffffffffff………….

Ancora.

Fffffffffffffffffffffffffff………….

Va meglio, no?

 

@dansev